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Microsoft, progetto per il controllo della privacy
Si chiama Project Bali e si basa sul concetto di banca dati degli utenti
10 gennaio 2019 09:20
In un periodo di grande dibattito sulla privacy, innescato dal caso Cambridge Analytica, Microsoft lavora ad un progetto per dare agli utenti il controllo sulle informazioni personali con una sorta di database. Si chiama Project Bali e punta a risolvere il concetto di Inverse Privacy, pubblicato per la prima volta dai ricercatori Microsoft nel 2014: i dati personali sono inversamente privati una terza parte ne ha accesso mentre non ce l’ha il proprietario originale.Il progetto – spiega sito Zdnet – dovrebbe consentire di aggregare i dati personali dei vari siti e memorizzarli all’interno della banca dati che è Project Bali. Gli utenti saranno anche in grado di visualizzare i dati. Project Bali richiede attualmente un codice di accesso per funzionare e al momento è disponibile come beta privata, quindi non ufficiale e in sperimentazione.Un’idea simile l’ha avuta l’inventore del web Tim Berners Lee, che qualche mese fa ha presentato il progetto Solid. E’ una piattaforma che permette di decentralizzare la gestione dei dati, lasciando gli utenti liberi di decidere dove le proprie informazioni vanno, chi le legge e quali app possono accedervi.
Fare pulizia di vecchie mail e foto è stressante, come una malattiaAccumulatori seriali esistono anche nel mondo digitale
10 gennaio 201912:32
Anche nel mondo digitale, come in quello reale, ci sono gli accumulatori compulsivi, persone che non riescono a liberarsi di vecchie mail, foto o documenti ormai in disuso. Lo affermano due ricercatori dell’australiana Monash University in uno studio presentato all’International Conference on Information Systems di San Francisco second cui per qualcuno il ‘digital hoarding’ può essere una vera e propria malattia.I ricercatori hanno sottoposto a questionari simili a quelli usati per diagnosticare gli accumulatori compulsivi circa 850 persone, verificando il livello di stress provocato dal pensiero di dover cancellare dei contenuti. “L’analisi – scrivono Darshana Sedera e Sachithra Lokuge, i due ricercatori coinvolti – ha rivelato che l’accumulo seriale digitale, simile a quello ‘tradizionale’, può causare alti livelli di stress personale”.Il problema, scrivono gli autori, riguarda maggiormente la fascia di età tra 20 e 30 anni e colpisce di più le donne, che sembrano avere maggiori difficoltà nel liberarsi del materiale digitale inutile. A differenza dell’accumulo seriale ‘reale’ peraltro lo spazio a disposizione non è un problema. Il livello di stress infatti è risultato indipendente dalla quantità di memoria a disposizione delle persone.
Da Ibm il primo computer quantistico commercialeE’ inserito in una teca di vetro creata da un’azienda milanese
10 gennaio 201912:38
Al Consumer Electronics Show (Ces), la fiera dell’elettronica di consumo in corso a Las Vegas, IBM mette in mostra il primo computer quantistico per uso commerciale. Si chiama “IBM System Q One” e – spiega l’azienda – “trasforma il computer quantistico da qualcosa che esisteva esclusivamente nei nostri laboratori a un mezzo che ora può essere più ampiamente usato a supporto del business e della ricerca accademica in tutto il mondo”.Il computer è inserito in una teca cubica di vetro dal lato di 2,70 metri, creata ad hoc per eliminare interferenze esterne come vibrazioni, suoni e variazioni di temperatura. A creare il cubo è stata l’azienda milanese Goppion, nata nel dopoguerra come piccola officina vetraria e ora specializzata in allestimenti per musei. L’impresa italiana ha collaborato con i designer industriali dello studio londinese Map Project Office, e agli architetti dell’Universal Design Studio, altra realtà di Londra.Accanto al computer, IBM ha annunciato la creazione del primo centro di elaborazione dati (data center) dedicato al calcolo quantistico, che sorgerà nella città di Poughkeepsie, nello stato di New York.
Avvocato Corte Ue, motori web limitino diritto oblio alla UeRichiesta parte da un caso che riguarda Google
BRUXELLES10 gennaio 201912:34
Limitare all’ambito dell’Ue la deindicizzazione alla quale devono procedere i gestori di motori di ricerca.E’ la richiesta che l’avvocato generale Maciej Szpunar ha proposto alla Corte di Giustizia dell’Unione europea partendo da un caso che riguarda Google dopo che la Commissione nazionale per l’informatica e le libertà francese, (Cnil) aveva diffidato il motore di ricerca ad applicare in tutte le estensioni di nome di dominio del suo motore di ricerca una richiesta di una persona fisica che chiedeva di far eliminare i link verso pagine internet dall’elenco dei risultati visualizzato a seguito di una ricerca effettuata a partire dal suo nome.Nelle sue conclusioni odierne l’avvocato generale Maciej Szpunar precisa che le disposizioni del diritto dell’Unione applicabili alla presente fattispecie non regolano espressamente la questione della territorialità della deindicizzazione. Ritiene quindi che sia necessaria una differenziazione a seconda del luogo a partire dal quale è effettuata la ricerca.-
Ces 2019: amb. Varricchio, qui per emergere non fermarsi mai
A fiera elettronica Las Vegas la ‘Investor night’
10 gennaio 201912:58
“L’Italia ancora una volta è dove c’è innovazione ed è rappresentata tutta, Nord, Sud, isole. Giro molto gli Stati Uniti, Paese che corre sempre, guarda avanti e accetta nuove sfide sempre. Essere qui ci serve per emergere anche nel nostro Paese e scuotere la nostra idea di aver fatto tanto nel corso della storia. Ma non bisogna fermarsi mai”. Lo ha detto l’ambasciatore italiano negli Stati Uniti, Armando Varricchio, intervenendo a una conferenza stampa organizzata dai responsabili della delegazione Italia alla fiera.”Siamo nel pieno dello shutdown” ha esordito giungendo al Ces direttamente da Washington e parlando poi della grande vetrina dell’elettronica ricordando i “risultati brillanti” già conseguiti dall’Italia lo scorso anno qui a Las Vegas. Ma “importante è non venire una volta sola ma continuare a venire, dare un segnale di continuità, tanto importante come lo è l’innovazione. Il futuro è davanti a noi”. La parola è poi passata ai promotori, Area Science Park, Teorema, E-novia, sottolineando che l’Italia non deve essere conosciuta negli Usa soltanto per food e fashion. “Spero porteremo indietro molta esperienza, con investors americani e magari qualche bel contratto”, ha auspicato Fabrizio Rovatti di Area Science Park.Gli ha fatto eco Michele Balbi, presidente di Teorema ricordando: “Tre anni fa sognavo di portare qui l’Italia, l’anno scorso abbiamo fatto un piccolo miracolo arrivando, anche se tardi. Quest’anno siamo una realtà consolidata e l’obiettivo è che le startup presenti riescano a fare il loro business”. A margine della conferenza, l’ambasciatore trattenendosi con i giornalisti ha parlato di “risultati straordinari: dei 90 miliardi di dollari che ogni anno costituiscono gli scambi commerciali tra Italia e Stati Uniti, le prime voci hanno a che fare con l’innovazione, macchinari, robotica, farmaceutica”.Si tratta di “prodotti che non parlano soltanto di valori economici ma soprattutto delle capacità di tante aziende italiane di riuscire a competere al meglio. Questo è un mercato non soltanto importante numericamente ma fortemente competitivo. Essere qui vuol dire poter crescere in Italia, vuol dire fare innovazione in Italia , costruire posti di lavoro in Italia”. Varricchio ha spiegato che la sua presenza al Ces “significa grande attenzione da parte delle istituzioni, del Governo. Per essere presenti sui grandi mercati bisogna sostenere il lavoro delle tante nostre aziende. E’ quello che vogliamo fare quotidianamente. Noi chiediamo che l’Italia debba crescere e ce la mettiamo tutta”. Ci vediamo l’anno prossimo? “Potete contarci”, ha concluso.Al termine è cominciata la Investor night, incontri con gli investitori stranieri che, secondo un primo bilancio, sarebbero stati numerosi. Prima ad arrivare è stata una affollata delegazione cinese, ancora prima della conferenza, che si è trattenuta davanti ai banchi di molte startup.-
Amazon Echo Auto, un mln di prenotazioni
Dispositivo è disponibile solo in preordine su invito negli Usa
10 gennaio 201913:00
– Ha superato il milione di prenotazioni, negli Stati Uniti, “Echo Auto”, il nuovo gadget di Amazon che porta l’assistente virtuale Alexa a bordo delle automobili. Il dispositivo, presentato nel settembre scorso e ancora disponibile solo in preordine su invito per gli utenti americani, ha iniziato nelle ultime settimane a essere distribuito ai primi clienti che l’hanno prenotato. Lo ha detto il vice presidente di Amazon Steve Rabuchin al sito TechCrunch.
“Abbiamo avuto oltre un milione di richieste, Ora abbiamo iniziato le consegne”, ha dichiarato Rabuchin, responsabile di Alexa, aggiungendo che alcuni clienti hanno ricevuto il device in tempo per Natale.
Il dispositivo della linea Echo – la stessa degli altoparlanti smart – è un piccolo rettangolo che si collega a una presa di alimentazione come l’accendisigari e si imposta attraverso l’applicazione Alexa sullo smartphone. A quel punto può essere usato per accedere con comandi vocali a musica, notizie, indicazioni stradali e altri servizi.
Nei giorni scorsi Amazon ha reso noto il superamento dei 100 milioni di dispositivi venduti con Alexa a bordo. Molto più diffusa, grazie alla massiccia presenza sugli smartphone Android, è la “voce rivale di Google Assistant, che entro questo mese – ha preannunciato l’azienda al Ces di Las Vegas – raggiungerà il traguardo di un miliardo di dispositivi su cui è presente.
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