MONDO
Usa 2020: seconda dona accusa Joe Biden
Di comportamento inappropriato
WASHINGTON02 aprile 2019 01.11
– Una seconda donna accusa l’ex vice presidente Joe Biden, potenziale candidato dem nella corsa alla Casa Bianca, di aver avuto un comportamento inappropriato nel 2009 durante una raccolta di fondi elettorali nel Connecticut. “Non era una cosa sessuale, ma mi afferrò dalla testa, mi mise la sua mano intorno al collo e mi tirò per strofinarsi il naso con me. Quando mi tirò a sé, pensai che mi avrebbe baciato sulla bocca”, ha rivelato Amy Lappos, 43 anni, del Connecticut. La raccolta fondi era per il deputo dem Jim Himes, per la quale Lappos lavorava come volontaria. “Non ho mai fatto denuncia, per essere onesta, perché lui era il vice presidente e io nessuno”, ha spiegato la donna. “Ma c’è assolutamente una linea di decenza, una linea di rispetto.
Superare quella linea non è una cosa da nonno. Non è culturale.
Non è affetto. E’ sessismo o misoginia”, ha aggiunto. Lo staff di Biden ha rimandato allo stesso comunicato con cui l’ex vice presidente ha risposto alle accuse di un’altra donna, Lucy Flores.
Verhofstadt, hard Brexit quasi sicura’Mercoledì ultima possibilità per Gb per evitare l’abisso’
02 aprile 201907:52
– “La Camera dei Comuni ha di nuovo votato contro tutte le opzioni. Una hard Brexit diventa quasi inevitabile. Mercoledì il Regno Unito avrà l’ultima possibilità di rompere lo stallo o di affrontare l’abisso”. Lo scrive su Twitter il coordinatore del Parlamento europeo sulla Brexit, Guy Verhofstadt, dopo la bocciatura da parte dei deputati britannici delle 4 alternative all’accordo con l’Ue di Theresa May.
Brexit: Barnier, più probabile ‘no deal’Non andrà tutto liscio. Ci saranno disagi anche se preparati
BRUXELLES02 aprile 201910:47
– Una Brexit senza accordo “non è mai stato il nostro scenario preferito. Ma i 27 ora sono pronti.
Diventa ogni giorno più probabile”. Così il capo negoziatore dell’Ue Michel Barnier intervenendo all’Epc.
“Essere preparati ad uno scenario di ‘no deal’ non significa che non ci saranno disagi. Non andrà tutto liscio. Ci saranno problemi. Essere pronti – aggiunge – significa che tutti i problemi previsti dovrebbero essere gestibili per l’Ue”.
Juncker,Italia faccia di più su crescitaPresidente Commissione Ue, servono ‘sforzi supplementari’
02 aprile 201910:48
– “Le autorità italiane facciano sforzi supplementari per mantenere in vita la crescita in Italia”. Lo ha detto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, al termine del colloquio
a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte.
Macedonia nord:Tsipras a SkopjeSbloccati rapporti dopo accordo su nome.Accordi e collaborazione
02 aprile 201910:49
– SKOPJE
– Il premier greco Alexis Tsipras è giunto stamane a Skopje, in una visita ufficiale considerata storica da ambo le parti, la prima di un capo di governo ellenico nella capitale macedone dall’indipendenza del Paese ex jugoslavo nel 1991, resa possibile dall’accordo fra i due Paesi sul nuovo nome di quella che è ora ufficialmente la Repubblica della Macedonia del nord. Tsipras, che è stato accolto all’aeroporto dal ministro della difesa macedone Radmila Shekerinska, è accompagnato da una folta delegazione di ministri che firmeranno una serie di accordi bilaterali con i colleghi macedoni. Dopo i colloqui con il premier macedone Zoran Zaev e il capo del parlamento Talat Dzaferi, Tsipras parteciperà nel pomeriggio a un Forum economico bilaterale con la presenza di imprenditori dei due Paesi.
Moavero a Washington il 3-4 aprileIl 4 partecipa alla riunione dei ministri degli Esteri Nato
02 aprile 201910:50
– Il Ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, sarà in missione a Washington i prossimi 3 e 4 aprile.
Il 3 aprile è dedicato alle relazioni bilaterali con gli Usa, nel quadro dell’imprescindibile valenza strategica della consolidata alleanza e degli stretti legami economici e commerciali. In particolare, sono previste riunioni con il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, John Bolton, con il Senior Advisor del Presidente Trump, Jared Kushner, oltre che con il Senatore Lindseyk, Graham, Presidente della Commissione Giustizia del Senato; con il Senatore Mitch Mc Connell, leader della maggioranza al Senato; e con il membro del Congresso USA Mark Meadows, Presidente del “Freedom Caucus”. Il 3 aprile, Moavero incontrerà il Segretario di Stato Mike Pompeo e prenderà parte alle celebrazioni del 70° anniversario della NATO che si svolge presso il “Andrew W. Mellon Auditorium” del Dipartimento di Stato, la medesima sala ove fu firmato il Trattato di Washington nel 1949 dai 12 membri fondatori dell’Alleanza.
Gaza: tv Hamas, negoziati su prigionieriIn Israele non c’e’ conferma
02 aprile 201910:50
– Negoziati per uno scambio di prigionieri fra Hamas ed Israele sono entrati in una fase avanzata: lo ha affermato oggi la al-Aqsa Tv di Hamas, confermando cosi’ precedenti fughe di notizie.
Secondo l’emittente i contatti hanno preso slancio negli ultimi giorni nel contesto della mediazione egiziana volta a puntellare un cessate il fuoco fra le parti con una serie di provvedimenti di carattere umanitario. Tuttavia in Israele per il momento non c’e’ alcuna conferma. A quanto risulta, Hamas detiene a Gaza i resti di due militari israeliani caduti in combattimento quattro anni fa ed almeno due civili israeliani (un ebreo ed un arabo) entrati spontaneamente alcuni anni fa.
Hamas ha sempre impedito ad organizzazioni internazionali di verificare le loro condizioni di salute. Secondo osservatori, la pubblicazione della notizia da parte di Hamas e’ forse collegata alle crescenti tensioni nelle carceri israeliane, dove i detenuti di Hamas si accingono ad intraprendere uno sciopero della fame ad oltranza.
Migranti: Juncker, Italia porta fardelloServe solidarietà più articolata, ma Ue non l’ha lasciata sola
02 aprile 201910:52
– In materia di immigrazione serve “una solidarietà più articolata tra l’Europa e l’Italia, che porta un grande fardello”. Lo ha detto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, tornando a ricordare il finanziamento di un miliardo dato all’Italia per l’immigrazione e che dunque l’Ue non l’ha lasciata sola.
Brexit: Barnier, proroga va giustificataComporta rischi significativi per l’Ue
BRUXELLES02 aprile 201910:52
– Una proroga lunga della Brexit “comporterà rischi significativi per l’Unione e perciò” Londra dovrà dare ai 27 “una giustificazione forte” per ottenerla. Così il capo negoziatore dell’Ue Michel Barnier, che tra le possibili motivazioni indica “un nuovo referendum, elezioni anticipate o la necessità per Westminster di studiare di nuovo nel dettaglio la Dichiarazione politica”.
Barnier ha spiegato che numerose imprese dell’Ue hanno già messo in guardia su eventuali costi di un prolungamento dello stato di incertezza, e che un posticipo di lunga durata “potrebbe mettere a rischio l’autonomia decisionale dell’Unione”.
Conte, su Brexit ci prepariamo a no dealPer questo abbiamo approvato specifico decreto legge in materia
02 aprile 201910:53
– “Non abbiamo ancora chiarezza sulla posizione del Regno Unito per gestire un processo così complesso” come la Brexit, “per questo anche in Italia ci stiamo preparando alla non auspicata prospettiva no deal. Per questo abbiamo approvato uno specifico decreto legge in materia”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte al termine del colloquio a Palazzo Chigi con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker
Ministero Interni russo a PyongyangIpotesi di un prossimo incontro tra Kim Jong-un e Vladimir Putin
PECHINO02 aprile 201910:53
– Il ministro degli Interni russo Vladimir Kolokoltsev è da ieri a Pyongyang: lo riporta l’agenzia Kcna che, senza specificare cause e giorni della visita, alimenta le voci su una prossima missione a Mosca o di un faccia a faccia del leader nordcoreano Kim Jong-un dal presidente Vladimir Putin.
Kolokoltsev, infatti, ha in carico proprio le questioni sulla sicurezza interna, particolarmente sensibili per gli spostamenti di Kim. Di recente, invece, Kim Chang-son, noto per essere il capo di gabinetto de facto del “supremo leader”, si è recato sia a Mosca sia a Vladivostok. Secondo alcuni osservatori, il faccia a faccia tra Kim e Putin potrebbe tenersi già in questo mese.
Juncker, preoccupato da economia ItaliaAutorità facciano sforzi per mantenere in vita crescita
02 aprile 201910:55
– “Sono leggermente preoccupato per il fatto che l’economia italiana continua a regredire e auspico che le autorità italiane facciano sforzi supplementari per mantenere in vita la crescita economica”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte al termine del colloquio a Palazzo Chigi con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.
Conte, in settimana ok decreto crescitaL’annuncio del premier dopo l’incontro con Juncker
02 aprile 201911:02
– “In settimana confidiamo approvare il decreto crescita con misure in grado dare impulso a crescita e effettiva e potenziale”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte al termine del colloquio a Palazzo Chigi con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, spiegando di aver illustrato a Juncker anche il decreto sblocca-cantieri.
Turchia: Erdogan,non si vota fino a 2023’Sbaglia chi dice che è l’inizio della fine per il presidente’
ISTANBUL02 aprile 201910:58
– “Qualcuno sta alimentando di nuovo la storia che ‘è l’inizio della fine per Erdogan’. Non impareranno mai. L’Akp ha ottenuto il 44,3% e la coalizione” con i nazionalisti del Mhp “il 51,6% dei voti. Erdogan ha un mandato fino al 2023. E fino ad allora non ci saranno elezioni.
Smettetela di presentare i vostri auspici come fatti e analisi”.
Lo scrive su Twitter Ibrahim Kalin, portavoce del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dopo il voto amministrativo in cui il suo partito ha perso il controllo di Istanbul e Ankara dopo 25 anni.
Fame da guerre, colpite 113mln personeIn calo ma altri 143mln a un passo da crisi. Dati Ue, Fao, Pam
BRUXELLES02 aprile 201911:18
– Sono 113 milioni in 53 paesi le persone che nel 2018 hanno sofferto la fame a causa di guerre e disastri naturali, in parte causati dai cambiamenti climatici.
Il dato sulla fame ‘acuta’, diversa dalla fame cronica che colpisce oltre 820 milioni di persone nel mondo, è in calo rispetto ai 124 milioni nel 2017, ma i paesi interessati sono aumentati, e 143 milioni di persone in altri 42 paesi sono a un passo da crisi alimentari. E’ il quadro delineato dal rapporto sull’insicurezza alimentare acuta nel mondo presentato oggi a Bruxelles. Dei 113 milioni di persone che soffrono di insicurezza alimentare acuta, due terzi sono concentrati in otto paesi: Afganistan, Repubblica democratica del Congo, Etiopia, Nigeria, Sud Sudan, Sudan, Siria e Yemen. Il rapporto e stato presentato congiuntamente dall’Unione europea, dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) e dal Programma alimentare mondiale (Pam) delle Nazioni Unite
Brexit, no deal è sempre più vicinoMa May rilancia quarto voto sul suo accordo
“Se il Regno Unito vuole ancora lasciare l’Ue in modo ordinato, l’accordo di divorzio è e resta l’unico modo”. Così il capo negoziatore dell’Ue Michel Barnier dopo i voti di ieri sera a Westminster. “Abbiamo sempre detto che possiamo accettare un’unione doganale o una relazione sul modello Norvegia. La dichiarazione politica può essere adeguata. Se i Comuni non votano a favore nei prossimi giorni, restano solo due opzioni: un ‘no deal’ o un posticipo più lungo dell’uscita”, afferma intervenendo al think tank Epc.
Una Brexit senza accordo “non è mai stato il nostro scenario preferito. Ma i 27 ora sono pronti. Diventa ogni giorno più probabile”. Ha affermato il capo negoziatore dell’Ue intervenendo all’Epc. “Essere preparati ad uno scenario di ‘no deal’ non significa che non ci saranno disagi. Non andrà tutto liscio. Ci saranno problemi. Essere pronti – aggiunge – significa che tutti i problemi previsti dovrebbero essere gestibili per l’Ue”.
“La Camera dei Comuni ha di nuovo votato contro tutte le opzioni. Una hard Brexit diventa quasi inevitabile. Mercoledì il Regno Unito avrà l’ultima possibilità di rompere lo stallo o di affrontare l’abisso”. Lo scrive su Twitter il coordinatore del Parlamento europeo sulla Brexit, Guy Verhofstadt, dopo la bocciatura da parte dei deputati britannici delle 4 alternative all’accordo con l’Ue di Theresa May.
Niente maggioranza trasversale in Parlamento sulle alternative al pluri-bocciato accordo sulla Brexit di Theresa May e spettro di un divorzio no deal sempre più vicino per il Regno Unito. Il Parlamento di Westminster ha fallito stasera per la seconda volta in pochi giorni la sfida al governo alla ricerca del compromesso perduto, sullo sfondo di una partita a tempo ormai quasi scaduto, avvolta dalle nebbie d’un caos politico e istituzionale che non si dirada e segnata dall’impazienza sempre più irritata dell’Ue e del business. L’ultimo appello del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, non ammetteva equivoci. “Una sfinge è un libro aperto a paragone del Parlamento britannico”, era sbottato l’ex primo ministro lussemburghese da Saarbruecken, notando come mancassero appena una decina di giorni alla scadenza anche del rinvio concesso dai 27 a Londra fino al 12 aprile. E invocando uno straccio di sì a una proposta purchessia. Un sì che i deputati di Westminster non sono stati tuttavia in grado di esprimere sulle loro 4 opzioni superstiti di piano B, dopo il nulla di fatto della settimana passata, in un intrico di ostruzionismi e veti incrociati. Le mozioni in pole position favorevoli a una Brexit più soft – sostenute dall’intera opposizione laburista e da una fetta significativa di Tory moderati – sono rimaste sotto le aspettative: la prima, che mirava a lasciare Londra nell’unione doganale a costo di rinunciare a futuribili accordi di libero scambio autonomi con Paesi terzi come quello che l’amministrazione Usa di Donald Trump continua almeno a parole a offrire, si è fermata a soli 3 voti della maggioranza (273 contro 276), ma comunque sotto. La seconda, che raccomandava l’uscita dall’Ue, ma non dal mercato unico, ha fatto peggio (meno 21) tanto da indurre il suo promotore, il deputato conservatore dissidente Nick Boles, ad annunciare l’addio al partito della May.
Niente da fare nemmeno per le altre due proposte, che puntavano a un vero e proprio rovesciamento del risultato referendario del 2016: la prima (appoggiata pure dal leader del Labour, Jeremy Corbyn, ma non da alcune decine di deputati laburisti eletti in collegi pro Brexit), in favore di un secondo referendum, ha avuto un buon numero di sì (280), ma anche di no (292), con uno scarto negativo di 12 seggi; mentre l’ultima, che reclamava al Parlamento addirittura la potestà di revocare con un singolo voto di maggioranza l’artico 50 e di congelare la Brexit sine die come alternativa al no deal, è stata battuta nettamente con 101 voti di gap. Ora è proprio il no deal – epilogo di default nel caso in cui una qualunque intesa non ricevesse l’approvazione formale, come ha ricordato all’aula dopo il flop il ministro per la Brexit, Stephen Barclay – il traguardo più probabile. Un traguardo auspicato a gran voce dai brexiteer, divenuti di fatto maggioranza nel gruppo Tory come testimoniato dalla lettera firmata da oltre 170 deputati in cui si chiede a Theresa May che la Gran Bretagna esca a questo punto dall’Ue il 12 aprile “con o senza accordo”.
E che la premier non sembra escludere più del tutto, ma spera ancora di aggirare aggrappandosi alla speranza di strappare mercoledì prossimo un quarto voto sul proprio accordo, come rilanciato da Barclay stasera. Magari in ballottaggio con il piano B sull’unione doganale, stando alla controproposta di Corbyn. E in ogni caso con in mano la spada della minaccia delle temute elezioni anticipate. Il governo, del resto, appare troppo diviso anche per ordire una congiura immediata contro la premier. Come dimostra la guerra aperta fra alcuni ministri e notabili, dal titolare della Giustizia, David Gauke, al chief whip Julian Smith, orientati oramai pubblicamente ad accettare una Brexit morbida se non altro per ragioni di “aritmetica parlamentare”; e altri colleghi (a partire dal vecchio euroscettico Liam Fox) pronti a gridare al “tradimento” e a ipotizzare dimissioni di massa. Mentre alla City e nel mondo economico l’allarme si tinge di panico, ma anche di collera. Con la compagnia aerea EasyJet che crolla in borsa per le incertezze dei prossimi mesi; le scorte degli importatori che si moltiplicano; e Juergen Maier, ceo di Siemens Uk, che sollecita un soprassalto di realismo a un Paese – sferza – divenuto “lo zimbello” d’Europa. [print-me title=”STAMPA”]
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