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Italia, +56% su ricerche Google
A Treia il rapporto Symbola, Unioncamere, Fondazione Edison
05 luglio 2019 04:25
– Cresce la domanda e l’interesse dei cittadini stranieri nei confronti dell’Italia. In base all’analisi svolta sulle ricerche effettuate su Google, il numero di quelle legate al made in Italy e alle parole chiave ad esso riconducibili, un fondamentale indicatore della notorietà e del desiderio dei prodotti italiani nel mondo, è cresciuto del 56% tra il 2015 e il 2018. E’ una delle novità che emergono dal rapporto I.T.A.L.I.A. 2019 – Geografie del nuovo made in Italy, realizzato da Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison e presentato, oggi, a Treia. Una indagine condotta da Ipsos, all’interno del rapporto, sulla percezione e consapevolezza delle capacità del Bel Paese mostra che l’Italia è tra i primi 10 Paesi al mondo per investimenti in ricerca e sviluppo ma solo il 13% degli italiani ne è consapevole, e addirittura quasi uno su due (45%) la ritiene una notizia poco attendibile. Siamo il primo Paese europeo per riciclo di rifiuti col 76,9% del totale di quelli prodotti: ma solo un italiano su 10 lo sa e addirittura il 51% ritiene questa notizia non credibile “Il Rapporto mette in luce un volto dell’Italia che non è conosciuto a sufficienza”, sottolinea Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere. “L’export nazionale è aumentato di quasi il 60% in 10 anni, passando da un saldo negativo ad un saldo positivo di circa 39 miliardi di euro. Il nostro Paese vanta quasi mille prodotti su 5mila ai primi posti nel mondo in termini di saldo commerciale”. “Troppo spesso questo Paese – aggiunge Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola – non ha piena coscienza delle proprie potenzialità. Tanto che è una delle nazioni al mondo in cui è maggiore la forbice tra percezione interna, spesso negativa, e percezione esterna positiva e favorevole. Un’Italia che fa l’Italia può essere protagonista se trova una visione comune, se non lascia indietro nessuno, se non lascia solo nessuno”.
La spesa mondiale in app sale a 40 mldSono 56 miliardi le applicazioni scaricate, trainano i videogame
luglio 201911:34
– Nei primi sei mesi del 2019 la popolazione mondiale ha scaricato su smartphone e tablet oltre 56 miliardi di applicazioni, spendendo quasi 40 miliardi di dollari, con una crescita a cifra doppia rispetto al primo semestre del 2018. A stimare il giro d’affari sono gli analisti di Sensor Tower.
Stando ai dati, da gennaio a giugno su scala globale la spesa mobile in app ha raggiunto i 39,7 miliardi di dollari, con un incremento del 15,4% si base annua. A fare la parte del leone è l’App Store di Apple, con 25,5 miliardi di dollari, mentre sul Google Play, che è il negozio di applicazioni per dispositivi Android, vanno 14,2 miliardi.
La piattaforma di Apple si conferma quindi più ricca, nonostante in termini di volumi venga molto dopo Android. Dei 56,7 miliardi di app scaricate, infatti, solo 14,8 miliardi sono su iPhone e iPad, e 41,9 miliardi su smartphone e tablet del robottino verde.
Tra le tipologie di app, la maggior parte della spesa – 29,6 miliardi, +11,3% – va ai videogiochi. Le app di gioco scaricate nel periodo in esame ammontano a 20,1 miliardi (+3,2%). Il videogame più gettonato è “Color Bump 3D”, ma quello che registra gli incassi maggiori è “Honor of Kings” della cinese Tencent.
Videogiochi a parte, la app che registra le entrate maggiori è Tinder. La piattaforma di incontri amorosi ha raccolto 497 milioni di dollari, con un aumento del 32% su base annua.
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I bitcoin consumano più della Svizzera
L’università di Cambridge calcola l’elettricità usata per mining
05 luglio 201913:03
– Il bitcoin, cioè la più popolare delle criptovalute, consuma più elettricità di diversi paesi nel mondo. Il “mining”, cioè il sistema utilizzato per emettere bitcoin attraverso la potenza di calcolo di moltissimi computer sparsi per il globo, richiede infatti 60,45 terawattora di potenza all’anno. Più dei consumi elettrici dell’intera Svizzera. A evidenziarlo è l’Indice dei consumi elettrici del bitcoin messo a punto dall’università di Cambridge.
I dati, aggiornati ogni 30 secondi, mostrano che la produzione di bitcoin usa appena lo 0,27% dell’elettricità consumata nel mondo. La cifra, tuttavia, assume un altro peso se paragonata al fabbisogno energetico delle nazioni.
Vista così, il bitcoin richiede più energia della Svizzera, che con i suoi 8 milioni di abitanti consuma 58,46 terawattora.
La moneta virtuale è solo lievemente meno energivora della Repubblica Ceca, che per alimentare la vita dei suoi 10 milioni di cittadini ha bisogno di 62,34 terawattora. E anche dell’Austria, i cui consumi si attestano a 64,60 terawatora.
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