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Zuckerberg, Libra è un progetto complesso e rischioso
Camera attacca fondatore Facebook, pensa essere sopra legge
23 ottobre 2019 02:28
Libra è un progetto “complesso e rischioso”. Lo afferma Mark Zuckerberg, l’amministratore delegato di Facebook, nel corso di un’audizione alla commissione servizi finanziaria della Camera. Definendo “datata” l’infrastruttura finanziaria americana, Zuckerberg spiega come Facebook “non è il messaggero ideale per Libra”, ammettendo di fatto di avere alcune difficoltà in termini di reputazione.Oggetto dell’audizione è ufficialmente Libra, ma è chiaro fin dalle prime battute che i temi all’ordine del giorno sono ben più ampi. A dettare il ritmo è il presidente della commissione, Maxine Waters, che accusa Facebook di essere un “imponente tentativo di soppressione del voto a portata di click”.
Waters poi si spinge anche oltre e a Zuckerberg dice: “Lei afferma di promuovere la libertà di espressione, ma questo non suona come la verità. Forse ritiene di essere al di sopra della legge”
L’iPod ha 18 anni, Jobs rivoluzionò musicaOra con lo streaming milioni di canzoni in tasca
23 ottobre 201917:44
Compie 18 anni l’iPod, il lettore di file mp3 che ha rivoluzionato la fruizione musicale “da passeggio”. Era il 23 ottobre del 2001 quando sugli scaffali arrivò il dispositivo in grado di mettere “mille canzoni in tasca” dell’utente, come recitava lo slogan con cui Apple presentava il prodotto al pubblico. Ora le canzoni in tasca grazie agli smartphone e ai servizi di streaming sono milioni.Otto mesi prima dell’iPod, l’azienda allora guidata da Steve Jobs aveva lanciato iTunes, il software per organizzare e riprodurre i file musicali, che dal 2003 ha iniziato anche a vendere canzoni. Due operazioni inscindibili che hanno segnato il passaggio dalla musica analogica a quella digitale, e hanno riportato quest’ultima nell’alveo della legalità, dando un’alternativa “pulita” al download pirata di file musicali.La capienza dell’iPod nel tempo è aumentata: dai 5 GB iniziali, si è arrivati ai 256 GB della versione più potente dell’iPod Touch in commercio adesso.Tuttavia nel corso di questi 18 anni la fruizione della musica è nuovamente cambiata: l’iPod, come gli altri lettori Mp3, ha lasciato il posto all’ascolto della musica sullo smartphone, dove si possono archiviare i brani e dove soprattutto si può accedere ai servizi di musica in streaming.Invece di dover comprare le singole canzoni, Apple Music – al pari di Spotify, Amazon Music e diversi altri servizi – consente di scegliere in ogni momento tra un catalogo di 50 milioni di brani, in cambio del pagamento di un abbonamento mensile.
Apple premiata per sostenibilitàTim Cook in campo per il clima
NEW YORK23 ottobre 201910:22
– Tim Cook in campo contro il cambiamento climatico. Ricevendo per Apple un premio per le iniziative sostenibili di Cupertino, Cook afferma: “sono le aziende più di successo, più innovative e più agili che hanno la responsabilità di spingere sul clima e sulla sostenibilità perché hanno la possibilità di farlo in modo rivoluzionario. Se un manager non ha sviluppato una strategia di innovazione per affrontare l’impatto sul clima allora vuol dire che sta fallendo nelle sue responsabilità come leader”.
‘Dark mode’ fa risparmiare 30% batteriaTest su due iPhone con schermo Oled, uno senza modalità scura
23 ottobre 201916:57
Il dark mode, la modalità scura che sta invadendo anche le app più popolari come Instagram, WhatsApp e Gmail, fa risparmiare batteria. Lo dimostra un test di PhoneBuff che ha messo a confronto due iPhone XS con schermo Oled, uno con e uno senza l’installazione del ‘dark mode’, lo schermo meno luminoso che agevola anche il riposo degli occhi. Su entrambi i dispositivi sono state eseguite le stesse operazioni come la riproduzione di video su YouTube, la navigazione su Google Maps, l’uso di Twitter.
Il test è andato avanti fino a che la batteria di uno dei due iPhone ha ceduto, decretando così il vincitore: il melafonino che usava la modalità scura aveva ancora il 30% di autonomia. PhoneBuff ha condotto l’esperimento su telefoni con una luminosità di 200 nit (l’esperienza di ciascun utente potrebbe dunque variare) e con schermo Oled e non con un display Lcd, in cui un minimo di luce viene comunque emessa.
Soro, proteggere la vita digitale dei figliLa tutela dei dati è un baluardo all’ingenuità degli utenti
23 ottobre 201915:47
Per insegnare a proteggere la propria vita digitale, “alle nuove generazioni serve l’educazione digitale a scuola in parallelo all’educazione civica. Poi un’alleanza forte scuola-famiglia, perché quella digitale è una nuova dimensione della vita”. Lo afferma Antonello Soro, a capo dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, in un’intervista a Qn in cui sottolinea: “L’identità digitale dei figli va protetta. Non si può mettere uno smartphone in mano a un bambino senza spiegargli quali porte gli apre e a quali rischi lo espone”.”La narrazione prevalente tende a considerare la privacy un privilegio quasi anacronistico nell’era della massima compenetrazione tra uomo e tecnologia. Invece la protezione dei nostri dati e della nostra identità digitale è il necessario baluardo all’invasività dei nuovi strumenti e soprattutto all’ingenuità dei consumatori”, osserva Soro.Gli assistenti vocali come Siri di Apple, Alexa di Amazon e Google Assistant “rappresentano uno dei temi di maggior impegno rispetto ai rischi esistenti. Uno su tutti: regalare la propria vita, minuto per minuto, ai detentori dei brevetti”, prosegue il Garante. “Chissà dove finirà la notizia che un componente della famiglia scopre una grave malattia. A un data center che magari non saprà captarla? O piuttosto a una compagnia di assicurazione che profilerà in peggio il cliente chiedendo premi più alti o, in prospettiva, rifiutando la polizza?”.I rischi sono anche in ambito sanitario: “Se il fascicolo sanitario elettronico non sarà adeguatamente protetto, risulterà vulnerabile”, evidenzia Soro. “E se fosse vulnerabile diventerebbe accessibile ai ricettatori di dati o ai manipolatori. Perché se un hacker modifica il mio gruppo sanguigno da zero positivo a zero negativo, al primo ricovero io muoio”.
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Huawei Nova 5T, per giovani e con ecosistema Google
Il nuovo smartphone ha 4 fotocamere posteriori con AI
23 ottobre 201916:55
Huawei strizza l’occhio ai giovani con un nuovo smartphone che arriva il 23 ottobre in Italia. E’ il Nova 5T, e porta nella fascia media alcune caratteristiche dei top di gamma del marchio, come l’intelligenza artificiale nella fotocamera. A bordo ha il sistema operativo Android 9 Pie, con tutto l’ecosistema Google quindi con il Play Store e tutte le app più popolari del colosso americano come Gmail e Maps. Un dispositivo approvato prima del bando di Trump di metà maggio.
Lo smartphone ha un modulo fotografico composto da 4 sensori posteriori – un obiettivo ad alta definizione da 48 megapixel, un grandangolare da 16, un macro e un bokeh entrambi da 2 – a cui si aggiunge una fotocamera frontale da 32 megapixel inserita in un forellino nell’angolo in alto a sinistra. Lo schermo è ampio, da 6,26 pollici.
Il device monta il processore Kirin 980 con AI, 6 GB di Ram e 128 GB di memoria interna. La batteria è da 3.750 mAh e promette di durare per l’intera giornata. Il Nova 5T punta a conquistare i giovanissimi. Come testimonial ha infatti i tiktoker Sespo e Rosalba, che hanno creato una capsule collection (t-shirt e felpe) inspirata al dispositivo. Lo smartphone si presenta in tre colori – Crush Blue, Dark Black e Midsummer Purple – a un prezzo di 430 euro.
In arrivo sui telefoni 168 nuove emoji Di queste 138 sono le versioni “gender neutral” dei disegnini delle persone
23 ottobre 201919:38
Le emoji vanno incontro alle persone che non si riconoscono nel binarismo di genere uomo/donna. Il consorzio Unicode, che si occupa di standardizzare i disegnini presenti sulle nostre tastiere virtuali, ha infatti approvato 168 nuove emoji e, di queste, 138 sono forme “gender neutral” dei pittogrammi già esistenti. Le altre 30, invece, offrono varie combinazioni del tono della pelle nella emoji con due persone che si tengono per mano.Le varianti neutre delle emoji, introdotte dal consorzio con la versione 12.1, riguardano principalmente i mestieri. Prevedono la presenza dei disegni di persone, dal sesso non riconoscibile, per vari lavori, dal contadino all’operaio, dal pilota al giudice, dall’insegnante al meccanico, e ancora il cuoco, il medico, il cantante e l’artista. A questi si uniscono la persona cieca e quella in sedia a rotelle. Per tutti, come di consueto, si potrà scegliere tra varie combinazioni del colore di pelle e capelli.Le nuove emoji “varate” non sono ancora disponibili: dovranno prima essere implementate da chi produce il software per smartphone, pc e piattaforme web. Il loro arrivo è atteso tra l’ultimo trimestre del 2018 e il primo trimestre del 2019.
Usa, 100 aziende assumono in base ad un’appAlgoritmo valuta movimenti volto e voce, esperti scettici
23 ottobre 201915:49
Oltre 100 aziende Usa, tra cui diverse multinazionali, si affidano al’intelligenza artificiale per decidere chi assumere. Lo rivela il Washington Post, secondo cui l’app sviluppata da HireVue si basa sull’analisi di parametri come i movimenti facciali, la voce o le parole utilizzate, secondo un algoritmo che però per alcuni esperti non ha alcun fondamento scientifico.L’uso della app è talmente pervasivo, sottolinea il quotidiano, che oltre un milione di candidati è stato già vagliato da aziende come Unilever, Hilton o Goldman Sachs, e in alcune università si sta già insegnando agli studenti come impostare aspetto fisico e tono della voce per ottenere un maggiore punteggio di ‘assumibilità’, che viene definito dal sistema sulla base di un’intervista di mezz’ora in cui può arrivare a raccogliere 500mila dati diversi da elaborare. Il software, dice Meredith Witthaker, cofondatrice dell’AI Now Institute, un centro ricerche sull’intelligenza artificiale di New York, può però dare luogo a discriminazioni.”E’ profondamente disturbante che ci sia una tecnologia privata che affermi di riuscire a differenziare tra un lavoratore produttivo e uno non adatto sulla base dei movimenti facciali, del tono della voce o sulle maniere – afferma -. E’ pseudoscienza. E’ una autorizzazione a discriminare. E le persone la cui vita e le cui opportunità dipendono letteralmente da questi sistemi non hanno nessuna possibilità di uscita”. L’azienda ovviamente ha rigettato le accuse. “queste critiche si basano su una scarsa informazione – afferma un portavoce al Post -, e la maggior parte dei ricercatori nel campo dell’intelligenza artificiale ha una comprensione limitata della psicologia dietro a come un lavoratore si comporta”.
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Anche Amazon in campo contro i Deepfake
Obiettivo supporto tecnico e fondi per rilevazione falsi
3 ottobre 201916:54
Anche Amazon scende in campo contro i Deepfake, video e audio contraffatti grazie all’Intelligenza artificiale e considerati la nuova frontiera delle fake news. L’azienda di Jeff Bezos si è schierata accanto a Facebook e Microsoft nel progetto Deepfake Detection Challenge, sia come partner tecnico sia come membro della commissione che gestisce la “sfida”.Offrirà guida, supporto tecnico e finanziamenti agli esperti di machine learning, cioè i sistemi di apprendimento delle macchine, che si occupano di contrastare il fenomeno dei video falsificati. Il progetto DeepFake Detection è stato messo in piedi a settembre da Facebook in collaborazione con Microsoft e istituzioni accademiche come il Mit e l’Università di Oxford. I partner dell’iniziativa hanno promesso 10 milioni di dollari e messo a disposizione un insieme di dati e video che aiutino le persone a creare strumenti di rilevazione dei falsi.Tutti questi dati saranno resi disponibili entro dicembre. L’obiettivo è creare sistemi ‘open source’, quindi accessibili a tutti che possano essere sfruttati liberamente da società, media, governi, per rilevare i filmati alterati. Quello dei Deepfake e della disinformazione che ne consegue sta diventando un problema sempre più diffuso, anche perché la tecnologia si sta evolvendo sempre di più per creare video sempre più vicini alla realtà. Il mese scorso anche Google ha pubblicato un database di video falsi per combattere il fenomeno e Twitter ha annunciato che chiederà aiuto agli utenti per elaborare una policy sui Deepfake.
A Bologna archivio di codice informatico’Software Heritage’ sarà ospitato dal Centro ricerche Enea
BOLOGNA23 ottobre 201916:53
Nasce in Italia, all’Enea di Bologna, il primo archivio europeo dei codici sorgente, un patrimonio di oltre 6 miliardi di file da cui vengono generati tutti i software disponibili pubblicamente a livello mondiale.Si tratta di un maxi archivio che raccoglie, conserva e rende accessibile il ‘Dna’ da cui nascono tutti i programmi informatici ‘aperti’ del globo, da quello che guidò il computer di bordo di Apollo 11 sulla Luna ai codici che hanno dato vita alla computer music.L’iniziativa rientra nel progetto ‘Software Heritage’ promosso dall’Istituto nazionale francese per la ricerca nel campo dell’informatica e dell’automazione (Inria) con l’Unesco.Microsoft, Intel e Google sono tra gli sponsor. Il maxi database andrà ad arricchire il Big Data Technopole di Bologna, all’ex Manifattura Tabacchi, dove oltre all’Enea avranno sede anche il nuovo supercomputer europeo Leonardo e il Data center del Centro europeo per le previsioni meteorologiche.Il progetto sarà presentato il 24 ottobre a Bologna. Lo illustreranno Patrizio Bianchi, assessore regionale all’Università e alla Ricerca, Roberto Di Cosmo, professore ordinario di Informatica all’università di Parigi e direttore di Software Heritage, Simonetta Pagnutti, della Divisione Ict dell’Enea e rappresentante per Enea nell’Associazione Big Data, Paola Salomoni, prorettrice alle Tecnologie digitali dell’Università di Bologna.
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