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M5s rilancia, dopo il cuneo ora tocca al salario minimo
Catalfo: ‘E’ una priorità. Riforma Irpef, super-ricchi nel mirino’
25 gennaio 2020 09:03
Salario minimo, al più presto. Chiusa, dopo qualche piccolo screzio in maggioranza, la partita del taglio del cuneo fiscale i giallorossi rischiano di ricominciare a litigare non solo sulla riforma dell’Irpef, che il ministro Roberto Gualtieri ha promesso entro fine aprile, ma anche sul minimo guadagno da garantire a quei “5 milioni di lavoratori poveri” che hanno “retribuzioni troppo basse”, dice il ministro Nunzia Catalfo rilanciando uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle. Il tema sarà uno di quelli che il Movimento porterà al ‘tagliando’ sull’agenda del governo che Giuseppe Conte ha rinviato a fine mese, dopo il voto in Emilia Romagna e Calabria. Ma non è, almeno a quanto emerso dalla due giorni del ‘conclave’ di Rieti, in cima alla lista del Pd, che guarda piuttosto alla parità di salario uomo-donna e all’equilibrio Nord-Sud. Ma il salario minimo “è una priorità” e “credo ci siano tutte le possibilità che possa essere portato a casa”, dice con ottimismo la titolare del Lavoro, che intanto domani aprirà il tavolo sulla riforma delle pensioni coi sindacati che non hanno mai visto di buon occhio il progetto M5S, già bloccato in Senato ai tempi del governo con la Lega.Flessibilità in uscita e garanzie per i giovani sono intanto l’oggetto del confronto con le organizzazioni sindacali, per arrivare pronti ed evitare lo scalone (da 62 a 67 anni) con la fine di Quota 100 nel 2021. Quello di lunedì sarà comunque un primo incontro interlocutorio, dove iniziare a gettare le basi di un lavoro che non ha scadenze imminenti e che sarà supportato, ha garantito il ministro, dalla nomina delle due commissioni sui lavori gravosi e sulla separazione tra assistenza e previdenza, di cui faranno parte esperti e tecnici di Inps e ministero dell’Economia. Nel frattempo il governo dovrà attrezzarsi anche per affrontare la riforma dell’Irpef che potrebbe ‘assorbire’ il taglio permanente del cuneo previsto dal decreto (100 euro fino a 28mila euro, che scendono gradualmente a 80 fino a 35mila euro per poi scendere più rapidamente fino ad azzerarsi a 40mila).
Cgia, autonomi pagano più Irpef dipendenti/pensionatiI primi una media di 5.091 euro, contro 3.927 e 3.047
VENEZIA25 gennaio 202011:35
Il prelievo medio dell’Irpef sui lavoratori autonomi (le partite Iva) è nettamente superiore a quello in capo ai dipendenti e ai pensionati. Lo rileva la Cgia.
Secondo i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi del 2018, infatti, l’Irpef media versata dai lavoratori autonomi è di 5.091 euro, quella dai lavoratori dipendenti di 3.927 e quella dei pensionati di 3.047. I primi pagano il 30% in più all’anno rispetto ai dipendenti e il 67% dei pensionati. Il gap relativo al versamento medio Irpef tra queste 3 categorie di contribuenti è dovuto, in particolar modo, alla combinazione di 2 fattori: avendo redditi da lavoro mediamente più alti dei dipendenti e dei pensionati, il prelievo Irpef sugli autonomi è superiore; gli autonomi e i pensionati, in particolar modo quelli con redditi medio bassi, possono contare su detrazioni fiscali nettamente inferiori a quelle riconosciute ai dipendenti.
A pagar l’Irpef sono solo le persone fisiche (lavoratori dipendenti, pensionati, lavoratori autonomi e titolari di altri redditi personali) e come risulta dalle dichiarazioni dei redditi del 2018 (anno d’imposta 2017) questi soggetti danno all’erario 157,5 miliardi di euro all’anno; l’incidenza di questo gettito sul totale nazionale delle entrate tributarie è del 31,5%. I lavoratori dipendenti e i pensionati in Italia sono oltre 36 milioni e 300 mila persone: assieme costituiscono l’ 88,2% dei contribuenti Irpef e versano al fisco quasi 130 mld di euro (l’82,5% del totale). Gli autonomi, invece, sono poco più di 4 milioni e 300 mila unità (il 10,5% del totale contribuenti Irpef) e danno al fisco 22 mld di euro di Irpef (14% gettito Irpef totale). Anche in questo caso, il confronto tra l’ incidenza della percentuale dei contribuenti e quella sul gettito dimostra che i lavoratori autonomi sono sottoposti a una maggiore tassazione e quindi più “spremuti” degli altri.
Pop Bari, a studio newco con banche SudA capitale misto con controllo Mediocredito centrale
25 gennaio 202013:21
Un soggetto nuovo, a capitale misto pubblico-privato, che raccolga sotto di sé non solo la Popolare di Bari ma anche altri istituti di credito di piccole dimensioni del Sud. L’ipotesi, prevista dal decreto in fase di conversione in Parlamento, si sta delineando in questi giorni per dare vita a un polo bancario in grado di stare da solo sul mercato e prevenire le crisi degli istituti minori. La newco, controllata da Mediocredito Centrale, avrebbe vertici autonomi specializzati nella guida di banche commerciali aprendosi a fusioni con altri gruppi.
Fra i nomi che circolano ci sono la Banca Agricola Popolare di Ragusa, alle prese con una pesante eredità di crediti deteriorati, la Popolare Sant’Angelo, la Popolare Vesuviana ma l’elenco non è né certo né esaustivo.
P.a: Pisano, pagamenti online o sanzioniObbligo per i dirigenti, devono ricorrere al sistema pubblico
25 gennaio 202013:21
I pagamenti online verso le pubbliche amministrazioni per tributi, tasse o rette devono essere effettuati tramite il sistema nazionale PagoPa. Spetta agli enti pubblici ricorrere alla piattaforma, altrimenti scatta la responsabilità dirigenziale. “Per la prima volta siamo riusciti a introdurre sanzioni ai dirigenti pubblici che non integrano i servizi in Pago Pa e quindi non adempiono al loro obbligo di digitalizzazione”. Così la ministra dell’Innovazione, Paola Pisano, in un video caricato su Twitter, riferendosi alle novità introdotte con il Milleproroghe.
Catalfo, dopo cuneo ora tocca al salario minimoItalia indietro rispetto ad altri Paesi, salari ristagnano (2)
25 gennaio 202018:44
“Abbiamo inserito già nella nota di aggiornamento al Def alcuni punti salienti, uno è il salario minimo: cioè dare un salario dignitoso a tutti coloro che hanno delle retribuzioni troppo basse. E parliamo di cinque milioni di lavoratori che faticano a fine mese”. Lo ha detto la ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, a margine di un incontro per la presentazione del libro “Salari da fame”. “Quindi è giusto – ha affermato – che, insieme al decreto appena approvato sul cuneo fiscale, si pensi anche a un’iniziativa sul salario minimo”. Si tratta, ha spiegato, di un intervento normativo “in linea con quello che si sta discutendo in questo momento in Europa.
L’Italia è indietro rispetto ad altri Paesi: noi abbiamo una forte depressione salariale, – ha insistito Catalfo – 5 milioni di lavoratori poveri, una stagnazione salariale importante”. VAI A TUTTE LE NOTIZIE DI POLITICA VAI A TUTTE LE NOTIZIE ECONOMICHE IN TEMPO REALE
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