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Black&White Stories:la Juve… e il calcio totale!
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1971: il primo confronto con gli olandesi
Quando si capisce l’inizio di una rivoluzione? E come vengono accolti certi segnali all’apparenza strani che denotano il possibile avvento di tempi nuovi?
Sono domande pertinenti per quanto riguarda il rapporto tra il calcio italiano e quello olandese che – a detta di tutti – ha rappresentato uno sconvolgimento delle concezioni di gioco prevalenti fino all’inizio degli anni ’70. Da allora, il mondo del pallone non è stato più lo stesso: non che prima non ci fossero stati significativi e anche profondi cambiamenti, ma la sensazione di essere entrati in una nuova era risultava ancor più approfondita dalla difficoltà nel credere possibile e praticabile ciò che stava avvenendo davanti ai propri occhi: il calcio totale.
Definibile in mille modi – altrimenti, che rivoluzione sarebbe? -, riassumibile visivamente in almeno tre situazioni che lasciavano a bocca aperta chi ne vedesse il manifestarsi: le squadre olandesi proponevano giocatori che facevano saltare la rigida consegna dei ruoli; correvano moltissimo abbinando un livello tecnico eccelso, laddove precedentemente si pensava che una cosa non potesse andare d’accordo con l’altra; infine, alzavano la linea difensiva come mai si era visto prima, facendo diventare il fuorigioco non una pura infrazione regolamentare, ma un vero e proprio principio tattico, la traduzione evidente di un atteggiamento coraggioso nell’interpretazione della partita.
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C’era stata un bel po’ di strada tra il 1969, quando il Milan piega in finale di Coppa dei Campioni l’Ajax con un secco 4-1 e il 1974, quando la nazionale olandese raggiunge la finale del Mondiale e l’Italia esce con le ossa rotta al girone. Nel tempo tra i due estremi, la coppa delle grandi orecchie era andata una volta al Feyenoord e tre ai lancieri biancorossi e né l’Inter, sconfitta 2-0 nel 1972, né la Juve, battuta 1-0 l’anno dopo, avevano capito molto di quell’innovazione, in buona compagnia del resto del mondo.
Come tappa intermedia, c’è il 27 gennaio 1971: il primo storico incontro tra i bianconeri e gli olandesi, segnatamente il Twente, in Coppa delle Fiere. E’ troppo presto per i due club per trionfare in Europa. La Juve ci riuscirà in Coppa Uefa nel 1977 con Giovanni Trapattoni alla guida. E il mister della squadra di Enschede, Kees Rijvers, erediterà il trofeo 365 giorni, dirigendo però il Psv Eindhoven.
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I TULIPANI
I tulipani, li definisce così Hurrà Juventusi giocatori del Twente (tra i più famosi il portiere Piet Scrijvers e i due gemelli Van de Kerkhof, Willy e René, che si metteranno in mostra nel Mondiale del 1978 incrociando come avversari molti azzurri juventini). A Torino, nella sfida giocata di pomeriggio, le alchimie tattiche le fa saltare un tedesco di esperienza pari alla concretezza: Helmut Haller (c’è sempre la Germania a “condannare” l’Olanda…).
“Il gol di Haller è stato un autentico capolavoro, un razzo luminoso che ha incendiato la scena”, scrive Ezio De Cesari sul Corriere dello Sport, ripreso dal mensile bianconero. “Il tedesco è scattato su un pallone in profondità di Bettega, ha evitato un avversario e prima che qualcun altro gli si avvicinasse ha lasciato partire dal limite un “sinistro” che ha letteralmente fulminato l’annichilito Schrijvers”. Il 2-0 è opera di Adriano Novellini, mandato in campo nel corso della ripresa.
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Ma la vittoria nell’ambiente viene vissuta senza facile entusiasmi, si capisce che è solo la prima parte di un cammino ancora difficile. Le qualità degli olandesi hanno colpito. E difatti, al ritorno, la Juve sarà costretta ai supplementari, ci vorrà un doppio exploit di Pietro Anastasi per il passaggio del turno.
UN CALCIO NUOVO
In quel giorno non si parla ancora di calcio totale, si è più interessati a registrare il confronto tra due formazioni molto giovani (la Juve per ragioni anagrafiche dei suoi giocatori, ragazzi che diventeranno poi i dominatori del decennio; il Twente per origine, essendo nato solo nel 1965). Però sono tante le caratteristiche degli avversari che appaiono ben riconoscibili, qualcosa in più di una curiosità e qualcosa in meno di una conoscenza approfondita. A colpire degli olandesi è il possesso palla, il tenerla e non sprecarla, tradotto nel “comando del gioco” per oltre un’ora, peraltro non immune dalla sterilità offensiva. Si sottolinea anche il 4-3-3 e anche questa è un’anomalia: in Italia, quando le concezioni tattiche venivano espresse in numeri, era l’indizio di una novità, si trovava una formula magica per sintetizzare concetti altrimenti complicati.
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Infine, Armando Picchi, mister juventino, legge negli avversari anche un certo atteggiamento di superiorità, tradottosi in nervosismo “forse perché pensavano di batterci facilmente”. Ed in fondo non deve stupire: è tipico delle rivoluzioni, soprattutto in chi non è in prima fila (il Twente non sarebbe mai diventato l’Ajax, pur facendo un ottimo percorso), avere una coscienza radicale delle proprie virtù.
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Goal Anatomy | Le reti speciali delle Juventus Women
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Tutti i gol dal valore particolare realizzati dalle bianconere quest’anno: dalle prime esultanze a quelli storici
Abbiamo visto come segnano le Juventus Women, ma in ogni gol c’è tanto altro, oltre la forma. Il gol è emozione, è il punto d’arrivo di ogni giocata, è la chiave per arrivare alla vittoria, e a volte ha un sapore ulteriormente speciale. In questa stagione le bianconere hanno segnato diversi gol speciali, importanti per la squadra, per le statistiche o per il valore assunto per colei che ha spinto la palla in rete.
PRIMA VOLTA EUROPEA
La rete di Andrea Staskova al Barcellona nella gara di ritorno in casa delle catalane è un concentrato di prime volte. È stata la sua prima rete in gara ufficiale con la maglia della Juventus, ma anche il primo gol bianconero in trasferta in Champions League e il primo realizzato da una straniera. Nella precedente edizione, infatti, i due gol segnati al Brøndby a Novara avevano portato la firma di Barbara Bonansea. Il colpo di testa dell’attaccante ceca non è bastato per riscrivere la storia della qualificazione, ma ha suggellato una prestazione coraggiosa e di altissimo livello delle ragazze.
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JUVE-FLORENTIA, DUE PRIME VOLTE
13 ottobre 2019, terza giornata di campionato: a Vinovo le bianconere centrano il terzo successo consecutivo, con le nuove arrivate grandi protagoniste. Dopo la rete della solita Cristiana Girelli, infatti, le ospiti pareggiano con Dupuy e per conquistare i tre punti servono due prime volte: il primo gol in bianconero di Linda Sembrant per il nuovo vantaggio e quello di Maria Alves, che cala il tris e chiude la partita.
SUPERGOAL!
Più o meno bello, il primo o uno tra i tanti, il gol in finale ha un sapore tutto suo, a prescindere da tutto il resto. Lo sanno bene Cristiana Girelli e Andrea Staskova, autrici, contro la Fiorentina delle due reti che scrivono il 2-0 finale e soprattutto il nome della Juventus sulla Supercoppa Femminile. La prima della storia bianconera. Apre Cristiana, al termine di una splendida azione impreziosita dal velo di Valentina Cernoia, chiude Andrea, capitalizzando al meglio l’assist geniale di Arianna Caruso.
200!
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0!
Una rete per sbloccare una partita sulla carta semplice diventa storica. Il primo dei sette gol rifilati dalle bianconere all’Orobica il 7 dicembre 2019 è infatti il numero 200 della storia delle Juventus Women (che nel frattempo veleggiano già verso quota 250). Lo sigla Valentina Cernoia di destro, lei che normalmente incanta con il suo mancino. Un modo per renderlo ancora più speciale.
I RITORNI
Sempre Orobica-Juve. La Juve è avanti di quattro reti quando Barbara Bonansea firma il gol del momentaneo 0-5. Non una marcatura come le altre per lei, piuttosto abituata ad esultare: è il ritorno al gol dopo l’infortunio che l’ha costretta a saltare la prima parte della stagione. Un gol speciale, come quello di Cecilia Salvai in Coppa Italia contro la Fortitudo Mozzecane. Anche in questo caso poco significativo per il risultato finale (0-8 alla fine), ma prezioso per Cecilia, in gol per la prima volta dopo la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro rimediata nella storica gara contro la Fiorentina all’Allianz Stadium. In tema di ritorni, Bonansea bramava di rivedere il suo nome tra le marcatrici in un big match: Juve-Inter dello scorso 16 febbraio è la partita perfetta. Finisce 5-1, apre proprio Bonansea e la sua esultanza vale più di mille parole
LE PRIME FIRME
In Coppa Italia coach Guarino ha dato ampio spazio anche alle più giovani. Contro la Fortitudo Mozzecane vanno in gol le due classe 2001 Asia Bragonzi (tripletta) e Melissa Bellucci, alla prima rete in bianconero, festeggiata, nella stessa gara, anche dalla classe 2002 Michela Giordano.
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È l’11 dicembre e un mese più tardi, al Nereo Rocco di Trieste, fa il suo esordio in bianconero, contro il Tavagnacco, Annahita Zamanian. Esordio da sogno, festeggiato con la prima rete con la sua nuova maglia.
IL RECORD DI ANDREA
La prima stagione in bianconero di Staskova, finora, è stata davvero speciale. Lei è sempre stata perfetta nel farsi trovare pronta quando chiamata in causa e ai già citati gol contro Barcellona in Champions e Fiorentina in Supercoppa ne ha aggiunto due in Serie A e tre in Coppa Italia (tripletta all’Empoli). Sette in totale che fanno di lei l’unica giocatrice a essere andata in gol in tutte le competizioni disputate dalla Juve. Se non bastasse, è anche la più giovane calciatrice straniera a essere andata in gol in questa stagione in Serie A.
TUIJA!
Lei c’è dall’inizio, dalla prima stagione delle Juventus Women. Ha vissuto la nascita e la crescita, giorno dopo giorno, fino ai primi successi. Dai rigori contro il Brescia all’esordio in Champions League, passando per il secondo scudetto, la prima Coppa Italia e la prima Supercoppa. Sulla corsia di destra, coach Guarino non ha mai rinunciato a Tuija Hyyrynen e lei, contro il Verona, nell’ultima gara fin qui disputata, si è tolta la soddisfazione del suo primo gol in bianconero. Un gol prezioso anche nell’economia della partita, avendo permesso di sbloccarla a ridosso dell’intervallo regalando così un secondo tempo in discesa, ma soprattutto speciale per lei, che, per quanto fatto in questi anni, si meritava questa esultanza.
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Continuiamo a stare insieme!
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do Juve non si ferma in queste settimane
Lo avrete senz’altro notato: da marzo a oggi non abbiamo smesso di restare con voi. Siamo a casa, ma insieme. Siamo distanti, ma uniti.
Anche se non ci sono partite a far battere i nostri e vostri cuori, abbiamo continuato e stiamo continuando a sorridere, quando si può, a gustarci grandi racconti storici, a goderci le grandi giocate dei campioni bianconeri, di oggi e del passato, e le chiacchierate con i nostri giocatori, le nostre leggende, i nostri tifosi.
Questo è l’impegno di Juventusdurante le settimane che hanno scandito e stanno scandendo il nuovo tempo e le nuove giornate degli italiani.
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Intanto, impegnandoci attivamente e concretamenteper sostenere le nostre strutture sanitarie in tempo di emergenza: prosegue su GoFoundMe la raccolta fondi “Distanti ma Uniti” che ha superato quota 450 mila euro raccolti.
E poi, come si diceva, continuando a restarvi vicini.
CHE NUMERI!
La vostra risposta, come sempre, è stata incredibile. Nonostante l’assenza di calcio giocato, in ogni parte del mondo i nostri contenuti hanno generato oltre un miliardo e mezzo di impressions e i nostri video sono stati visualizzati quasi 342 milioni di volte.
Tradotto: ogni ora, i contenuti generati da Juventus sono apparsi sui dispositivi degli utenti 1,2 milioni di volte.
E quando diciamo “in ogni parte del mondo”, non è un modo di dire: il 70% di queste impressions arriva dall’estero.
E poi i commenti, tantissimi: in tutto, sui vari canali di Juventus (per la precisione Facebook, Instagram, Twitter, Youtube, Sina Weibo), ne sono arrivati oltre 460 mila, confermando quanto davvero siamo stati e continuiamo a essere vicini.
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Ma vediamoli più nel dettaglio, questi contenuti.
A CASA CON LA JUVE
In totale sono state 14 le puntate di questa prima “serie” di A Casa Con la Juve: un format nuovo, realizzato interamente, appunto… dalle proprie abitazioni. Enrico Zambrunoe Claudio Zulianihanno fatto – è il caso di dirlo – gli onori di casa, ospitando di volta in volta i campioni della Prima Squadra, Maschile (è stato ospite anche Mister Maurizio Sarri) e Femminile, le Leggende bianconere, ma anche grandi sportivi, esponenti del mondo della musica, dello sport, dello spettacolo e della cultura, accomunati dalla fede juventina.
Il risultato è stato un divertente salotto, in cui i partecipanti si sono cimentati con le challenge proposte da Zambruno, ma hanno anche risposto alle domande social del pubblico e si sono raccontati a tutto tondo.
Tutte e puntate sono visibili su questo sito, su Juventus Tv e sul canale bianconero di Youtube.
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VENTUS TV
Su Juventus TV tutti i format sono on demand, visibili in ogni momento e da ogni dispositivo. Ampio spazio alla squadra di Mister Sarri, con numerosi video dedicati alle migliori giocate dei bianconeri in questa stagione: da Ronaldo a Dybala, passando per Cuadrado e Douglas Costa, skills & goals con tutte le inquadrature possibili. Ogni giorno con History si fa un tuffo nel passato, per rivedere le gesta dei grandi campioni che hanno indossato la gloriosa casacca bianconera: Del Piero, Vialli, Baggio, Platini… la lista è lunghissima!
Nella sezione dedicata alle ragazze bianconere ecco i format Wonder Women e Fuoricampo, ma anche tutti i momenti importanti vissuti in questi due anni e mezzo. A proposito di partite: ci pensa il team eSports a colmare la voglia di calcio, con numerosi incontri internazionali amichevoli contro altri club a distanza.
Nella sezione partite potete vedere tutte le gare ufficiali di questa stagione (e moltissime del passato) del mondo bianconero: Juventus e Juventus Women, Under 23, Under 19 e – appunto – team eSports.
SOCIAL
Facebook, Twitter, Instagram, Youtube…su ogni canale ufficiale bianconero vi teniamo compagnia con tanti nuovi format e contenuti.
A partire dal doppio appuntamento fisso con #YourJuveMatchday powered by Jeep. Ogni domenica alle 15:00 e mercoledì alle 20:45 (turno infrasettimanale), scegliete voi, attraverso l’app del nostro partner Socios.com, che partita rivivere tutti insieme, commentando in diretta sulla nostra pagina Facebook.
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Avete poi commentato, e commentate, le grandi classiche della storia meno recente bianconera, che vi proponiamo in modalità “remixed”, con una sintesi esclusiva in 10 punti e una migliore qualità visiva e sonora.
La vostra partecipazione sui social è splendida, come dimostrate nei Watch Parties su Facebook (come quello di “A Casa con la Juve”insieme a De Cecco), ma soprattutto nelle numerose #GIFChain su Twitter e Facebook, dalle quali escono tantissime perle.
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Su Instagram vi portiamo ancora più vicino ai bianconeri: oltre a una rinnovata serie di stories interattive, ospitiamo Q&A esclusive, come quella con con Matthijs de Ligt, e vi facciamo vedere i dietro le quinte della quarantena dei nostri giocatori, senza dimenticarci però di riproporre grandi giocate, momenti unici, di farvi votare per esempio il miglior taglio di capelli dei bianconeri.
Come se non bastasse, abbiamo deciso di ampliare il nostro palinsesto di Youtube, dandovi l’opportunità di rivedere in modalità integrale alcune partite della Juventus (con tanto di live tweet su Twitter!). Non solo: tanti i nuovi video di tutti i tipi, dalle top parate di Tek, a tutti i gol su punizione degli ultimi anni, passando per i tanti “best of” con i migliori momenti dei bianconeri in questa stagione. O ancora i “classic match”, grandi sfide bianconere in versione integrale, in collaborazione con adidas.
Tra questi, c’è anche il nuovo format “Dieci motivi per amare”, dedicato ad alcune leggende della storia della Juventus. Certo, 10 motivi non sono mai abbastanza per raccontare il perché siamo innamorati di Pirlo, Tevez, Vialli etc, ma sono un ottimo modo per non smettere mai di amare.
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Poi, abbiamo portato l’Allianz Stadium sul vostro divano. Con “Behind The Goal” (Powered by Allianz) vi facciamo vivere, con immagini esclusive dietro la porta, alcune delle partite più belle di questa stagione.
E poi, Youtube è la casa degli eSports. Il Team Juventus non si è mai fermato e continua a farci divertire con le dirette sul nostro canale. Tante le amichevoli e i tornei a Konami PES sia in Italia che su scala internazionale, anche con la telecronaca di Enrico Zambruno
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In più, come dimenticarci dei nostri account Juventus Youth e Juventus Women su Twitter, che hanno dato vita a splendidi contenuti. Dalla Goal Anatomy (in collaborazione con Jeep), l’analisi di tutti i gol di ogni squadra (Primavera, Under23, Women, Prima squadra) alle playlist esclusive delle bianconere: sono tantissimi i contenuti che ogni giorno vi proponiamo anche su questi canali.
Insomma, tanti contenuti, tanta partecipazione e tanta voglia di intrattenimento sui social della Juve, che continua e si rinnova. Perché oltre alle tante proposte che manteniamo, cerchiamo di reinvertarci con nuove proposte, come quelle appena lanciata: #BestJuveGoal (insieme a LingLong), un maxi “torneo” con votazioni ogni giorno su Twitter e Facebook, per farvi eleggere, una volta per tutte, il miglior gol della storia della Juve, oppure la divertente #JeepGoalChallenge, che vi sfida a “segnare” in porte inusuali, come il bagagliaio di un’auto, o la lavatrice di casa vostra.
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VENTUS.COM
Anche il sito bianconero ha continuato la sua attività, con l’obiettvo non solo di informare con le news e le informazioni utili, ma anche di intrattenere e regalare letture, video e contenuti agli utenti.
Intanto, come detto anche su Juventus.Com sono disponibili (e lo sono state anche in diretta) le puntate di “A Casa Con la Juve”, ma non solo.
Due i contenuti prettamente “storici” che abbiamo pensato di regalare ai tifosi bianconeri, per dare uno sguardo inedito alla nostra storia, recente e non solo. “Juve in the World”, ad esempio, è un viaggio in alcune grandi città che hanno dipinto pagine dell’epopea targata Juventus. E poi c’è “Black&White Stories”che racconta vicende, interviste, momenti del passato, campioni e allenatori, momenti ed eventi, con l’aiuto spesso delle pagine d’epoca di “Hurrà Juventus”.
Dal passato al presente: “Reparto per Reparto” analizza i principali facts della Juve nella stagione 19/20, divisi appunto fra porta, difesa, centrocampo e attacco, mentre le quattro puntate di “Goal Anatomy” hanno spiegato nel dettaglio come vanno in gol, sempre in questa stagione, Prima Squadra Maschile e Femminile, Under 23 e Under 19.
E
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poi i video: molti i formati ripresi dal nostro canale Youtube, dai “10 motivi per amare” i grandi campioni del passato, alla selezione in arrivo dei gol visti da angolazioni inedite (“Behind The Goal”).
Siamo con voi. E continuiamo a esserlo: distanti, ma uniti!
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Best | I calci di punizione dei bianconeri!
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Sette minuti di GRANDI giocate!
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Una festa speciale per Cristiana
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Girelli, nel giorno del suo trentesimo compleanno: «Desidero svegliarmi felice ogni mattina»
Un sorriso per Cristiana Girelli, che oggi ha spento le candeline per il suo compleanno. L’attaccante bianconera, che abbiamo visto qualche settimana fa in “A Casa con la Juve”, è stata oggi ospite di Sky in questa occasione speciale, e ha ricevuto tantissimi auguri, dalle sue compagne di squadra e da uno dei suoi idoli da tifosa bianconera: Alessandro Del Piero.
Smaltita l’emozione, Cristiana ha raccontato questo periodo, il suo presente e il suo futuro: «L’idea era quella di fare una super festa, però la vita è imprevedibile». Sulla stagione bianconera: «Non vedo l’ora di ricominciare, mi sto allenando per mantenere questa striscia positiva e magari tornare presto a festeggiare: anche quando siamo uscite dal Mondiale, smaltita la delusione, non vedevo l’ora di ricominciare». Un ricordo anche al grande evento dell’Allianz Stadium, di cui è stato l’anniversario poche settimane fa: «L’anno scorso stavamo finendo il campionato; la partita all’Allianz è stata indimenticabile, ricordo l’emozione quando abbiamo saputo che lo stadio sarebbe stato sold-out. La posta in palio era altissima, ci giocavamo lo Scudetto. Una festa nella festa»
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Dal passato al futuro… in bianconero: «Non mi vedo con altre maglie rispetto a quella della Juve, perché penso di aver raggiunto il massimo livello: giocare qui è un onore. Uno dei miei obiettivi? La finale di Champions League a Torino nel 2022. Mi piace sognare in grande, io voglio sempre vincere. L’unica cosa che possiamo fare è allenarci e migliorare, perchè il tempo passa».
Infine, tre desideri di compleanno: «Il primo è tornare alla normalità, il secondo togliermi tante soddisfazioni nel mondo del calcio e il terzo svegliarmi felice ogni mattina».
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Black&WhiteStories: il primo gol dell’estate
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L’annuncio di due protagonisti: Baggio e Del Piero
Anche il tifoso più estremo, il coltivatore della memoria, quello che sa tutto e tutto vuole sapere, è possibile che in un quiz sulla Juventus andrebbe in difficoltà su una domanda: chi ha messo a segno il primo gol del precampionato? Ve lo ricordate chi ha inaugurato la stagione in corso?
L’estate ha questo di particolare (almeno tutte quelle che abbiamo vissuto, ciò che succederà fra pochi mesi sarà probabilmente ben altra cosa): si è un po’ tutti affamati di calcio giocato, non si vede l’ora di vedere il pallone che rotola, studiare le nuove alchimie tattiche preparate dal mister, osservare con occhio attento come si muovono i nuovi acquisti. Perciò, il primo test è sempre il più atteso, anche se ci si dice che il risultato non conta niente quando si hanno le gambe pesanti.
Di conseguenza, la rete che inaugura la stagione ha un suo spazio speciale, magari anche solo per ragioni scaramantiche. La si interpreta un po’ come un indizio, permette di individuare immediatamente un possibile protagonista sul quale ricamare ipotesi e previsioni, aspettative e certezze. Come ognuno sa bene, appena si farà sul serio e gli appuntamenti diventeranno ufficiali, tutto quel mese e passa di amichevoli e trofei sparsi in giro per l’Italia e il mondo evaporeranno d’incanto, travolti dalla “verità” dei primi verdetti.
Prima di raccontarvi due apparizioni immediate e folgoranti di due numeri 10 del passato, siamo debitori di una risposta alla domanda iniziale. Il primo gol bianconero del 2019-20 è stato realizzato da Gonzalo Higuain nella gara con il Tottenham a Singapore. Ricordatevelo, caso mai partecipaste a un quiz…
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IL PERFETTO STILE DI ROBERTO
E’ il primo giorno di agosto del 1993. La Juve è in Svizzera ed è questa l’ultima estate che Giovanni Trapattoni trascorre a dirigere la Signora. Il test che inaugura la stagione è con il Neuchatel Xamax che – non senza clamore – un anno prima aveva sconfitto i bianconeri nel debutto. Poco male: quella squadra sarebbe poi stata capace di fare bene soprattutto in Europa, portando in bacheca la terza Coppa Uefa della sua storia. Grande protagonista di quell’impresa è stato Roberto Baggio, mai così trascinatore e decisivo. I suoi gol hanno colpito il continente anche per la riserva di pura bellezza che contengono, sono le premesse per altri momenti felici che culmineranno nella meritata assegnazione del Pallone d’Oro.
Ed è proprio lui, il Divin Codino, a infilare il primo dei 7 palloni con i quali la Juve sconfigge i padroni di casa, che pure in rete ci vanno due volte. Da vero campione il sigillo d’apertura: calcio d’angolo battuto da Andy Moeller all’indietro, verso la lunetta, dove il numero 10 si coordina in perfetto stile e batte al volo all’angolino. Sulla panchina del Neuchatel siede Uli Stielike. Ai più giovani può dire poco. Chi ha visto la finale del Mundial ’82 sa bene che è quello con i baffi ed è l’ultimo dei tedeschi ad arrendersi, il più arrabbiato nel vedere la coppa prendere la strada dell’Italia.
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RCELLO E ALEX
Il 22 luglio 2001, la Juve battezza la sua nuova annata contro una Selezione della Valle d’Aosta. L’estate è stata tra le più movimentate: via Zinedine Zidane, destinazione Madrid; dentro Gigi Buffon, Lilian Thuram e Pavel Nedved. Per non parlare poi del ritorno di Marcello Lippi: tocca a lui, l’ultimo tecnico scudettato della Signora, riportare a casa il tricolore che ha viaggiato tra Milano e Roma negli ultimi tre anni. «E’ bello vedere tanta attenzione», commenta il mister. «Immaginavo che la nuova Juve destasse curiosità, ma non fino a questo punto». Il mare di folla, in effetti, è enorme. Il presidente Vittorio Chiusano lo definisce «Impressionante. E’ tanti anni che vengo quassù, ma non ho mai visto una cosa del genere». E lui per primo sa che così tanta attenzione significa anche un chiaro consenso nei confronti della campagna acquisti, i cui effetti non si limiteranno alla stagione che va ad iniziare, ma si propagheranno per un lungo periodo (vedi il portiere, ancora con noi…).
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La prima delle 8 reti di giornata la realizza Del Piero, anche lui da un’azione d’angolo. Scrive Hurrà Juventus: «Alex regala sprazzi di gran classe e battezza la stagione con il primo gol ufficiale: una rete da rapace, tanto per far capire a tutti che questo sarà un anno da incorniciare». Una previsione quanto mai azzeccata, tenendo conto dei 16 gol che il Pinturicchiosiglerà in campionato, quello che per ricordarlo diciamo “il 5 maggio” e non c’è mai bisogno di aggiungere altro.
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25 anni senza Andrea
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Il 25 aprile 1995 ci lasciava Andrea Fortunato
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Sono passati 25 anni dalla tragica scomparsa di Andrea Fortunato, ma il suo ricordo è sempre vivo nel cuore di tutti noi.
È infatti impossibile dimenticare non solo un promettente calciatore ma anche un ragazzo solare e pieno di vita qual era Andrea. Terzino sinistro di grande cuore e facilità di corsa, con grinta, personalità e atteggiamento positivo ha coperto la nostra corsia sinistra.
Con la stessa positività che lo caratterizzava ha affrontato la tremenda malattia che, purtroppo, lo ha portato via prematuramente. Nonostante gli anni passino e Andrea non sia più fisicamente tra di noi, ne ricorderemo per sempre la sua gentilezza d’animo e la serenità che trasmetteva a familiari e compagni.
Ciao, Andrea. Per sempre con noi.
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On This Day… #HI5TORY!
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La festa
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Behind the goal | Part 1
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Gustiamoci i gol bianconeri da una prospettiva unica!
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10 motivi per amare…
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Quando gioca segna sempre… Trezeguet!
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Juve in the World: Trondheim
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Le incredibili coincidenze norvegesi
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Non capita molte volte a una società come la Juventus ricca di storia – e conseguentemente di viaggi – di conoscere un Paese senza soggiornare mai dalla capitale. Nelle varie avventure vissute in Norvegia la Signora non ha mai avuto il piacere di giocare un incontro a Oslo: il centro dei suoi impegni è spostato 500 km più a Nord, esattamente a Trondheim, poco meno di 200.000 abitanti, vero luogo d’eccellenza per quanto riguarda il pallone. Merito del Rosenborg, club affrontato ben tre volte in Champions League in un lasso di tempo molto ristretto, cinque edizioni nelle quali i bianconeri di Norvegia hanno fatto la parte dei dominatori in patria (si vede che i colori aiutano a essere grandi…). Anzi, per la verità l’egemonia della squadra è più lunga e ha fatto davvero epoca, essendosi esercitata per 13 campionati consecutivi, dal 1992 al 2004. Contribuendo non poco anche alla crescita della nazionale, come attesta la partecipazione ai Mondiali del 1994 (l’Italia la sconfisse per 1-0 nella seconda gara) e soprattutto in quello del 1998, quando Christian Vieri ne interruppe il cammino agli ottavi di finale, ma ancora si ricorda e si celebra la vittoria sul Brasile nel girone.
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In Italia, il club di Trondheim acquisisce una più che discreta fama nel 1996-97, andando a eliminare il Milan guidato da Arrigo Sacchi in Champions League, impresa ottenuta grazie a un clamoroso successo a San Siro. Risale a quell’edizione anche il primo incontro della Juve con il Rosenborg, la prima conoscenza dell’impianto che ne ospita le gare interne: il Lerkendal Stadion. La capienza è di 21.850 spettatori ed il momento internazionalmente più prestigioso dalla sua nascita nel 1947 è recente, avendo ospitato nel 2016 la finale di Supercoppa, il derby spagnolo vinto dal Real Madrid sul Siviglia ai tempi supplementari.
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UN SOLO RISULTATO
5 marzo 1997: iniziano i turni a eliminazione diretta per la Juventus, impegnata a Trondheim. La gara si accende nella ripresa, in un uno-due nel giro di 60 secondi: vanno avanti i padroni di casa con Soltvedt, pareggia immediatamente Christian Vieri con un implacabile colpo di testa. “E’ stata una partita in cui la Juve non ha brillato”, racconta Hurrà Juventus, “non era in una serata di grande ispirazione e brillantezza, ma ha saputo soffrire lottando con umiltà, sino a chiudere il match in parità”. Quel che più conta è che l’1-1 è la premessa per una gara di ritorno da vivere con una certa serenità di base, sulla quale poi vengono edificati i presupposti del passaggio del turno, garantito da un 2-0 firmato da Zinedine Zidane e Nicola Amoruso.
Ci si ritrova un anno e mezzo dopo. Il 30 settembre 1998 la Signora torna ancora nel profondo Nord per la prima delle trasferte del girone. La pantera arancione, titola il mensile bianconero, omaggiando la divisa dell’eroe di serata, Michelangelo Rampulla. Stavolta l’1-1 è ben più sofferto. Perché se è vero che la Juve passa in vantaggio con Pippo Inzaghi nei primi 45 minuti, nella ripresa arriva il pareggio di Skammelsrud su rigore e lo stesso numero 10, idolo dei tifosi locali, ha ancora dal dischetto la possibilità di ribaltare il risultato. Una sconfitta complicherebbe alquanto le possibilità di qualificazione dei bianconeri, reduci da un pareggio casalingo nel debutto con il Galatasaray. Ma il portiere bianconero è bravissimo a intuire l’angolo di battuta, anche se a fine gara minimizza i suoi meriti: “Sono stato anche fortunato: ho intuito che il norvegese avrebbe tirato di nuovo dalla stessa parte e mi sono tuffato sulla destra. E’ andata bene”.
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Tre anni dopo, il 25 settembre 2001, Hurrà descrive il clima che si respira nella città: “Numerosi ma discreti i fans di Del Piero & co. accorsi per l’occasione a caccia di autografi, prima davanti all’hotel, poi all’allenamento di vigilia” e si segnala anche “un folto numero di italiani residenti a Trondheim”. Non è invece una passeggiata di salute il match. Tanto per cambiare finisce 1-1 e il risultato è quanto mai bugiardo: “I bianconeri dominano la gara, colpiscono due traverse e un palo, poi vanno in gol con Del Piero, autore di una prova strepitosa, ma a tre minuti dalla fine vengono raggiunti dal Rosenborg su calcio di rigore”.
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BONUS TRACK
Talvolta i film si concludono con didascalie che svelano qualcosa in più della trama, un sottofinale che fa sorridere e ci fa leggere tutto quanto abbiamo visto sotto una luce diversa. Nel nostro caso – ricordando che tutte e tre le Juventus che hanno incrociato il Rosenborg sono guidate da Marcello Lippi e l’unico giocatore in campo per tutti i 90 minuti è il fedele Paolo Montero – si fa riferimento all’unica altra gara disputata in Norvegia dalla Juventus. Avvenne il 20 ottobre 1993, precisamente nella città di Kongsvinger, 6 ore di automobile in direzione sud da Trondheim. Vi stupisce che anche quella partita sia finita 1-1?
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Artissima Junior… è online!
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Da oggi sul sito di Artissima un’iniziativa speciale per i più giovani: sviluppate la vostra creatività!
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Oggi è una giornata importante per Artissima e Juventus, e anche per tutti i più giovani appassionati d’arte.
E’ infatti online a questo link una speciale iniziativa di Artissima Junior, il progetto nato 2 anni fa dalla collaborazione fra Artissima e Juventus, che per le prossime due settimane vuole regalare nuovi stimoli ai bambini, per aiutarli a conoscere e a divertirsi con l’arte contemporanea, anche in questi periodi che per i più giovani sono particolarmente complicati.
Un invito a sviluppare la creatività come una forma di libertà, per affrontare il nuovo presente attraverso viaggi metaforici fuori dalle proprie case, che nasce dall’idea di Diego Perrone, artista contemporaneo astigiano affascinato dalla sperimentazione continua attraverso diversi mezzi espressivi.
Dunque, Artissima Junior non si ferma e anzi si trasforma, invitando i piccoli amanti dell’arte a diventare parte di una speciale squadra di artisti e creare opere fuori dagli schemi.
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Elaborati che diventano frammenti di un progetto collettivo e virtuale, condiviso a distanza ispirato a ispirato da YOUR ICON, progetto ideato da Juventus per invitare i tifosi a reinterpretare il logo della società nel modo più originale possibile.
Perrone, che sarà tutor dei giovani partecipanti, ha pensato di invitarli a riflettere, attraverso il ritratto, sul binomio identità / squadra. L’identità viene intesa come l’insieme dei tratti personali e caratteristici che rendono ognuno di noi unico e riconoscibile e consentono a ciascuna squadra, che è la somma delle nostre unicità, di essere irrepetibile, eccezionale e mai identica ad un’altra.
I partecipanti affronteranno questo tema attraverso diverse attività artistiche, avventurandosi nella pratica del ritratto e confrontandosi inoltre con il format della figurina dei calciatori, intesa proprio come fotografia/ritratto dell’unicità di ciascun giocatore.
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L’idea di rivolgersi, in occasione di questa speciale edizione di Artissima Junior, a un numero illimitato di piccoli interlocutori ha portato l’artista a scegliere il formato della lettera aperta. Uno strumento personale e diretto capace di instaurare un rapporto tra chi lo riceve e l’artista, rendendo ciascun bambino protagonista delle parole che legge ovunque sia nel mondo.
Prontamente convertite in speciali email dedicate ai piccoli partecipanti, facilmente fruibili senza un programma di posta, le lettere appariranno con cadenza variabile sul sito di Artissima nella pagina dedicata al progetto Artissima Junior.
I partecipanti scopriranno, grazie all’artista e alle sue lettere, quanta libertà ci sia nella produzione artistica e come, a partire da semplici regole, ognuno possa attivare la sua fantasia in maniera creativa trasformando le opere in un progetto concettuale condiviso.
Il tutto, come accaduto nelle due edizioni precedenti di Artissima Junior all’Oval Lingotto di Torino, mira a produrre un’opera corale che sottolinei l’importanza dell’apporto dei singoli nella creazione di un tutto che diventa obiettivo comune da perseguire insieme.
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Ciascun partecipante sarà libero di scegliere se inviare il proprio elaborato all’artista attraverso il sito di Artissima perché venga pubblicato e condiviso, oppure di tenerlo per sé.
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Si diceva del legame, sempre all’insegna dell’arte, con l’iniziativa YOUR ICON: l’opera corale sarà infatti la risultante del lavoro di tutti coloro che vorranno entrare in questa speciale squadra di artisti e verrà presentata come nuova interpretazione del logo Juventus, ormai diventato un’icona, come quelle che vengono create dagli utenti sulla piattaforma www.youricon.juventus.com, online da qualche settimana, ma con la peculiarità di essere l’unica risultante da un lavoro di squadra fatto da tutti i bambini che parteciperanno.
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Così Luca Adornato, Head of Marketing di Juventus: «Siamo felici di collaborare di nuovo con Artissima, per questa edizione speciale che ancora una volta avvicina i bambini all’arte contemporanea e che ci permette anche di integrare YOUR ICON, un progetto a cui teniamo particolarmente e che abbiamo lanciato da poco. Questa nuova incursione nel mondo dell’arte ci consente di continuare il percorso di avvicinamento e contatto con territori distanti dal nostro quotidiano ma che attraverso una lente particolare, che è quella dei bambini, ci permetterà di veicolare alcuni dei valori per noi fondamentali come il gioco di squadra e la collaborazione».
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Queste le parole di Ilaria Bonacossa, Direttrice di Artissima: «In questi tempi ci siamo resi conto di come la società e i bambini abbiano bisogno dell’arte e della creatività per sentirsi liberi e felici. Creare insieme a un giovane artista offre l’occasione di sentirsi parte di una squadra e di comprendere come le regole non siano una gabbia ma la struttura da cui spiccare il volo con la fantasia».
Perché condividere idee, pensieri e creatività rende ognuno parte di una squadra capace di superare nuove sfide.
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Black&Wihte Stories: in difesa… della tattica!
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Pareri lontani di Chiellini, Cannavaro e Grosso
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Non c’è giornalista sportivo che non sappia come a una domanda sulla tattica esistano due tipi di risposte immediate, quasi istintive, figlie naturali del ruolo che si occupa in campo. L’attaccante minimizza, spesso ammette di non esserne troppo incuriosito, quasi la sentisse come un limite interpretativo del gioco, una gabbia di tutte quelle dimensioni più individuali che invece lo appassionano. Senza contare che i bomber sentono di essere pesati sulla bilancia della concretezza, del numero di gol fatti, non si dichiarano mai soddisfatti del tutto se i movimenti sono stati giusti e impeccabili ma la rete non è arrivata. Se invece si parla con un difensore, ti si apre un mondo, scopri che la consapevolezza della propria funzione viene proposta sempre in relazione alle esigenze collettive, si percepisce che c’è un’abitudine a pensarsi come parte di un tutto. “La Juve ha Bonucci e Chiellini che dovrebbero tenere un corso universitario ad Harvard per come difendono“ ha dichiarato José Mourinho dopo Manchester United-Juventus della scorsa Champions League. Un riconoscimento esplicito del grado di sapere dei nostri centrali, pratico e teorico insieme, altrimenti non si diventa docenti di livello internazionale nella materia.
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La riprova di questo nesso tra ruolo e lettura del calcio si ha in una serie di interviste del primo decennio degli anni 2000 proposte da Hurrà Juventus. Ne sono protagonisti Giorgio Chiellini (nello status ancora di “ricercatore”) e i due Fabio Mondiali, Cannavaro e Grosso. Un allenatore in campo (più tante altre cose) e due che quel mestiere hanno deciso d’intraprenderlo.
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IL PRINCIPIO DELLA COMPATTEZZA
“Ho un’opinione netta: a farti vincere le partite è la compattezza di squadra”. Parla così il nostro attuale Capitano e ti viene in mente quanto lavoro debba fare dalle retrovie per garantire la giusta distanza tra i reparti. In un calcio più statico, si pensava che l’equilibrio tattico fosse compito preminente del reparto di mezzo, deputato a muovere la propria linea come una fisarmonica. Ma se vuoi prendere campo ed esercitare la supremazia territoriale come fa sistematicamente la Juve di oggi, è necessario mandare a memoria il giovane Chiellini dei primi anni in bianconero, quando aveva già maturato l’idea che “Le individualità possono farti vincere le partite, ma c’è bisogno di un atteggiamento collettivo”. Perché non può essere la ricetta per vincere un campionato chi pensa di “sopperire con la forza dell’attacco agli squilibri tattici”. Giorgio ne è fortemente convinto, “A gioco lungo non può reggere”.
TRA ORGANIZZAZIONE E ISTINTO
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Il Chiello va anche oltre. Più di dieci anni fa trovava proprio nella “nostra organizzazione tattica” l’aspetto che contraddistingue il calcio italiano e lo rende diverso rispetto agli altri: “E’ una garanzia di competitività, mi piace che anche le gare contro le squadre più piccole siano difficili. Parlo da difensore, magari sbaglio, ma quando vedo nella Liga andare in casa del Barcellona, affrontarlo a viso aperto e uscire dal Nou Camp con cinque o sei reti sul groppone lo considero un affronto al calcio”.
Fabio Cannavaro, che valuta ancora oggi nel suo senso dell’anticipo la caratteristica dominante del suo essere difensore, all’epoca si preoccupava molto del libero arbitrio che il singolo comunque esercita, sempre che sia in grado di farlo: “La tattica non dev’essere esasperata, guai se in campo ti accorgi che stai diventando un burattino che deve assolvere a una serie di compiti. Quel che è necessario è possedere una buona organizzazione di base, poi bisogna che ci sia la possibilità di esprimere l’istinto del giocatore. Se hai un allenatore che t’insegna dei movimenti ma tu non riesci a leggere prima degli altri la giocata o non ti posizioni bene con il corpo c’è poco da fare, rischia di essere tutto inutile quel bagaglio di nozioni teoriche che hai appreso”.
Di istinto parla anche Fabio Grosso e viene spontaneo immaginare la discesa che determina il rigore contro l’Australia o la conclusione suggerita da Andrea Pirlo che fa saltare la difesa tedesca: “Se vado in certi spazi è anche perché in quel preciso istante ci credo e talvolta è il movimento esatto, quello che ci vuole per arrivare al tiro”. Ma anche lui è ancora uno studente in campo, “mi aiuta anche la forte passione che provo verso il calcio, mi piace guardarlo tutto e cerco di rubare anche i più piccoli segreti da quel che vedi per migliorarti costantemente. Mi applicavo da giovane e continuo ancora oggi, è così che puoi sperare di dare sempre il massimo in ogni partita”. Infine, arricchisce la sua riflessione con una considerazione che coglie quella che nel tempo è diventata una tendenza più netta, come ha certificato il recente investimento della Juventus su Matthijs De Ligt: “Bisogna considerare che nel calcio di oggi non è un modo di dire che tutti sono importanti allo stesso modo. Mi spiego così anche il fatto che il valore di tanti difensori sia cresciuto sul mercato. Un buon centrale può essere decisivo quanto un goleador ai fini della costruzione di una buona squadra”.
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Behind the Goal |La punizione di Dybala e il ritorno del Capitano
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Da una prospettiva unica riviviamo alcuni dei migliori momenti di questa stagione. In questo episodio vi portiamo a bordocampo per apprezzare la punizione di Dybala, il ritorno in campo di Chiellini e molto altro…
Black&White Stories: Quagliarella, 364 giorni dopo…
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Il gol del grande ritorno
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In questi giorni di sosta forzata ci sono state molte occasioni per rivedere brani del nostro passato. Lontani dalle ragioni della contingenza e immersi in un repertorio vasto, si è potuto così apprezzare in maniera più ragionata la dimensione qualitativa di alcuni giocatori e tra questi Fabio Quagliarella si è ritagliato una parte da protagonista. Il motivo è molto semplice.
Al di là dei numeri, che pure sono estremamente lusinghieri per colui che l’anno scorso si è guadagnato il titolo di capocannoniere della Serie A a dispetto dell’età che avanza, l’ex bianconero è un bomber che ha saputo definire un suo stile. I suoi gol sono frutto del coraggio, talvolta ai limiti della follia, come ben sanno i tifosi della Signora. Soluzioni in acrobazia e conclusioni da posizioni impossibili: questo è stato – e lo è tuttora – il suo marchio di fabbrica, che la Juventus ha potuto apprezzare nelle 4 stagioni vissute insieme, dal 2010 al 2014. Nella galleria delle sue 30 realizzazioni, sono molte quelle che si impongono per bellezza e che ne definiscono la cifra tecnica. E forse la sua firma più indelebile è in quel “pronti, via e gol” di San Siro nel campionato del secondo scudetto consecutivo, quando al terzo minuto un destro gela un ottimo portiere come Samir Handanovic, sorpreso da tanta rapidità d’esecuzione oltre che dalla lunga distanza. Perché Fabio è uno che vede subito la porta, è il suo primo pensiero, anche quando non è facile intercettarla con lo sguardo.
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C’è però un gol speciale per Quagliarella, il più atteso, quello festeggiato con un misto di felicità e rabbia. Come si fa quando si esce da una situazione difficile, lunga e tormentata. E’ quello messo a segno nel pomeriggio del 18 dicembre del 2011: non è una rete che incide fortemente sul risultato, non è neanche una delle più in linea con le sue abitudini. E’ probabile che nella memoria di tanti si sia un po’ perduta, non è in Juventus-Novara che si compie la parte più emozionante del cammino della squadra nella stagione del primo tricolore. Ma Fabio, ne siamo certi, quel momento lo ha bene in testa.
L’ANTEFATTO
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L’antefatto di quel gol è piuttosto lungo. Non si può che partire dal primo anno di Fabio in bianconero, con 9 gol nella prima parte del torneo, un rapido inserimento nella squadra e la sensazione gara dopo gara di avere trovato il terminale decisivo per un ulteriore salto di qualità collettivo. Un percorso che si interrompe bruscamente il 6 gennaio 2011 in Juventus-Parma con l’infortunio al legamento crociato anteriore destro. Lo stop è lungo e doloroso, si ragiona sui mesi. Diventa normale – in questi casi dove gli ottimisti sono in minoranza – che per rialzarti col fisico e nel morale ti rimetta a pensare al tuo ultimo gol, quella splendida rovesciata al Chievo da azione originata da un calcio d’angolo. L’esatta raffigurazione di cosa si intenda quando si parla di un gol “alla Quagliarella”…
Cambia molto alla Juve nell’estate di quell’anno, non la fiducia verso le capacità di recupero dell’attaccante campano. Otto mesi dopo, a Catania, rivede il campo per gli ultimi di gara. Antonio Conte gli riaffida successivamente la maglia da titolare solo in Coppa Italia, è ancora troppo presto per buttarlo nella mischia dal primo minuto.
LA CILIEGINA SULLA TORTA
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Sono trascorsi 364 giorni dall’ultimo gol e tocca a lui contro il Novara. “Quando ho saputo che il mister mi avrebbe messo dall’inizio mi interessava solo cercare la prestazione ed è arrivata”. Parla così Fabio, alla fine della gara con il Novara, ed è la giusta descrizione di quanto visto in campo. Il 18 bianconero – in maglia rosa quel giorno – partecipa da sponda a molte delle tante occasioni prodotte (se ne contano 14 a fine partita). Prende anche più falli di ogni altro compagno e determina 2 cartellini gialli per gli avversari: segnali che non c’è nessuna paura nei contrasti, anzi, li si cerca.
A un quarto d’ora dal termine si prende la scena. C’è un corner calciato da Pepe, esattamente com’era successo a Verona. Niente rovesciata stavolta, Quagliarella salta e resta in aria quel tanto che serve per rubare il tempo al difensore. L’impatto con il pallone è perfetto, il colpo di testa regala il 2-0 alla Juve. “Il gol è stata la ciliegina sulla torta, da dedicare a Storari e Toni che me lo avevano pronosticato”.
Un anno dopo (meno 24 ore) il passato si allontana decisamente e si può guardare avanti…
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Best of | Cuadrado
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I Numeri, le Giocate, i Balletti! Il Meglio di Juan
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Tanti auguri, Leo!
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Trentatré anni oggi per Bonucci. I nostri auguri:
Oggi spegne trentatré candeline Leonardo Bonucci.
Semplicemente, uno dei nostri pilastri. Una colonna della difesa, ma non solo: dell’intera squadra. Non per caso, in questa stagione ha indossato il simbolo che più di ogni altro ne attesta il carisma, vale a dire la fascia di Capitano.
Bonucci è uno degli esempi, per i giocatori che arrivano alla Juventus: uno di quelli da osservare, in allenamento e in partita. Uno di quelli che indicano la strada al gruppo. E di nuovo non è un caso che sia anche uno dei giocatori più vincenti nel gruppo bianconero.
In attesa di ricominciare a progettare nuove entusiasmanti vittorie insieme, auguriamo di cuore a Leo buon compleanno!
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Black&White Stories | La Juve e… Canzonissima!
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1969, un’edizione speciale
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C’è stato un tempo dove il sabato sera – dalla fine di settembre al fatidico 6 gennaio quando si proclamavano i fortunati vincitori della Lotteria Italia – che l’intero Paese si sedeva in salotto e le famiglie (nessuno escluso) aspettavano un appuntamento canonico e rituale. Si assisteva tutti insieme a uno spettacolo in grado di calamitare attenzione, pareri e polemiche attorno alla musica leggera. Un patrimonio nazionale con il suo contorno di divi al pari del calcio, l’altra forma di divertimento che accomunava milioni di persone e che arrivava puntuale al pomeriggio del giorno dopo, fischio d’inizio ore 14.30 per tutte le otto partite in calendario, in rigorosa contemporaneità.
Canzonissima e la Serie A, questo è stato a lungo il weekend degli italiani e non fa eccezione il 1969, anno turbolento nella politica italiana (e un’eccezione tragica c’è, a dire il vero, il 13 dicembre, quando lo spettacolo canoro viene rinviato per il lutto nazionale determinato dalla strage di Piazza Fontana a Milano).
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A stabilire un forte legame tra i due ambiti c’era il tifo. Perché la manifestazione canora era organizzata come un vero e proprio campionato o – ancor più precisamente – come una Champions League ante litteram, con fasi diverse fino ad arrivare a una finalissima che proponeva sei cantanti, ognuno dei quali proponeva il pezzo che era piaciuto maggiormente al pubblico. Che si esprimeva attraverso l’acquisto dei biglietti, ogni voto più che ispirarsi a un ideale di democrazia canora si legava al sogno di una vincita milionaria. Ognuno aveva uno o più beniamini, ma il giudizio popolare riguardava anche la complessità dello spettacolo diretto da Antonello Falqui. E quindi, tra un’esibizione e l’altra, non mancavano ulteriori discussioni sui presentatori – Johnny Dorelli e Raimondo Vianello per l’edizione del 1969 – e soprattutto sui balletti delle gemelle Kessler, Alice ed Ellen, le tedesche più note in Italia lungo tutto il decennio.
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IL SABATO IN RITIRO
“Sarà bella o sarà brutta, farà ridere o farà chiudere il televisore, fatto sta comunque che Canzonissima di quest’anno fa parlare molto di sé”: nel numero di dicembre del 1969 Hurrà Juventus introduceva così la sua indagine presso i giocatori della squadra. Qual è il loro indice di gradimento nei confronti dello spettacolo proposto in tv al sabato sera, quando si è tutti in ritiro a consumare le ore in attesa della partita? Emergono gusti estremamente diversificati, alcuni decisamente antitetici. Francesco Morini ammette di non seguirla molto, preferisce “un buon libro”; Beppe Furino non si diverte: “Arrivo alla fine dello spettacolo con fatica, anche perché c’è poco umorismo”; Bob Vieri (il padre di Christian detto Bobo) la stronca: “Non mi dice nulla, non mi piace” , anche se resta a guardarla insieme ai compagni. E chissà come osserva coloro che invece la apprezzano come puro intrattenimento, come esprime Pietro Anastasi “Si passa un’oretta e mezza di distensione, senza problemi”. Il più entusiasta è il giovane Antonello Cuccureddu, che la definisce una “magnifica trasmissione” e svela di averla sempre vista, “anche gli scorsi anni, e non ne ho mai perso un numero”.
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LE KESSLER A CENTROCAMPO
Molto più dei cantanti – vincerà per la cronaca Gianni Morandi, che ha voluto partecipare proprio per difendere il titolo di campione guadagnato nell’edizione precedente – a catalizzare l’attenzione sono le gemelle Kessler. Ed anche in questo caso, il dibattito è rovente. Scontata la calorosa approvazione del connazionale Helmut Haller, molto meno ovvia è la raffinata analisi sulle loro performance: “Le Kessler sono veramente brave; dicono che si ripetono sovente, ma occorre tenere presente la limitazione di spazio del palcoscenico, troppo piccolo per loro; io le ho viste al Lido di Parigi: tutta un’altra cosa”. Stessa posizione ha Erminio Favalli: “Le Kessler mi fanno impazzire”, e sette anni prima di Tutto il resto è noia di Franco Califano, esprime un concetto identico: “Guardo solo loro, il resto non mi interessa”. In controtendenza c’è Gianfranco Zigoni, che del resto diventerà famoso anche per pareri e look decisamente poco politically correct: “Le signorine Kessler sono sempre uguali, monotone, da dieci anni fanno sempre le stesse mosse, insomma mi sono venute a noia”. Sulla stessa lunghezza d’onda c’è anche Gianluigi Roveta: “ Non sono né carne né pesce”. Decisamente originale, infine, a conferma che gli allenatori sono dotati di uno sguardo diverso per definizione, è la valutazione del mister, Ercole Rabitti: “Le gemelle tedesche sono simpatiche, hanno molto talento, anche se si ripetono un po’ troppo. Fossi allenatore di una squadra femminile le farei giocare mezze ali di centrocampo, col compito di scambiarsi di posto ogni due minuti; identiche come sono, metterei in imbarazzo i loro difensori, che non saprebbero più chi marcare…”.
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Quando i gol sono… velocissimi!
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Una compilation di reti fulminee!
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Juve in the World: Birmingham
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1983: la vittoria contro i campioni d’Europa in carica
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Abbiamo giocato una sola volta a Birmingham, esattamente il 2 marzo 1983. Ma proprio l’unicità della sfida, oltre che l’esito favorevole, rende mitica quella trasferta inglese in casa dei detentori della Coppa dei Campioni. Sono tre anni indimenticabili quelli vissuti dall’Aston Villa, i migliori di una storia più che centenaria, nata nel lontanissimo 1874. Un percorso che definire incredibile non è un eufemismo, se si tiene conto che all’inizio del precedente decennio i bordeaux-celesti navigavano nelle acque limacciose della terza divisione. Difficile sognare di meglio: campioni d’Inghilterra nel 1981; vincitori del massimo trofeo europeo piegando in finale i più che favoriti avversari del Bayern Monaco nel 1982; infine, a chiudere perfettamente il ciclo, l’affermazione in Supercoppa Europea sul Barcellona.
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Nessun stupore, a ben guardare, che un club britannico non di primissima fascia riuscisse a scrivere pagine così belle in quella particolare fase storica. A dispetto della Nazionale, incapace di uscire dalla presunzione di considerarsi i maestri del calcio, un fatto diventato progressivamente un’opinione a eccezione del Mondiale del 1966, per i club si può parlare di una vera e propria egemonia. Ne è la dimostrazione proprio la coppa dalle grandi orecchie, dal 1977 passata di mano tra i giocatori del Liverpool, quelli del Nottingham Forest e – per l’appunto – i magnifici 11 dell’Aston Villa (8 inglesi e 3 scozzesi, per la precisione: nessuna stella, ma tanta sostanza tipica di un calcio atletico, fatto di agonismo, contrasti, cross e ricerca della porta per la via più diretta).
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LA ROTTURA DELLA TRADIZIONE
Aston Villa-Juventus si gioca all’andata dei quarti di finale. Sulla sfida pesa una tradizione negativa e non solo per i bianconeri. Su 30 viaggi dei club italiani in Inghilterra, per 23 volte si è tornati in patria con una sconfitta, in 6 circostanze si è rimediato un pareggio e c’è solo un precedente positivo. Merito del Bologna: nella Coppa delle Fiere del 1966-67 supera 3-1 il West Bromwich Albion, che in quella gara giocò proprio a Birmingham (c’è poco da fare: il calcio è un contenitore di coincidenze senza eguali). La stessa Juve si presenta all’appuntamento senza precedentemente avere lasciato una traccia profonda del suo valore, se non nella capacità di limitare i danni per poi ribaltare i risultati negativi a Torino, com’era successo nella Coppa Uefa vinta nel 1976-77, quando le sconfitte di misura con entrambi i Manchester non avevano impedito il passaggio del turno nella gara di ritorno.
Stavolta è diverso e lo si capisce subito: Paolo Rossi va in rete dopo una manciata di secondi, bruciando sul tempo il difensore e pure la diretta televisiva di TeleMontecarlo, intenta a trasmettere ancora inserti pubblicitari dopo il fischio d’inizio. E Zbigniew Boniek colpisce a 7 minuti dal termine dopo il pareggio di Gordon Cowans, dimostrando che la Signora non si accontenta dell’1-1. Al Comunale la superiorità sarà ancora più netta, tradotta col punteggio di 3-1.
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LO STADIO E LA CITTÀ
Il Villa Park ha un primato difficilmente eguagliabile: è l’unico impianto al mondo ad avere ospitato incontri tra rappresentative nazionali in tre secoli diversi, dal diciannovesimo al ventunesimo. Su Hurrà Juventus, che celebra con diversi pezzi l’impresa della Juve, Vladimiro Caminiti lo definisce uno “stadio in legno” e si lamenta delle condizioni di lavoro: “Eravamo alloggiati in una tribunetta stampa che disponeva di tutto meno che di spazio. Ho dovuto raccontare la partita mentre si giocava, cercando coi gomiti e la rabbia gli aggettivi giusti”.
Estende il suo sguardo alla città Giovanni Lodigiani, che firma un pezzo gustoso, Il privilegio di essere juventini (a Birmingham): “Birmingham è una città che immaginavo con meno grattacieli nel suo centro, dove domina il supermarket del “Bull Ring” e la torre ricca di uffici con la pubblicità della Coca-Cola e l’ora luminosa”. A un italiano che ancora non vive la globalizzazione in casa propria, non sfugge la visibile differenza di un Paese dall’articolata presenza di stranieri: “Abbondano neri, cinesi e indiani: hanno i loro ritrovi particolari”. L’Inghilterra old style – quella che conosciamo tutti anche senza bisogno di visitarla – invece, è racchiusa in tre concetti che sfiorano quel sapere sedimentato che sono i luoghi comuni: le abitazioni ( “La periferia è ancora tradizionale: le casette di mattoni scuri, vecchie ma originali, con un pezzetto di terra per il giardino e l’auto”); il tempo (“così imprevedibile, cosi veramente variabile, cosi inglese”); la cucina (“assai penosa – è noto – crea problemi non indifferenti. Una buona soluzione è quella di riempirsi con la colazione, la “breakfast”, buona e varia; adattabile a tutti”, con ovviamente un finale prevedibile: la visita ai ristoranti italiani (oggi, a 37 anni di distanza, nella città di Birmingham se ne contano ben 113…).
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Black&White Stories | La Prima Stella
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1958: la Juve vince il decimo scudetto
A rendere speciale lo Scudetto del 1958 ci sono tanti elementi. Quell’impresa ha innanzitutto acquistato una portata storica perché al termine del campionato il Consiglio direttivo della Lega calcio decide di autorizzare i club a cucire sulle proprie maglie una stella dorata al raggiungimento del decimo titolo. E a definire ancor più il significato della vittoria della Signora c’è il parallelo con quanto sono riuscite a fare le altre due grandi storiche del calcio italiano: l’Inter è arrivata al traguardo nel 1966, il Milan addirittura al termine del decennio successivo, nel 1979.
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Per restare invece allo spirito vissuto effettivamente in quei giorni e proporre un accostamento con i tempi recenti, lo scudetto della prima stella assomiglia molto a quello della terza. Il 1958 come il 2012. Umberto e Andrea Agnelli accomunati dalla giovane età e dalle capacità di decisione; la scelta di un nuovo allenatore; una campagna acquisti di alto profilo; il conseguente totale mutamento di clima e di prospettive, impensabile alla conclusione della precedente stagione. Perché se la Juve che inizia il ciclo di 8 tricolori consecutivi è reduce da due piazzamenti consecutivi al settimo posto, quella che campioni come Omar Sivori e John Charles sono chiamati a risollevare arriva da un deludente torneo di metà classifica e da cinque anni senza successi.
Ulteriore parallelismo: la squadra campione in carica alla quale strappare lo scudetto è il Milan. Ma se la sfida diretta tra le due contendenti allo Stadium la si ricorda per la netta supremazia della Signora sul Diavolo, concretizzata nell’uno-due finale ad opera di Claudio Marchisio, quella che si gioca al Comunale il 9 marzo 1958 propone un episodio decisamente più eclatante del rigore che vale il successo trasformato da John Charles. Protagonista è proprio l’ariete gallese. Nelle battute conclusive della gara, il bomber bianconero viene lanciato a rete in contropiede; lo va a contrastare il rossonero Bergamaschi che riceve da John una involontaria gomitata e crolla a terra. Charles si trova solo davanti al portiere ma decide di fermare il gioco per mettere la palla fuori. Il pubblico gli riserva un applauso a scena aperta.
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Infine, se il precampionato della prima Juve di Antonio Conte non presenta particolari picchi di rendimento e di ottimismo, quello dell’estate 1957 genera ben più di qualche perplessità dopo la sconfitta per 6-1 maturata a Bologna. Ma il calcio delle amichevoli è ben poco indicativo: con 3 vittorie di fila, i bianconeri guadagnano subito il primato in solitaria. Non verranno mai più ripresi, disegnando così un percorso da dominatori.
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IL MISTER E LA LETTERA
Era stato proprio il mister, lo jugoslavo Ljubisa Brocic, a tranquillizzare Umberto Agnelli ai nastri di partenza. E lo aveva fatto con un impegno solenne: la Juventus, quella squadra che appariva troppo fragile in difesa nei primi test non ufficiali – e che sarebbe stata tale, ben 6 reparti arretrati concorrenti si comportarono meglio! – , avrebbe vinto il campionato. Non deve stupire un tale coraggio. L’allenatore ne aveva già dimostrato proponendosi al Presidente con una lettera dove raccontava le sue precedenti esperienze: oltre alla sua nazionale, aveva lavorato in Albania, in Egitto, in Libano e in Olanda. Ci vuole carattere per scegliere questa via irrituale: esibire un curriculum dal carattere cosmopolita (e non poco) e misurarsi in un Paese come l’Italia, dove l’attenzione sulla sua professione è notevole, per quanto non assolutamente paragonabile con l’oggi. A rafforzare la sua credibilità contribuirono le lunghe discussioni che permisero un’approfondita conoscenza reciproca. E anche quel suo portare un taccuino a ogni seduta d’allenamento, dove registrare minuziosamente ogni dettaglio statistico di ciò che vedeva, veniva visto come una stranezza – e tale era per quel tempo – ma intanto contribuiva a ottenere miglioramenti. In particolare nel reparto offensivo, che con 77 gol in 34 partite viaggiava a una media insostenibile per la concorrenza: la Fiorentina, piazzatasi seconda, ne mise a segno 21 di meno, un’infinità.
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IL CAMMINO
C’è già tutto alla prima giornata, c’è esattamente quello che il pubblico aspetta e vuole vedere. Battere il Verona 3-2 rientra nella normalità. Ma il fatto che vadano in gol contemporaneamente Boniperti, Sivori e Charles offre l’idea forte che contrassegnerà l’annata: la fusione tra l’anima della Juventus – rappresentata dal suo Capitano – e il contributo d’eccellenza dei due fuoriclasse stranieri. La linearità del cammino della Juve è garantita dalla sua fame di vittorie. Lo dimostra il fatto che al termine del torneo si conteranno solo 5 pareggi, addirittura uno in meno delle sconfitte, a esaltare le caratteristiche di campioni che amano rischiare e non accettano troppi calcoli. I bianconeri festeggiano il titolo matematicamente alla quartultima giornata, operazione tutt’altro che normale nei campionati che assegnavano 2 punti a vittoria. Il Guerin Sportivo propose ironicamente di ribattezzare uno dei luoghi più affascinanti di Torino – Piazza San Carlo – in Piazza San Charles in onore di colui che con 28 gol è il trionfatore della classifica marcatori della Serie A.
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2013/14: Scudetto numero 32!
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Riviviamo una cavalcata record
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History | Top 10 moments contro il River Plate
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Riviviamo le emozioni della Coppa Intercontinentale 1996
2002. Lo Scudetto del 5 maggio
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Le emozioni di una rimonta incredibile
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COVID-19, le misure adottate da Juventus
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I provvedimenti adottati da Juventus in ottemperanza ai DPCM ed ai decreti del Ministero della Salute
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A seguito del DPCM del 26 aprile 2020 recante “misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale”,
la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato di sospendere fino al 17 maggio 2020 tutte le competizioni sportive calcistiche organizzate sotto sua egida.
Juventus continua a monitorare la situazione relativa al Coronavirus (Covid-19) conformandosi alle disposizioni impartite delle Autorità competenti. Pertanto, preso atto dei DPCM e degli altri provvedimenti straordinari ancora in vigore per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus, la Società ha adottato una serie di misure di prevenzione che abbracciano tutte le attività del Club.
ATTIVITÀ APERTE AL PUBBLICO
In ottemperanza alle disposizioni del Dpcm del 26 aprile 2020, lo Juventus Museum sarà chiuso al pubblico fino al 17 maggio, salvo diversa disposizione ministeriale.
Gli interventi di sanificazione delle superfici dei luoghi di lavoro vengono effettuati con regolarità attraverso l’utilizzo di prodotti disinfettanti a base alcolica od ipoclorito di sodio.
È stata infine operata la sanificazione di ogni sede Juventus, dei pullman delle diverse squadre e di ogni indumento utilizzato dagli atleti tramite tintorie industriali.
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JUVENTUS STORE
Gli Juventus Store di Torino, Milano e Roma sono al momento chiusi.
ATTIVITÀ AGONISITCA
A seguito del DPCM del 26 aprile 2020,
la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato di sospendere fino al 17 maggio 2020 tutte le competizioni sportive calcistiche organizzate sotto sua egida.
Prima Squadra Maschile e Femminile
Tre i giocatori risultati positivi al COVID-19: Daniele Rugani, Blaise Matuidi e Paulo Dybala. Per tutti e tre è scattato l’isolamento domiciliare volontario.
Daniele Rugani e Blaise Matuidi hanno effettuato, come da protocollo, il doppio controllo con test diagnostici (tamponi) per il coronavirus-Covid 19. Gli esami hanno dato esito negativo. I giocatori pertanto sono stati dichiarati guariti in data 15 aprile e non sono più sottoposti al regime di isolamento domiciliare.
La partita di Champions League fra Juventus e Olympique Lione è rinviata a data da destinarsi
—
Il Responsabile del Settore Medico, Dott. Stefanini, in ottemperanza a quanto disposto dal Gruppo Scientifico dei medici sportivi di Serie A, ha comunicato, esplicato e disposto per le Prime Squadre Maschile e Femminile le seguenti 21 regole che valgono anche per dirigenti, personale tecnico e addetti ai lavori.
NON BERE DALLA STESSA BOTTIGLIA
Non bere dalla stessa bottiglietta, borraccia, bicchiere né in gara né in allenamento, utilizzando sempre bicchieri monouso o una bottiglietta nominale o comunque personalizzata, e non scambiare con i compagni altri oggetti come asciugamani, accappatoi, ecc.
NON MANGIARE NELLO SPOGLIATOIO
Evitare di consumare cibo negli spogliatoi.
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GLI INDUMENTI
Riporre oggetti e indumenti personali nelle proprie borse, evitando di lasciarli esposti negli spogliatoi o in ceste comuni.
I FAZZOLETTI DI CARTA
Buttare subito negli appositi contenitori i fazzolettini di carta o altri materiali usati come cerotti, bende, ecc.
LAVARSI LE MANI
Lavarsi accuratamente le mani il più spesso possibile: il lavaggio e la disinfezione delle mani sono decisivi per prevenire l’infezione. Le mani vanno lavate con acqua e sapone per almeno 20 secondi e poi, dopo averle sciacquate accuratamente, vanno asciugate con una salvietta monouso; se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol al 60%.
SERVIZI IGIENICI
Evitare, nell’utilizzo di servizi igienici comuni, di toccare il rubinetto prima e dopo essersi lavati le mani, ma utilizzare salviette monouso per l’apertura e la chiusura dello stesso.
DISPENSER E DISINFETTANTE
Favorire l’uso di dispenser automatici con adeguate soluzioni detergenti disinfettanti, sia negli spogliatoi, sia nei servizi igienici.
NON TOCCARSI OCCHI, NASO, BOCCA
Non toccarsi gli occhi, il naso o la bocca con le mani non lavate.
TOSSIRE NEL BRACCIO
Coprirsi la bocca e il naso con un fazzoletto – preferibilmente monouso – o con il braccio, ma non con la mano, qualora si tossisca o starnutisca.
CAMBIO D’ARIA
Arieggiare tutti i locali il più spesso possibile.
PULIRE TAVOLI, SEDIE, RUBINETTI
Disinfettare periodicamente tavoli, panche, sedie, attaccapanni, pavimenti, rubinetti, maniglie, docce e servizi igienici con soluzioni disinfettanti a base di candeggina o cloro, solventi, etanolo al 75%, acido paracetico e cloroformio.
COSA FARE IN PISCINA
In caso di attività sportiva o allenamento in vasca, richiedere un costante monitoraggio dei parametri chimici (cloro o altre soluzioni disinfettanti) e dei parametri fisici (fra cui il pH o la temperatura, che influisce sul livello di clorazione) .
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COSA FARE AI PRIMI SINTOMI
Gli atleti che manifestino sintomi evidenti di infezione respiratoria e/o febbre devono immediatamente abbandonare il resto della squadra, possibilmente, isolarsi, e avvisare il medico sociale nelle squadre professionistiche o il responsabile medico della federazione nei raduni federali, che provvederà a rivolgersi, se ne sussistesse l’indicazione, al Numero 112 o al Numero 1500 del Ministero della Salute operativo 24 ore su 24, senza recarsi al Pronto Soccorso.
VACCINARSI CONTRO L’INFLUENZA
Per chi non fosse ancora vaccinato contro l’influenza, ricorrere il più rapidamente possibile il vaccino antiinfluenzale, in modo da rendere più semplice la diagnosi e la gestione dei casi sospetti.
I CONTATTI A RISCHIO
Informarsi dagli atleti e dal personale societario se ci sono stati eventuali contatti in prima persona o all’interno del proprio ambito familiare con persone rientrate da zone a rischio o in quarantena.
LO SCREENING MEDICO SPORTIVO
Utilizzare la visita medico-sportiva quale fondamentale strumento di screening, attraverso un’attenta anamnesi ed esame obiettivo per l’individuazione di soggetti potenzialmente a rischio immunitario o con sintomatologia.
I RADUNI DELLE NAZIONALI
In caso di raduni nazionali o di atleti o di manifestazioni di circuito internazionale autorizzate anche all’estero, prevedere sempre la presenza di un Medico di Federazione che possa valutare clinicamente, a livello preventivo, tutti i partecipanti, identificando eventuali soggetti a rischio e adottando le più idonee misure di isolamento, seguendo adeguate procedure gestionali secondo gli indirizzi del Ministero della Salute.
I MEDICI SOCIALI
Lo staff medico deve monitorare con attenzione i Paesi verso cui si è diretti o da cui si rientra, secondo le indicazioni del Ministero della Salute. La FMSI ha istituito un collegamento diretto e indirizzi di posta elettronica specifica per tutti i Medici Federali, che sono il punto di riferimento delle Società e degli Atleti, per un più efficace coordinamento delle informazioni grazie alla linea diretta fra Ministero della Salute, Ministero dello Sport, Coni e FMSI.
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NIENTE PREMIAZIONI
Evitare premiazioni o altre forme di contatto con il pubblico (es. club o manifestazioni varie)
IL RISCHIO DELLE INTERVISTE
Utilizzare un unico microfono nelle interviste da disinfettare ogni volta (quindi non vari microfoni tenuti in mano dal giornalista)
EVITARE IL CONTATTO CON I TIFOSI
Uscire dal centro di allenamento e/o dallo stadio nel bus della squadra o sull’auto privata evitando il contatto fisico con tifosi (es. evitare selfie, autografi e abbracci).
Prima Squadra Femminile
La FIGC dispone la sospensione e il rinvio a data da destinarsi di tutte le gare della Divisione Calcio Femminile (Campionato Serie A femminile TIMVISION, Campionato Nazionale femminile Serie B, Campionato Nazionale femminile Primavera, Coppa Italia femminile TIMVISION) in programma durante tutto il periodo di vigenza delle prescrizioni imposte dal D.P.C.M. del 9 marzo 2020 e, successivamente, del D.P.C.M. 1 aprile 2020 e 10 aprile 2020.
Anche gli allenamenti della Prima Squadra Femminile sono sospesi, a data da destinarsi.
Under 23
Sospeso il campionato di Serie C, sono fermi anche gli allenamenti della squadra.
Settore giovanile
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A seguito del DPCM del 10 aprile 2020, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato di sospendere definitivamente dei seguenti Campionati e Tornei giovanili organizzati dal Settore Giovanile e Scolastico, programmati per la stagione sportiva 2019/2020:
− Campionati Giovanili Nazionali, Under 18 Serie A e B, Under 17 Serie A e B, Under 17 Serie C, Under 16 Serie A e B, Under 16 Serie C, Under 15 Serie A e B e Under 15 Serie C;
− Tornei Giovanili a carattere nazionale, fasi interregionali e fasi finali Under 14 PRO e Under 13 PRO;
− Fasi interregionali e fasi finali dei Campionati Giovanili Nazionali Femminili Under 17 e Under 15.
Settore giovanile maschile
UNDER 19 – Tutte le gare del Campionato Primavera 1 TIM, SONO sospese. Sospesi anche gli allenamenti, rinviata a data da destinarsi la partita di Youth League contro il Real Madrid, prevista inizialmente per l’11 marzo.
UNDER17-UNDER15 – attività ufficiale sospesa.
UNDER14-UNDER13 – attività ufficiale sospesa.
UNDER12-UNDER7 – attività ufficiale sospesa.
Settore giovanile femminile
A seguito del DPCM del 10 aprile 2020, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato di sospendere definitivamente lo svolgimento del Campionato Nazionale Primavera organizzato dalla Divisione Calcio Femminile.
TUTTE le attività (Under 19 compresa) sono sospese.
ESPORTS
Le gare della sesta giornata del torneo eFootball.Pro, cui la Juventus partecipa con il suo team, inizialmente in programma per sabato 7 marzo, sono rinviate a data da destinarsi
DIPENDENTI
Ad oggi, alla luce delle ulteriori restrizioni imposte dal DCPM del 11.3.2020 e fatta eccezione per la Sede Principale (HQ), per i centri allenamento (JTC Continassa e Vinovo) e per lo stadio, tutte le altre sedi di lavoro sono state chiuse.
L’attività aziendale presso la Sede Principale (HQ), i centri allenamento (JTC Continassa e Vinovo), nonché lo stadio è stata comunque ridotta al minimo essenziale, ovvero alle sole attività ritenute necessarie e indifferibili (incluse le attività di sanificazione degli ambienti di lavoro).
La presenza di personale dipendente è stata conseguentemente ridotta al minimo necessario.
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Juventus ha infine impartito precise indicazioni ai propri dipendenti, invitandoli ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni igienico sanitarie di seguito riportate:
•
lavarsi spesso le mani e utilizzare le soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani;
•
evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;
•
evitare abbracci e strette di mano;
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mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro;
•
igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);
•
evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva;
•
non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
•
coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
•
non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;
•
pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;
•
usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate.
Juventus ha inoltre invitato tutti i dipendenti delle varie sedi a limitarsi agli spostamenti strettamente necessari per motivi di servizio. La Società sta mettendo in atto iniziative e misure concrete a supporto dei propri dipendenti volte a sostenere tutti, anche con particolare riguardo alle famiglie.
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Riparte il JTC
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Allenamenti individuali per i calciatori
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Dopo la giornata di test ed esami, effettuati ieri, al J Medical, una parte dei calciatori della Juventus ha iniziato a frequentare lo Juventus Training Center della Continassa per seguire un percorso di ripresa della forma agonistica. Si rammenta che in base alla circolare del Ministero dell’Interno del 3 maggio, tali allenamenti si svolgeranno su base individuale e con arrivi scaglionati per permettere la piena ottemperanza alle norme in vigore.
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Black And White Stories | 1967: idee per migliorare il calcio
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Proposte contro la crisi del gol
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Si parla molto di questi tempi di un’innovazione regolamentare che potrebbe stravolgere le abitudini degli allenatori circa la gestione delle risorse tecniche. E’ opinione diffusa che se mai la stagione calcistica potesse riprendere, si darebbe la possibilità di effettuare cinque cambi rispetto all’undici di partenza, con l’aggiunta di un sesto nelle gare dove si arrivasse ai tempi supplementari. Sarebbe un’autentica rivoluzione, motivata con l’esigenza di garantire una giusta rotazione di giocatori in presenza di un calendario denso di impegni ravvicinati.
Un’opzione che porterebbe a un cambio di mentalità per i mister, che si troverebbero una più ampia scelta, una maggiore possibilità di correzione in corsa e – di conseguenza – una diversa strategia nella condotta di gara. Peraltro, non pochi di loro hanno già espresso nel recente passato il desiderio di intraprendere questa strada al di là dell’eccezionalità del momento che stiamo vivendo, in ragione di organici molto più ampi e di un gioco atleticamente più dispendioso rispetto al passato.
Del resto, il regolamento del calcio è andato incontro a diverse modifiche nel tempo. E per quante ce ne siano state – al pari di altri sport che hanno prodotto innovazioni strutturali (si pensi al tiro da 3 nel basket o al diverso modo di contare i punti nel volley), altrettante e anche di più sono state ipotizzate, proposte e discusse. Significativo, a tal proposito, è l’articolo di Ferruccio Berbenni su Hurrà Juventus nel maggio del 1967, a partire dal titolo: Ingrandiremo le porte?.
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Un pezzo che si propone di fare il punto sulle riforme in agenda partendo da una previsione circolante all’epoca (ma già respinta da tutti gli addetti ai lavori, non così apocalittici): “il calcio, isterilito nei risultati e impoverito nello spettacolo, avrebbe solo quaranta-cinquant’anni di vita ancora. Poi la fine”. Da qui l’esigenza di cambiamenti anche radicali, giustificati dalla clamorosa rarefazione di ciò che più appassionava gli spettatori: il gol. Pensate, nel 1952-53, la Serie A ne aveva ospitati 830, toccando quota 897 alla fine degli anni ’50. Nel 1966-67, invece, si toccava il punto più basso con solo 613 reti: una differenza enorme, un vero e proprio abisso che imponeva una rapida sterzata.
LA COLPA E IL RIMEDIO
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Perché il calcio si era andato progressivamente a inaridirsi? Colpa della tattica, secondo l’estensore dell’articolo che fa riflettere i tifosi bianconeri: “Non è più uso ma abuso”. Con la conseguenza di diminuire “l’interesse spettacolare del gioco perché si impedisce al giocatore di esprimere una sua personalità”.
Declinata la tesi, ecco il rimedio più immediato: ingrandire le porte a beneficio degli attaccanti. Con ragioni inerenti l’evoluzione fisica degli atleti: “Quando gli inglesi fissarono le dimensioni della porta, nel 1866, gli atleti correvano i 100 metri in 12″, i 400 in 55″ e in altezza salivano a metri 1,80. Oggi questi limiti sono stati aumentati del 20-25 per cento. Perché anche il portiere è oggi più atleta, bisogna aggiornare le misure della porta per mantenere la proporzione studiata nel 1866 dagli inglesi e fondatori”. Una soluzione non priva di fondamento scientifico, ma che non impedisce l’emersione paradossale dell’idea esattamente opposta (molto poco dibattuta, per la verità): “per rendere il gioco più offensivo, si dovrebbe restringere la porta”. Aumentando la difficoltà del gol, cioè, si avrebbero squadre più votate a cercarlo. Non abbiamo controprove perché tutto resterà immutato, anche se è vero che nel calcio a 5 – ma lo si può considerare una versione miniaturizzata del calcio a 11? – i punteggi sono più robusti…
ALTRE IDEE INNOVATIVE
Di fuorigioco si parla da tantissimo tempo e a cicli ricorrenti. Interessante è che nel 1967 se ne discuta prima che il calcio olandese lo proponga come un principio costitutivo di un’idea radicalmente diversa del gioco, facendolo diventare un’arma tattica. La soppressione viene vista come una via che “porterebbe a più numerose segnature ma anche a un notevole disordine nell’organizzazione del gioco, un ulteriore rinforzarsi delle difese. Sarebbe insomma un passo indietro, molta confusione, e il gioco risulterebbe non orchestra ma avventura”.
Più praticabile è aumentare il numero delle sostituzioni, ricordando che all’epoca si poteva cambiare solo il portiere in caso d’infortunio.
Infine, c’è anche lo spazio per una suggestione totalmente persa per strada: “allargare fino alle linee laterali l’area di rigore, aumentandone la superficie anche frontalmente. Sarebbe punito con il calcio di rigore anche un fallaccio commesso a trenta metri dalla porta”. Se mai fosse passata un’idea così “eversiva”, il calcio avrebbe cambiato totalmente la sua natura, diventando uno sport dalla correttezza estrema o dal numero abnorme di tiri dal dischetto (e ve le immaginate le polemiche conseguenti?). Neanche lo spirito dell’imminente ’68 poteva arrivare a una soluzione calcisticamente così rivoluzionaria..
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History | Lo Scudetto numero 30!
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La Juve torna a vincere il tricolore nel 2012… che annata!
Covid-19, guarito Paulo Dybala
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Il giocatore ha effettuato doppio controllo, che ha dato esito negativo
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Paulo Dybala ha effettuato, come da protocollo, il doppio controllo con test diagnostici (tamponi) per il coronavirus-Covid 19.
Gli esami hanno dato esito negativo. Il giocatore è pertanto guarito e non più sottoposto al regime di isolamento domiciliare.
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Classic Match | Milan-Juve, 1997
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Quell’incredibile vittoria a San Siro…
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Black&White Stories | Alex e i numeri
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Del Piero: i gol e le partite “epocali”
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705 partite e 289 gol. Nessuno nella storia bianconera ha i numeri di Alessandro Del Piero per continuità di presenze e per reti segnate. Un’impresa, a ben guardare, tutt’altro che semplice da fare pensando a chi aveva davanti il Pinturicchio: Gaetano Scirea nel primo caso, Giampiero Boniperti nel secondo. Due esempi che rappresentano perfettamente la juventinità per lo stile mostrato coerentemente in tutta la loro carriera. Era – il loro – un calcio dove la fedeltà nel tempo e il diventare una bandiera del proprio club non era difficile come oggi, dove solo la Signora può vantare un nutrito gruppo storico formato da giocatori di lunga militanza come Gigi Buffon, Giorgio Chiellini e Leonardo Bonucci. Del Piero è riuscito peraltro a rimanere diciannove anni nello stesso club in qualità di attaccante e il dettaglio non è trascurabile: nel suo ruolo, tendenzialmente, c’è maggiore “usura”. Ci si deve confermare a ogni stagione, la produzione di gol non può che essere continua, i momenti di difficoltà e gli eventuali passaggi a vuoto sono più pesanti da accettare ed assorbire.
In una carriera così ricca, c’è un’infinità di numeri importanti. Tra questi, acquistano uno spazio particolare quelli più memorizzabili, attesi più degli altri perché vanno a definire esattamente la misura del raggiungimento di certi traguardi. E qui la distinzione tra presenze e gol – nel caso del 10 bianconero – si fa davvero intrigante.
Illustra tappe molto diverse, delineando uno dei tanti percorsi possibili per raccontare una delle tante versioni di Alessandro Del Piero.
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LA DIFFERENZA TRA 100 E 200
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In due occasioni Alex ha toccato quota 100 per quanto riguarda le realizzazioni (e non è andato molto lontano dall’arrivare alla terza). Ma tra le due ricorrenze, c’è una bella differenza e una piccola e significativa storia da raccontare.
La centesima rete è più un invito al futuro che una marcata sottolineatura di quanto già fatto. Avviene in Juventus-Venezia ed il fatto che sia la prima giornata del campionato 2001-02 suggerisce che ci si debba concentrare sui giorni che verranno. Del Piero va in gol su punizione, tante ne ha già fatte, altrettante e di più ce ne saranno in seguito. Ma quel che più conta in quella domenica è che il 4-0 del Delle Alpi lo veda spartirsi con David Trezeguet le marcature, due a testa. Esattamente come all’ultimo appuntamento del torneo, in quel di Udine, un gol ciascuno, buone notizie da Roma e scudetto del 5 maggio.
Se il 100 è più che mai Delpieriano pur non essendo un gol “alla” Del Piero, il 200 sembra uno scherzo del destino. E non solo perché avviene il 28 ottobre del 2006 contro il Frosinone, in un campionato di Serie B che il neo-campione del mondo vive con la consueta passione per riportare la Juve dove merita di stare. E’ proprio la dinamica dell’azione, un pallone da flipper più che da calcio (se così si può dire): uscita incerta del portiere, tiro di Nedved sul palo, sfera che carambola sui piedi di Trezeguet e destro a chiudere di Alessandro. Ed esultanza di gruppo, perché la Storia è Storia anche quando si presenta in versione strana.
LA 700 E’ LA PIU’ IMPORTANTE
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Quando si arriva al centinaio di presenze e poi ai suoi multipli, i numeri sono robusti e belli tondi. A differenza dei gol, che possono anticipare o ritardare il loro arrivo, queste sono cifre che scattano al fischio d’inizio, sono impegni che vanno onorati come si deve. Generano aspettative, se ne parla per tutta la settimana e si vorrebbero che fossero perfetti. Nel caso di Del Piero esce fuori un percorso in 7 tappe che dice molto della sua carriera.
La partita numero 100 lo vede in campo contro il Nantes. 2-0 ed è ipotecato il raggiungimento della finale di Champions League da vincere a Roma.
Nella 200 Alex va in gol. O meglio, calcia un rigore, Pagliuca para, ma lui ribatte in rete. La folla corsa verso la telecamera a urlare la sua felicità la dice lunga su quanto fosse sentito quel Juventus-Inter il 25 ottobre 1998.
La 300 è un Juventus-Bayer Leverkusen disputato di pomeriggio dopo che per due volte la nebbia ha impedito la disputa serale. Bianconeri dominanti per 4-0 e Ale a segno per il 2-0. Il 25 settembre 2004 la 400 è ad Amsterdam. La Juve piega l’Ajax 1-0, il protagonista è Nedved. Per la 500 nasce anche la corrispondente auto dedicata ad Ale. Modellino, targa e gol al Bari. La 600 è una pausa per il gran finale. Il teatro è d’eccellenza, ma a San Siro con il Milan Del Piero entra solo nell’ultimo quarto d’ora.
La 700 è la più bella di tutte. E’ la gara dove essere all’altezza della ricorrenza significa tantissimo nella lotta tricolore. Juventus-Lazio, l’11 aprile del 2012, viene deciso da un calcio di punizione di Alex che sorprende Marchetti a otto minuti dal termine. Ancora una volta si dimostra che i fuoriclasse sono proprio coloro che sanno far coincidere le feste personali con quelle di squadra.
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CR7… momenti magici all’Allianz Stadium!
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Sette grandi partite del numero 7!
Storia | Lo Scudetto 2003
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Le immagini del Tricolore numero 27
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Juve in The World | Zurigo
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Coppa dei Campioni e non solo
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Zurigo ospita la sede della FIFA e già questo basta per definire la sua importanza nel calcio. Qui si parla il tedesco e più volte si è meritata il primo posto nelle classifiche che misurano la qualità della vita in Europa. Declinata in versione bianconera, la città della Svizzera con il maggior numero di abitanti è nota per un incontro di Coppa dei Campioni giocato nel 1984. Ci sono però anche altri appuntamenti che hanno visto la Signora presentarsi al cospetto di un pubblico che l’ha sempre accolta con grande affetto.
UN SIVORI INCONTENIBILE
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“La Svizzera italiana è juventina e interista. Clubs di amici di Sivori o di Herrera sono numerosi nel Canton Ticino. Ma la Svizzera italiana non è la Svizzera degli italiani che vanno laggiù a lavorare. L’altra Svizzera, quella dove si parla tedesco e quella dove si parla francese, ha italiani che sono innanzitutto juventini”. Nel luglio del 1963 Hurrà Juventus offre un reportage sui tifosi bianconeri che in quell’estate hanno visto la squadra del proprio cuore giocare in casa loro. A Zurigo Sivori e compagni hanno disputato due incontri di Coppa delle Alpi, entrambi vinti allo stadio Hardturm. Nel primo è la Roma a subire l’estro di uno scatenato Omar, che con una doppietta regola gli avversari. Nel secondo, contro la squadra locale del Grasshoppers, grandi applausi salutano la prima ora della Juve, che si porta sul 5-1 per poi concedere due reti di consolazione alle “cavallette”. Si ripete così il successo registrato in occasione del primo incontro tra le due formazioni, disputato il 10 giugno del 1935: la Juve del Quinquennio d’oro si aggiudicò la gara per 2-1 e – in leggero anticipo sulla sua “zona” – la rete che fissò il punteggio la segnò Renato Cesarini a 10 minuti dal termine.
Sul mensile bianconero spicca la foto di Omar Sivori all’ingresso sul campo dell’Hardturm. Gustosa è la didascalia che descrive la preoccupazione del Cabezon per la “marcatura” di un insolito avversario: “Non tutti, in Svizzera, fanno il tifo per la Juventus. A Zurigo, ad esempio, i cani poliziotti pare non nutrano soverchia simpatia per i giocatori bianconeri. Per rendersene conto, basta osservare l’atteggiamento del “pastore tedesco” nei confronti di Sivori che sta entrando in campo per giocare la partita contro il Grasshoppers”.
UNA PARTITA PER DUE STADI
1984: i due gol di vantaggio maturati all’andata al Comunale sono un capitale sufficiente per presentarsi a Zurigo per il ritorno degli ottavi di finale di Coppa dei Campioni. Ma il tecnico del Grasshoppers, lo jugoslavo Miroslav Balzevic, carica l’ambiente, pur accreditando ai suoi non più del 20% di probabilità di qualificazione: “La mia forza è galvanizzare. Il primo quarto d’ora sarà terribile per la Juventus: attaccheremo come kamikaze in picchiata verso la porta di Tacconi per segnare un gol che potrebbe capovolgere il pronostico”. C’è, però, un’insidia ambientale a scompaginare i piani. La squadra svizzera sceglie di giocare al Letzigrund, a quel tempo lo stadio dello Zurigo, e l’allenatore sa bene che “ci saranno almeno 15 mila italiani su 27 mila spettatori”.
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L’arrivo della Juventus è comunque un’ irripetibile occasione per gonfiare il volume degli incassi. Nell’impianto del Grasshoppers viene pertanto installato uno schermo gigante che permette di staccare altri biglietti e dare ai tifosi il senso di una vicinanza virtuale ai propri beniamini.
La gara non ha margini d’incertezza sulla qualificazione: dopo 20 minuti i bianconeri in maglia gialla e pantaloncini blu passano con Massimo Braschi. Ne esce fuori una gara “disinibita”, con la formazione del Trap che prevale 4-2 con Beniamino Vignola e Michel Platini (una doppietta per lui) a dare ampia dimostrazione del valore e delle giuste ambizioni europee in crescita match dopo match. “La Juve a Zurigo si diverte nel tiro a bersaglio”, titola il Corriere della Sera del giorno dopo, per la soddisfazione dello stesso Blazevic che si dichiara felice di avere assistito a una prova coraggiosa dei suoi.
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Quella Juve vincerà la Coppa dei Campioni. Sarà poi la Juve che conquisterà la Champions League a tornare a Zurigo nell’estate del 1996 per festeggiare il centenario dello Zurigo con due partite in due giorni. Nella prima i ragazzi di Marcello Lippi superano 2-1 il Bayern Monaco guidato da Giovanni Trapattoni e si vede i due mister salutarsi con affetto nella foto pubblicata da Hurrà. Identico punteggio nel test successivo, stavolta a favore della squadra di casa. Alessandro Del Piero e Nicola Amoruso sono i marcatori contro i tedeschi, mentre ad andare in rete nell’ultimo incontro è Alen Boksic.
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Storia | Lo Scudetto 1998
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Le immagini del Tricolore numero 25
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Black And White Stories | Ravanelli, cuore bianconero
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Fabrizio prima della Champions League
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Quando si pensa a Ravanelli, l’immagine automatica che scatta nella mente di ogni tifoso juventino è quella del suo gol nella finale di Champions League con l’Ajax. Non solo per l’importanza della partita o perché quella è in fondo l’ultima occasione in cui lo abbiamo visto giocare con noi (senza saperlo prima, peraltro). Probabilmente l’azione dell’1-0 riesce a sintetizzare meglio di ogni altro istante tutto ciò che Fabrizio è stato nel corso della sua carriera e particolarmente nella sezione trascorsa a Torino.
Intanto, perché indica come Rava non ha mai tradito al cospetto dei grandi appuntamenti. La storia del calcio è piena di campioni celebrati a buon diritto che al momento della sfida che conta sono andati fuori giri per svariate ragioni, non ultime quella zavorra che può essere l’emotività. L’11 bianconero, invece, c’è sempre stato nei momenti che contano e basterebbe rivedere la sequenza delle sue reti al Parma nella stagione 1994-95. Contro la rivale più accreditata, lui segna 4 gol complessivi nei due decisivi incontri in campionato e aggiunge la perla del sigillo definitivo nella finale di ritorno della Coppa Italia.
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Il secondo fattore che conta è che solo uno con la sua determinazione può credere che su quel pallone apparentemente perso la difesa dell’Ajax possa andare a combinare un bel pasticcio. E se certo Frank de Boer e Edwin Van der Sar non sono impeccabili nel gestire la situazione, riuscire a infilarsi in mezzo, toccare di sinistro e colpire con l’altro piede da posizione defilata è la perfetta rappresentazione della somma delle qualità dell’attaccante bianconero. In quella situazione già solo pensare di riuscirci è cosa non da tutti.
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Infine, c’è l’esultanza. Fabrizio corre come un pazzo, imprendibile. Chi è all’Olimpico capisce da quell’entusiasmo senza argini di contenimento che in campo c’è qualcosa di più di un giocatore: Ravanelli è un tifoso della Signora e questa condizione gli regala quel coraggio che ti porta oltre i limiti, ti fa vivere ogni partita così.
Ma come viveva Penna Bianca in quell’anno indimenticabile? Cosa pensava quando ancora era lontano l’obiettivo della laurea europea? Nella ricerca ci aiuta un’intervista su Hurrà Juventus del marzo 1996 a firma Camillo Forte.
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TUTTO L’ORGOGLIO DI FABRIZIO
Non bastano valanghe di gol (30 nella prima stagione con Marcello Lippi, è lui il capocannoniere della squadra) a far cambiare le opinioni maturate precedentemente. Ravanelli si trova a convivere perennemente con una sfilza di etichette che finiscono per diventare luoghi comuni e che vertono tutti su una presunta approssimazione tecnica.
Gli danno del gregario, del bomber di scorta e sarà pur vero che qualche controllo di palla non sarà perfetto, ma questo non gli impedisce la confezione di autentici capolavori sotto porta, ancor più apprezzabili tenendo conto di quanti chilometri percorre in lungo e in largo: “C’è chi nasce architetto, chi geometra, chi uomo di fatica”, spiega Fabrizio. “E tutti sono indispensabili, io non mi sono mai arrabbiato di niente per niente. L’importante è che ci sia la buona fede, poi va bene tutto. Vado orgoglioso di una cosa: tutto quello che ho ottenuto l’ho conquistato con la fatica e il sudore, nessuno mi ha mai regalato niente. Non sono mai stato un raccomandato. Da niente e da nessuno”.
Viene da ripensare al primo periodo, al biennio con Trapattoni dove la maglia da titolare era un’ipotesi e non una certezza. Non è facile trovare un posto in prima fila arrivando dalla provincia quando davanti hai Roberto Baggio, Gianluca Vialli e Andy Moeller.
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“Il primo giorno che sono arrivato a Torino tremavo dall’emozione, non mi sembrava vero, eppure era tutto vero“: aggiungete questa considerazione all’orgoglio di essere “uno che dà tutto e non si risparmia mai” e si capisce molto di come Rava sia diventato un protagonista.
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LE PREVISIONI
Per calarci bene all’inizio della primavera del 1996, bisogna considerare che il cammino in Champions è ancora lungo ma – contemporaneamente – il ritardo in classifica in campionato rispetto al vertice è significativo, è praticamente impossibile pensare a un bis tricolore. Non mancano le critiche e la difesa di Ravanelli è alquanto appassionata a partire dall’allenatore: “Il Mister è grande, ogni tanto qualcuno prova a metterlo in discussione: ma siamo matti? Se qualcuno la pensa così significa che il calcio ha cambiato abitudini. Lippi ha portato lo scudetto e una mentalità nuova. Può aprire un ciclo assieme a noi” (previsione quanto mai azzeccata). E per dare forza alle speranze, Fabrizio parla a chiare lettere, pensando all’ancora lontana Roma e alla notte del 22 maggio: “Chiedo ai tifosi di starci vicino, è nei momenti meno brillanti che si ha bisogno del loro sostegno. Insieme possiamo toglierci molte soddisfazioni. Non è finita qui, festeggeremo qualche cosa di prestigioso. Lo sento, ma non lo dico. Per scaramanzia? Fate voi…” (ed anche qui ci ha visto giusto…).
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