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Rabbia sindacati su Mittal. Patuanelli: ‘Viola patti’
Ministro convoca videoconferenza il 9 giugno
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06 giugno 2020
19:36
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Monta la rabbia dei sindacati contro Arcelor Mittal dopo le anticipazioni del piano lacrime e sangue per l’Ilva, che prevede circa 5.000 esuberi, e si sollecita quindi un intervento del governo. E il ministro dello sviluppo economico Patuanelli attacca la multinazionale: “questo piano non rispetta l’accordo del 4 marzo” e convoca proprio i sindacati per il 9 giugno anche se alla riunione, in videoconferenza, non sarà presente l’azienda.
“Da settembre Mittal ha detto che prima c’era un problema per l’acciaio in generale, poi ha usato la scusa dello scudo penale ed oggi invece dice che il Covid avrà un effetto per ben tre anni sul mercato dell’acciaio. Io credo, invece, che bisogna ripartire dall’accordo del 4 marzo e continuare su quella strada”, ha sottolineato il ministro, ribadendo che a Taranto il governo vuole “coniugare ambiente e lavoro” perché “riteniamo che sia compatibile e pensabile un impianto moderno nuovo, all’avanguardia che diventi il fiore all’occhiello dell’Europa per la produzione d’acciaio da ciclo integrato”. Pertanto “noi ci crediamo, vogliamo capire anche se la controparte ci crede” , ha affermato Patuanelli.
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Riccardo Di Stefano, ascoltate le imprese
Confindustria, sfida per il leader dei Giovani. “Vogliamo far sentire la nostra voce”
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06 giugno 2020
22:20
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ecessità. Chiediamo di poter dire la nostra su un piano industriale che individui i driver di sviluppo del Paese per i prossimi 20 anni”. Classe 1986, palermitano, Riccardo Di Stefano sfiderà il prossimo 26 giugno Eugenio Calearo Ciman al voto per l’elezione del nuovo leader degli industriali under 40.
Ha preso a 26 anni le redini dell’azienda di famiglia, la Officina Lodato, attiva nell’impiantistica civile e industriale, per poi diversificare nella stessa filiera fondando Meditermica. Da tre anni è vicepresidente dei Giovani Imprenditori nella squadra di Alessio Rossi con una delega all’education e al capitale umano, che definisce “il primo dei driver e dei fattori di successo della società e dell’economia”. “Ho sempre creduto nell’importanza del fare squadra, ho trovato nell’associazione un luogo di confronto fertile dove un imprenditore può non sentirsi solo ma interprete dell’evoluzione del sistema economico e dove condividere analisi e proposte. E i giovani in questo hanno sempre rappresentato l’avanguardia del sistema confindustriale”, dice. E del suo percorso in Confindustria e del ruolo che aspira a svolgere sottolinea: “Una cosa è certa non mi sono mai tirato indietro e non ho mai avuto timore di sporcarmi le mani, perché credo che per guidare una qualsiasi macchina sia necessario conoscerne ogni singolo bullone e ogni singolo meccanismo”.
Il nuovo leader dei giovani verrà eletto in un momento delicatissimo per il mondo produttivo travolto dall’emergenza Covid e in una fase di confronto non priva di tensioni tra industriali, governo e politica. “Credo – dice Di Stefano – che Carlo Bonomi stia rappresentando perfettamente il sentiment degli imprenditori che chiedono con forza, ed è bene che i toni siano talvolta di contrapposizione, di abbandonare una politica elettoralistica dal respiro corto. Chiediamo piuttosto una visione di lungo periodo, un piano strategico per intercettare uno sviluppo essenziale che solo il mercato può garantire. Alla crescita per decreto credo molto poco”. mentre dai giovani di Confindustria può arrivare “un impegno concreto e un lavoro assiduo per rendere l’Italia moderna, innovativa, sostenibile e inclusiva, stimolando un dibattito costruttivo sia al nostro interno sia all’esterno, con una attenzione privilegiata verso i giovani, patrimonio di cui questo paese non può fare a meno”. Si apre oggi un nuovo fronte per gli industriali anche con i sindacati: “A loro dico basta con contrapposizioni ottocentesche che oggi finirebbero per condannarci all’estinzione. Progettiamo assieme il futuro perché la fabbrica è la casa comune di lavoratori e datori di lavoro”.
I Giovani Imprenditori vanno al voto dopo aver esplorato la possibilità di arrivare a questa scadenza con una candidatura unica. È un arricchimento del dibattito o il segno di una divisione da superare? “Ho lavorato per superare le divisioni e portare avanti un progetto che unisca tutto il movimento, che dia visione e contenuto. Abbiamo l’ambizione di costruire una governance forte e coesa, un movimento che parli con un’unica voce”.
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Eugenio Calearo, il futuro inizi oggi
Confindustria, sfida per il leader dei Giovani. “Servono posizioni coraggiose”
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06 giugno 2020
23:41
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L’obiettivo è anche quello di “portare al tavolo della discussione pubblica temi che troppo spesso ne sono esclusi, quei temi che sono cruciali non solo per la nostra generazione ma anche per lo sviluppo del Paese”. Eugenio Calearo Ciman, classe 1982, vicentino, imprenditore di terza generazione nell’azienda di famiglia Calearo Antenne, 800 dipendenti, sfiderà il prossimo 26 giugno il siciliano Riccardo Di Stefano al voto per l’elezione del nuovo leader degli industriali under 40.
Figlio d’arte, ha respirato in famiglia l’esperienza associativa sul territorio e nella trincea di Federmeccanica (il padre Massimo è stato presidente dal 2004 al 2008). “Mi sono iscritto ai Giovani Imprenditori il giorno del mio diciottesimo compleanno. Quello che ho visto fin da bambino mi sembrava la cosa più bella del mondo”. E’ stato leader dei giovani di Vicenza, dal 2017 è presidente degli industriali under 40 del Veneto. “Ho riflettuto su quale può essere la visione dei Giovani imprenditori dei prossimi anni. Mi sono chiesto: ‘Cosa possiamo dare in più con la mia squadra? Che visione abbiamo del movimento? Puntare a questo ruolo senza avere chiaro qualcosa di innovativo e di importante da proporre sarebbe tempo perso per tutti”. E sottolinea: “Abbiamo la responsabilità di piantare oggi i semi che daranno i loro frutti domani. Il ruolo dei Giovani Imprenditori deve essere quello di fare proposte che permettano al sistema Paese di gettare le basi per progetti a lungo termine, porre le basi per la crescita sostenibile del sistema industriale”. Gli industriali under 40, dice Calearo, “devono rivestire un ruolo di primo piano, cantando fuori dal coro e portando avanti posizioni coraggiose, che scuotano lo status quo, quando serve”; “È importante che concetti ben noti a noi imprenditori vengano diffusi con vigore, anche per contrastare la dialettica antindustriale propugnata da una parte del Governo negli ultimi mesi”.
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Il nuovo leader dei giovani verrà eletto in un momento delicatissimo per il mondo produttivo travolto dall’emergenza Covid, ed in una fase di confronto non privo di tensioni tra industriali, governo e politica. “Il presidente Carlo Bonomi ha fatto bene ad alzare la voce con gli interlocutori istituzionali anche perché ultimamente sembra sempre più evidente che questo sia l’unico modo per farsi ascoltare. Chi si aspetta che la Confindustria sia sempre filogovernativa forse non ha chiare le difficoltà che il mondo industriale deve affrontare in questo momento, e probabilmente neanche il ruolo che l’industria ha nel sistema Paese. La cosa che fa più male ai mercati è l’incertezza, e l’incertezza è ciò che ha caratterizzato la gestione di questa crisi da parte del Governo. I giovani devono unirsi alla voce di Confindustria. Dobbiamo giocare in forte sinergie con la presidenza ‘senior”.
Nei Giovani Imprenditori si va al voto dopo aver esplorato la possibilità di arrivare a questa scadenza con una candidatura unica. E’ un arricchimento del dibattito o il segno di divisioni da superare? “Non bisogna guardare alla democrazia con paura. E’ un’opportunità di crescita a tutto il movimento, per noi che crediamo nella forza delle idee e nella libera scelta, così come sul mercato il cliente sceglie il miglior prodotto ognuno nell’associazione deve poter scegliere quella che considera la miglior proposta per il futuro. Guardando alle linee programmatiche le due candidature sono radicalmente diverse. In questa fase il movimento sceglie, assieme alla persona che lo rappresenterà nei prossimi 3 anni, anche il ruolo che vuole avere nella società”.
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Covid, Confcommercio: ‘La malavita tenta di prendersi le imprese’
La criminalità è un altro ostacolo dopo l’emergenza coronavirus, il 10% degli imprenditori esposto all’usura. Sangalli: ‘Servono risorse immediate’
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07 giugno 2020
17:29
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Dopo liquidità, costi e crollo dei consumi, anche l’usura e i tentativi illeciti della malavita di impadronirsi delle aziende sono tra gli ostacoli all’attività delle imprese del commercio e della ristorazione durante e dopo l’emergenza Covid-19.
Un 11% di imprese, secondo un’indagine di Confcommercio in collaborazione con Format Research, indica nella criminalità “un ulteriore, pericoloso ostacolo” allo svolgimento della propria attività; in particolare, circa il 10% degli imprenditori, in questo periodo, “risulta esposto all’usura” o a tentativi di “appropriazione anomala” dell’azienda. E la percentuale cresce fino a quasi il 20% per quegli imprenditori che sono molto preoccupati per il verificarsi di questi fenomeni nel proprio quartiere o nella zona della propria attività.
Il 67,4% delle imprese intervistate giudica comunque “molto” o “abbastanza” efficace l’azione delle Forze dell’ordine e della magistratura per contrastare l’azione della criminalità e il 66% del campione ritiene “molto” o “abbastanza” efficaci le diverse forme di collaborazione in atto tra Autorità centrali e locali, Forze dell’ordine e magistratura da una parte e Associazioni di categoria degli imprenditori e altre forze della società civile dall’altra. Fondamentale, per il 60% del campione, è anche ricorrere subito alla denuncia. Però, ancora oggi, quasi un’impresa su 3, di fronte a questi fenomeni criminali, non sa che cosa fare.
Dall’indagine risulta poi che carenza di liquidità e calo dei consumi hanno rappresentato il principale ostacolo all’attività di impresa durante l’emergenza, mettendo in difficoltà il 60% delle imprese del commercio e della ristorazione; quasi il 30%, invece, tra burocrazia e le necessarie procedure di sanificazione, igienizzazione e altri protocolli di sicurezza, ha visto incrementare i costi.
“La crisi economica – commenta il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli – crea una zona d’ombra dove rischia di rafforzarsi la criminalità. Le nostre imprese in difficoltà denunciano sempre più spesso usura, estorsioni e acquisizioni illecite. Abbiamo comunque fiducia nella magistratura e nelle Forze dell’ordine ma, insieme, è necessaria più rapidità per far giungere i sostegni previsti dal Decreto rilancio alle aziende e irrobustirli. Solo così si combatte la criminalità e si ricostruisce un’economia sana”.
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A.Mittal: sindacati, piano inaccettabile, sciopero 9/6
Stop 24 ore negli stabilimenti, in concomitanza incontro Mise
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07 giugno 2020
15:09
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Le sigle dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil proclamano 24 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti del Gruppo Arcelor Mittal Ex Ilva per il 9 giugno, in concomitanza con l’incontro tra le segreterie nazionali e il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli. Lo si legge in una nota dei sindacati. “Le segreterie nazionali di Fim Fiom Uilm, insieme alle strutture territoriali ed alle Rsu del gruppo Arcelor ex Ilva – spiegano – ritengono inaccettabile il piano industriale presentato da Arcelor Mittal al Governo in data 05/06/2020, non ancora ufficializzato alle organizzazioni sindacali, contenente esuberi all’interno dei vari siti”.
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Covid:Confcommercio,malavita tenta prendersi imprese
Criminalità è altro ostacolo, 10% imprenditori esposti a usura
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07 giugno 2020
17:26
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Dopo liquidità, costi e crollo dei consumi, anche l’usura e i tentativi illeciti della malavita di impadronirsi delle aziende sono tra gli ostacoli all’attività delle imprese del commercio e della ristorazione durante l’emergenza Covid-19.
Un 11% di imprese, secondo un’indagine di Confcommercio in collaborazione con Format research, indica nella criminalità “un ulteriore, pericoloso ostacolo” allo svolgimento della propria attività; in particolare, circa il 10% degli imprenditori, in questo periodo, “risulta esposto all’usura” o a tentativi di “appropriazione ‘anomala'” dell’azienda. E la percentuale cresce fino a quasi il 20% per quegli imprenditori che sono molto preoccupati per il verificarsi di questi fenomeni nel proprio quartiere o nella zona della propria attività. VAI ALLA CRONACA
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