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Nyt, Facebook valuta se bandire gli spot politici per Usa 2020
Dopo accuse di consentire odio e disinformazione su piattaforma
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11 luglio 2020
05:18
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Facebook sta esaminando l’ipotesi di bandire gli spot politici sulla sua piattaforma prima delle elezioni generali di novembre. Lo scrive il New York Times, citando due persone a conoscenza del dossier. La questione è emersa alla fine dello scorso anno ma ora è tornata alla ribalta in seguito alle crescenti accuse di consentire la disinformazione e l’odio online. Accuse che hanno indotto molte grandi aziende a sospendere la loro pubblicità. Il cuore del dibattito, secondo le fonti, è se vietare gli spot politici aiuterebbe o danneggerebbe l’obiettivo di “dare voce agli utenti”.
Intanto Donald Trump ha confermato per la prima volta che gli Usa hanno condotto un cyber attacco segreto nel 2018 contro la Internet Research Agency (Ira) russa, una società di troll accusata di aver interferito nelle presidenziali Usa del 2016 e in quelle di midterm del 2018. Il tycoon ha svelato l’attacco in una intervista a Marc Thiessen, un columnist del Washington Post ed ex speechwriter del presidente George W. Bush e del capo del Pentagono Donald Rumsfeld.
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Trump ha sostenuto che, a differenza del suo predecessore Barack Obama, usò le informazioni di intelligence Usa sulle interferenze nelle elezioni per lanciare il blitz. “Le abbiamo fermate”, ha dichiarato.
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Smart working e non ‘lavoro da remoto’, applicare la legge
Senatrice Parente (Iv), si torni a spirito norma 81/2017
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11 luglio 2020
10:23
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“Ok allo smart working ma si torni allo spirito della legge 81/2017 che lo definisce” ora la parola d’ordine è “prorogarlo, conseguentemente alla proroga dello stato di emergenza da parte di Conte, ma legarlo alla contrattazione tra le parti e allo svolgimento del lavoro stesso che si basa su obiettivi e fasi come da legge e prevedere un ritorno in modo graduale tra lavoro in presenza e a distanza”. È la proposta della senatrice di Italia Viva Annamaria Parente, vicepresidente della Commissione permanente sul Lavoro in Senato che dice: “Potrebbe arrivare nei prossimi provvedimenti di Governo” in merito allo smart working e alla proroga dello stato di emergenza Covid 19 fino al prossimo 31 dicembre.
“Nel corso dello stato di emergenza – specifica – infatti abbiamo assistito non ad uno smart working ma ad un lavoro da remoto”. La Senatrice, sostenitrice della prima ora della normativa sul lavoro agile spiega che “con lo stato di emergenza si è decisa una sospensione della norma con uno smart working generalizzato che va al di là dell’accordo individuale previsto dalla legge”. “Con la proroga dello stato di emergenza al 31 dicembre di conseguenza si prorogherà lo smart working – aggiunge – ma penso che gradualmente si debba tornare allo spirito della legge che è quello di legarlo alla contrattazione prevista che nel momento emergenziale è stata sospesa”. Riguardo all’importanza di tale modalità quindi ribadisce: “Intanto perché il lavoro agile non è detto che sia fatto da casa ma in altro luogo, come non è stato possibile fare evidentemente nel corso del lockdown” e perché “inoltre la legge prevede un lavoro basato su risultati e per obiettivi non sull’orario per rendere anche da casa il lavoro conciliabile con la famiglia”. “La normativa di febbraio-marzo – sottolinea Parente – non dice che non si fa accordo ma che si può sospendere e soprattutto nel dibattito attuale sulla conciliazione lavoro famiglia, in particolare per le donne, è invece uno strumento importante, quindi non bisogna legare il lavoro in modalità agile a degli orari e ricordiamo che nella legge è previsto il diritto alla disconnessione”.
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Nel periodo transitorio fino al prossimo 31 dicembre per la senatrice Parente inoltre “con il ritorno graduale all’alternanza tra lavoro in ufficio e agile bisognerà calibrarlo con la riorganizzazione dei trasporti nelle città, abbassare il livello di traffico, e legare la legge 81 al welfare aziendale per favorire la conciliazione lavoro-famiglia”. Per questo “bisognerà riprendere inoltre la norma sul welfare aziendale che prevede degli incentivi di produttività sul salario di secondo livello a chi fa smart working e così su come incentiviamo le aziende ad inserirlo nel welfare aziendale e quindi metterlo nell’alveo della conciliazione, magari pensando ad incentivi normativi o fiscali”.
Nel periodo di transizione, anche per venire incontro alla crisi economica dei negozi, Parente inoltre propone “forme di coworking, luoghi dove si riuniscono tre o quattro persone che fanno lavoro agile e possono stare insieme e così conciliarlo anche con la crisi degli esercizi commerciali nei centri delle Città che hanno subito l’assenza dei cittadini nei luoghi di lavoro”. La vicepresidente della Commissione Lavoro di palazzo Madama sostiene inoltre che lo smart working debba “essere incentivato per le persone con disabilità, – su cui è passato un emendamento al Dl Rilancio – che sono anche le più esposte all’epidemia”. Ora l’obiettivo per la senatrice è quello che “lo smart working torni allo spirito della legge” e “nello stesso tempo prevedere un ritorno graduale al lavoro soprattutto per la Pa, per riprendere gradualmente, stando attenti al l’evolversi dell’epidemia, una vita ” normale”, facendo tesoro dell’esperienza di questi mesi per rilanciare modalità organizzative di lavoro innovative e più vicine alle esigenze delle persone e delle aziende”. La Parente infine non ha dubbi: “La sostanza del lavoro agile è anche l’autonomia della lavoratrice e del lavoratore che si organizzano su un obiettivo che devono raggiungere e quindi riescono a conciliare il lavoro con la famiglia”.
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Piscologa sulla ‘chat dell’orrore’, con tecnologia scomparsa adolescenza
“Non esiste più il filtro degli adulti, sul web gara a trovare cose orrende”
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12 luglio 2020
10:03
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“Se da un punto di vista psicologico l’infanzia e l’adolescenza esistono ancora, da un punto di vista sociologico sono sparite. E la tecnologia ha accelerato questo processo: davanti ad uno schermo non c’è più nessuna differenza tra adulti e adolescenti. E questi ultimi sono molto più svegli di noi, anche in grado di accedere facilmente al dark web”. E’ il parere di Maria Beatrice Toro, psicologa e psicoterapeuta, sulla “chat dell’orrore” usata da giovanissimi dove venivano scambiate immagini molto violente.
Maria Beatrice Toro è Direttore Didattico della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo Interpersonale SCINT di Roma. Ha scritto diversi libri tra cui ‘Crescere con la Mindfulness’, rivolto al mondo dei ragazzi, ‘Minfulness insieme’ e ‘Avatar’ con Tonimo Cantelmi e Massimo Talli.
“Nella vita reale – aggiunge l’esperta – non esiste più la mediazione e il filtro dell’adulto, fruiamo degli stessi intrattenimenti e delle stesse notizie, sui social e sul web. Ma mentre gli adulti sono ‘scolarizzati’, gli adolescenti hanno una immaturità celebrale e un bisogno infinito di esplorazione e trasgressione, come del resto è sempre stato, che li porta ad essere attratti da contenuti estremi. E’ una gara al peggio, a chi è più bravo a trovare cose orrende, prima erano le gare sui binari, ora la violenza sul web. Un fenomeno che è aumentato durante il periodo claustrofobico del Covid”.
“I file gore sono file con contenuto estremo che esistono dagli anni Duemila – spiega la psicologa – e per andare sul dark web non ci vuole un ingegnere informatico, basta usare un browser, lo fanno tanti adolescenti. Il ragazzino cerca un file vero, anche se molto violento, perché dopo aver fatto una overdose di virtuale cerca la realtà. In questo senso la tecnologia è diventata un veicolo di iperrealtà, si è alzata la soglia di sensibilità, è un upgrade rispetto alla finzione. Più è vero, più vale qualcosa. E se arriva dagli amici è ancora meglio del dark web”. In questo contesto, spiega Maria Beatrice Toro, per i genitori è “difficile essere informati e stare al loro stesso livello”.
“Fare i genitori del Terzo Millennio è uno sforzo incredibile – sottolinea – c’è una generazione di genitori logori, provati da una precarietà lavorativa e a volte sentimentale in cui i figli sono l’unico bene rifugio, l’unica solidità e sono spaventati dal diventare impopolari. Hanno un enorme problema a dare regole e la paura di una porta chiusa. Sono dipendenti affettivi dai figli, sono questi ultimi i loro riferimenti, anziché esserlo i genitori per i figli”.
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Usa: vertici dem e repubblicani a staff, non usate TikTok
Anche Amazon lo ha chiesto a dipendenti, poi dietrofront
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13 luglio 2020
09:23
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I comitati nazionali del partito democratico e repubblicano hanno ammonito dipendenti, collaboratori e staff delle campagne elettorali a non usare l’app cinese TikTok per rischi legati alla sicurezza. Il segretario di stato Mike Pompeo ha anticipato che l’amministrazione Usa potrebbe metterla al bando.
Nei giorni scorsi anche Amazon ha chiesto ai suoi dipendenti di cancellare l’app, una richiesta fatta via mail che poi la società di Seattle ha smentito.
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Banda ultralarga: Tim, primo cavo sottomarino Lazio-Sardegna
Completata infrastruttura da 100Gbps, “primato nazionale”
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CAGLIARI
13 luglio 2020
11:42
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Tim ha completato la realizzazione del primo cavo sottomarino ad alta potenzialità trasmissiva che collega la Sardegna con il continente. La nuova infrastruttura nazionale, in grado di trasportare servizi a 100Gbps, ha l’obiettivo di supportare lo sviluppo della banda ultralarga nell’isola e fare fronte agli incrementi di traffico registrati negli ultimi mesi nelle reti fissa e mobile a seguito dell”emergenza Covid-19, con l’utilizzo dello smart working e della didattica on-line, oltre a quelli previsti per il periodo estivo.
Il sistema, realizzato sulla tratta tra Civitavecchia e Sassari, fa parte della nuova piattaforma fotonica nazionale di TIM: una rete ad altissima capacità all’avanguardia in tecnica WDM (Wavelength Division Multiplexing), basata sull’ultima generazione di nodi fotonici, pienamente automatizzata, e in grado di supportare velocità di 100Gbps fino a 1800 chilometri di distanza e di 200Gbps fino a 800 chilometri.
Questo sistema sottomarino si integra sulla infrastruttura di trasporto nazionale di Tim, che si articola in oltre 16.000 chilometri di fibra e che supporta un traffico dati complessivo di oltre 50 Terabit per secondo.
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Il collegamento con la Sardegna, secondo l’azienda, rappresenta un “nuovo primato nazionale per Tim, primo operatore in grado di portare collegamenti a 100Gbps dal continente all’isola, considerando la lunghezza di oltre 430 km distribuiti su tre tratte sottomarine, di cui una di ben 200 km per raggiungere anche l’Isola della Maddalena”. Grazie ai sofisticati meccanismi di amplificazione ed alle innovative tecniche di modulazione del segnale utilizzati, il sistema è in grado di supportare una capacità complessiva dell’ordine dei 4 Terabit per secondo.
“La realizzazione del nuovo sistema per garantire connettività ad altissima capacità in Sardegna – dichiara Michele Gamberini, Chief Technology and Information Officer di Tim – è un’ulteriore conferma della leadership tecnologica di Tim nella progettazione e nello sviluppo delle reti di nuova generazione. Si tratta di un primato nazionale che aggiunge ulteriore valore alla rete di TIM, l’infrastruttura più avanzata del Paese per offrire nuove soluzioni digitali. Tutto ciò a riprova del fatto che siamo al fianco dei cittadini, delle imprese e della pubblica amministrzione per offrire loro nuove opportunità di crescita e di sviluppo”.
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Coronavirus: Apple, su 100 negozi chiusi 92 sono negli Usa
Azienda monitora focolai e contagi, anche in Australia
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13 luglio 2020
13:27
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La grande maggioranza dei negozi Apple chiusi a causa della pandemia di Covid-19 si trova negli Stati Uniti: sono 92 su 100 come riferisce una nuova analisi di Morgan Stanley riportata dalla Cnn.
A causa della situazione nel paese, l’azienda di Cupertino ha continuato a chiudere i suoi negozi, tra cui una sede in Georgia e una in California la scorsa settimana. Ha anche annunciato la chiusura di altri quattro negozi in Australia, paese interessato da nuovi focolai e contagi.
Apple è stata una delle prime grandi aziende a chiudere i suoi store durante la pandemia, la società ha spiegato che monitora la situazione e si comporta di conseguenza, per precauzione. “A causa delle attuali condizioni per il Covid-19, in alcune delle comunità che serviamo, stiamo temporaneamente chiudendo i negozi. Lo facciamo per cautela e monitoriamo da vicino la situazione, non vediamo l’ora di rivedere i nostri dipendenti e i nostri clienti il prima possibile”, ha spiegato un portavoce nei giorni scorsi.
L’azienda di Cupertino ha 510 negozi in tutto il mondo, di questi 271 sono negli Stati Uniti, molto spesso gli store si trovano in centri commerciali. VAI AL CALCIO VAI ALLO SPORT
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