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Borsa: Milano (-0,5%) incerta con Europa dopo Wall street
Sempre debole Saipem, banche fiacche, in chiaro aumento Cnh
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21 agosto 2020
16:14
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L’avvio senza grandi spunti di Wall street lascia incerte le Borse europee che, dopo una fiammata al ribasso anche sul calo del prezzo del petrolio, viaggiano in ribasso al di sotto del punto percentuale: Parigi e Francoforte perdono lo 0,6%, Milano lo 0,5% con l’indice Ftse Mib, Londra lo 0,4%.
In Piazza Affari, in particolare, Saipem resta il peggiore tra i titoli principali con un calo del 3%, seguito da Pirelli in ribasso dell’1,9%. Tra le banche Bper (-1,3%) si conferma come la più pesante, mentre Eni e Tim si muovono su un calo attorno al punto percentuale. Piatto Banco Bpm, mentre è in aumento dell’1,6% Cnh.
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Borsa: Milano chiude in leggero calo, Ftse Mib -0,36%
Indice dei principali titoli di Piazza Affari a 19.695 punti
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MILANO
21 agosto 2020
17:41
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Seduta lievemente negativa per la Borsa di Milano: l’indice Ftse Mib ha chiuso in calo dello 0,36% a 19.695 punti.
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Borsa: Europa conclude debole, Londra -0,29%
In lieve calo anche gli indici finali di Parigi e Francoforte
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21 agosto 2020
18:07
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Mercati azionari del Vecchio continente in leggero ribasso: Londra ha chiuso in calo dello 0,29%, con Parigi che ha perso lo 0,30% finale e Francoforte lo 0,51%.
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Borsa: Milano fiacca con Europa e Saipem, sale Cnh
Deboli Pirelli e Leonardo, in tenuta le banche
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21 agosto 2020
18:11
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Ultima giornata della settimana post Ferragosto in clima tipicamente agostano per Piazza Affari: tra scambi ridotti e sostanzialmente in linea con le altre Borse europee, l’indice Ftse Mib ha chiuso in calo dello 0,36% a 19.695 punti, l’Ftse All share in ribasso dello 0,44% a quota 21.506.
I listini in questa stagione sono molto volatili e poco prima dell’avvio di Wall street il peggioramento dei futures Usa e del prezzo del petrolio hanno mosso i mercati europei al ribasso, ma nel finale della seduta del Vecchio continente i dati macro statunitensi hanno riportato i cali su livelli piuttosto contenuti.
In Piazza Affari, in particolare, Saipem è stato il titolo peggiore tra quelli a elevata capitalizzazione con un ribasso del 3,5% a 1,79 euro dopo il taglio della raccomandazione degli analisti di Bernstein. Debole Pirelli in ribasso dell’1,9%, con Leonardo che ha ceduto un punto e mezzo, Tim l’1,4% e Fca l’1,2%.
Settore finanziario senza scivoloni particolari (Bper -1%), con il Banco Bpm che ha tenuto sulla parità. Qualche acquisto su Nexi (+0,6%), mentre chiaramente in positivo ha concluso Cnh con un aumento dell’1,6% grazie alla raccomandazione d’acquisto degli analisti di Melius.
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Fisco, in 20 anni pagati 166 mld di tasse in più
Stima della Cgia. Crescita del 47,4%, 3,5 punti in più rispetto all’aumento del pil
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VENEZIA
22 agosto 2020
10:12
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Negli ultimi 20 anni le entrate tributarie sono aumentate di 166 miliardi di euro. Se nel 2000 l’erario e gli enti locali avevano incassato 350,5 miliardi di euro, nel 2019 il gettito, a prezzi correnti, è salito a 516,5 miliardi. A dirlo è la Cgia di Mestre.
In termini percentuali, la crescita in questo ventennio è stata del 47,4, 3,5 punti in più rispetto all’aumento registrato sempre nello stesso arco temporale dal Pil nazionale espresso in termini nominali (+43,9%).
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“Qualcuno può affermare con certezza – osserva il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – che grazie a 166 miliardi di tasse in più versati in questi ultimi 20 anni la macchina pubblica è migliorata? In altre parole, la giustizia, la sicurezza, i trasporti, in particolar modo quelli a livello locale, le infrastrutture, la sanità e l’istruzione sono oggi più efficienti di allora ? Oppure, famiglie e imprese sono state obbligate a pagare di più e hanno ricevuto dallo Stato sempre meno?”. La Cgia non ha dubbi: “tra le due ipotesi ci sentiamo di avvalorare quest’ultima, anche perché questo maxi prelievo ha impoverito il Paese, provocando, assieme alle crisi maturate in questo ventennio, una crescita dell’Italia pari a zero – rileva Zabeo – che nessun altro paese del resto d’Europa ha registrato”.
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Se il conto lo hanno pagato i contribuenti italiani, i vantaggi, invece, sono andati soprattutto all’Erario e in minima parte a Regioni ed enti locali. “Nell’immaginario collettivo – afferma il segretario Renato Mason – si è diffusa l’idea che in questi ultimi anni Governatori e Sindaci sarebbero diventati, loro malgrado, dei nuovi gabellieri, mentre lo Stato centrale avrebbe alleggerito la pressione fiscale nei confronti dei contribuenti. In realtà le cose sono andate diversamente. Se è vero che negli ultimi 20 anni le tasse locali sono aumentate del 37,1%, quelle incassate dall’Amministrazione centrale sono cresciute del 49,3. In termini assoluti, dalle Regioni e dagli enti locali abbiamo subito un aggravio fiscale di 20,3 miliardi, mentre il peso del fisco nazionale è salito di 145,7 miliardi. In altre parole, se dal 2000 le imposte locali hanno cominciato a correre, quelle erariali sono esplose, con il risultato che i contribuenti italiani sono stati costretti a pagare sempre di più”.
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“In questi ultimi anni – conclude Zabeo – il tema dell’autonomia differenziata è stato vissuto come una contrapposizione tra Nord e Sud del Paese, invece, è una partita che si gioca tra il centro e la periferia dello Stato. Tra chi vuole un’Amministrazione pubblica che funzioni meglio e costi meno e chi difende lo status quo, perché trasferendo funzioni e competenze ha paura di perdere potere e legittimità. E per conservare posizioni che non sono più difendibili, i proponenti di questa riforma sono stati accusati di voler impoverire ulteriormente le realtà territoriali più in difficoltà del Paese”. Dalla Cgia, invece, sono convinti che questa riforma possa far bene a tutta l’Italia e non solo alle regioni che per prime hanno chiesto maggiore autonomia. “Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono le regioni che stanno vivendo la fase più avanzata di questa partita – puntualizza Mason – ma molte altre, in forme diverse, hanno manifestato l’interesse ad avviare una trattativa con l’Esecutivo. Più autonomia equivale a più responsabilità ed è evidente che i risparmi e l’extra gettito prodotto devono rimanere, in massima parte, nei territori che li generano. A loro volta, le realtà territoriali più sviluppate dovranno comunque aiutare chi è in difficoltà, applicando il principio della solidarietà. Se queste tre regioni riusciranno a far decollare la riforma, è evidente che provocheranno un effetto trascinamento che imporrà la riduzione della spesa pubblica. Conseguentemente, ciò contribuirà ad abbassare le imposte e a innalzare la qualità e la quantità dei servizi erogati a cittadini e imprese”.
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Lavoro: oltre 1 mln donne manager,ma ancora sotto 25% totale
Crescono a tasso doppio rispetto agli uomini, +7,2% in 5 anni
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22 agosto 2020
10:36
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Le donne manager sfondano quota 1 milione, crescono ad un ritmo più che doppio rispetto a quello dei colleghi maschi, ma restano meno di un quarto del totale dei manager italiani. E’ quanto emerge da un approfondimento sulle cariche manageriali detenute dalle donne nelle imprese italiane contenute nel IV Rapporto sull’imprenditorialità femminile realizzato da Unioncamere, che fotografa la situazione tra il 2014 e il 2019.
Nel 2019 le donne che siedono nei posti di comando delle imprese italiane sono pari a 1.078.627, con un aumento del 7,2% rispetto a cinque anni prima. Un tasso di crescita doppio rispetto ai colleghi maschi, che tra il 2014 e il 2019 sono cresciuti appena del 3,5%, arrivando a oltre 3,2 milioni. Sul totale dei manager, tuttavia, le donne continuano a rappresentare una fetta di appena il 24,7% del totale.
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Imprese: 1 mln domande fondo garanzia pmi, per oltre 71 mld
Patuanelli, a pmi liquidità 100 mld entro 2020
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21 agosto 2020
11:08
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Sono 1.000.052 per un importo di euro 71.214.128.726,29 le richieste di garanzie pervenute al Fondo di Garanzia nel periodo dal 17 marzo 2020 (data di entrata in vigore del decreto-legge del 17 marzo 2020, n. 18, di seguito “Cura Italia”), al 20 agosto. Lo comunicano Il Ministero per lo Sviluppo Economico e Mediocredito Centrale.
“Il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI, potenziato dal Decreto Liquidità, continua a registrare numeri impressionanti.
Siamo arrivati a 1 milione di richieste per oltre 71 miliardi di liquidità garantita dallo Stato”, commenta il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli su Facebook. “Per la parte del Decreto Liquidità dedicato alle pmi, il Governo aveva ipotizzato circa 100 miliardi di liquidità generata a fine 2020, stima che è possibile raggiungere e che si sommano ai 300 miliardi per le moratorie sui prestiti e ai 12,6 miliardi di garanzie concesse da Sace”, aggiunge. VAI ALLA POLITICA
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