Quanto questa strategia avrà conseguenze sulla avanzata ucraina sul fronte del Donbass?
Non mi pare proprio che l’Ucraina abbia intenzione di farsi intimidire. Quello che mi preoccupa è che la Russia vuole fare durare questa guerra ancora a lungo, più per disperazione che per altro. Questo significa altri morti, soprattutto per Mosca.
E il coinvolgimento della Bielorussia cosa porterà? Lo ritieni possibile?
Lukashenko deve a Putin se è rimasto al potere, quindi almeno il gesto di mandare delle truppe verso il confine e del materiale bellico doveva farlo. Ricordo però che la situazione interna nel Paese rimane molto delicata e a un passo da esplodere. Per questo non penso che l’aiuto a Mosca possa essere cospicuo, perché quelle forze servono per tenere sotto controllo la Bielorussia.
I missili russi, nei giorni scorsi, sono esplosi, anche, vicino al palazzo presidenziale. Sono segnali evidenti a Zelensky. Pensi che per i russi tornerà l’obiettivo primario? Come giudichi la reazione dell’Occidente di fronte a questa escalation?
Zelensky sarà sempre sotto minaccia, paradossalmente ancora di più quando questo conflitto sarà finito e i riflettori non saranno più puntati sull’Ucraina come adesso. Penso che l’Occidente si stia schierando dalla parte giusta, tanto più adesso che la Russia ha stretto un’alleanza sempre più forte con l’Iran.
Quanto pesa nella logica di Putin l’opzione nucleare?
Teoricamente l’arma nucleare può essere usata come deterrenza per tutta una serie di motivi. Dalla reazione che questo gesto avrebbe al fatto che i primi a farne le spese per posizione geografica sono proprio i russi. Rimane però il fatto che questa guerra ci ha insegnato che non possono essere fatte previsioni e che Putin è ostaggio dei falchi. Quindi occorre fare molta attenzione.
Ti sei occupata, con il tuo interessante libro “Brigate russe”, della guerra ibrida (grigia) fatta dai russi nei confronti dell’Occidente. Come si sta svolgendo in questa fase? Quali target sta avendo?
La guerra non lineare russa, soprattutto quella dell’informazione, durante questa guerra convenzionale ha avuto un ruolo chiave nel cercare di fare passare in Occidente ‘la versione della Russia’. Brutto e triste constatare che in Italia abbiano avuto molto successo.
Zelensky intervenendo al G7 ha affermato: “Nessun dialogo con Putin. Non ha futuro. Solo con altro leader russo”. Affermazione ovviamente provocatoria. Non pensi, però, che sia giunto il momento di percorrere, finalmente, la via diplomatica?
Non esiste momento sbagliato per percorrere la via diplomatica. Il problema è che si deve arrivare al tavolo con la voglia di mediare. Non credo che in questo momento l’abbiano né Putin né Zelensky. Vi è però una differenza fondamentale. Il primo ha invaso e sta perdendo la guerra, il secondo guida la resistenza di un intero Paese e vuole respingere l’aggressore, rimandandolo da dove è venuto.
Brigate Russe, un libro di Marta Ottaviani
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