La doppia strategia di Putin: prima le bombe e poi la tregua. Così lo zar punta a farsi rieleggere da vincitore e a riprendere la guerra
Una pioggia di fuoco che segnala la chiara volontà di rappresaglia del Cremlino dopo i razzi dei giorni scorsi sulla città russa di Belgorod. E che impensierisce il governo, angosciato per la stanchezza dell’Occidente: l’Ucraina è rimasta per la prima volta a corto dei finanziamenti americani e ansiosa di capire se al prossimo Consiglio Ue del primo febbraio verranno sbloccati quelli europei.
«Mosca pagherà per ogni morto» ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un videomessaggio in cui ha anche rivelato di ritenere che la Crimea e il Mar Nero saranno il nuovo focus del conflitto. Ma la massiccia aggressione delle scorse ore ha spinto il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba a rinnovare la richiesta agli alleati occidentali di un maggiore lo sforzo nelle forniture di sistemi di difesa aerea e di missili a lungo raggio. Il capo della diplomazia ucraina è tornato anche a chiedere il trasferimento a Kiev dei beni russi congelati per garantire un po’ di ossigeno alle esangui casse ucraine.
Agli appelli del governo ha risposto ieri il primo ministro britannico, Rishi Sunak, che ha promesso che Londra «continuerà a sostenere fermamente l’Ucraina nella lotta contro l’aggressione e l’occupazione», durante una telefonata con Zelensky. Il Regno Unito è tra i più convinti sostenitori di Kiev dall’inizio del conflitto e ha garantito al presidente ucraino nuovi aiuti militari, secondo un portavoce di Downing Street.
I razzi russi hanno volutamente colpito principalmente obiettivi civili, ma hanno anche «danneggiato linee elettriche e gasdotti e interrotto l’approvvigionamento idrico», ha puntualizzato il ministro della Difesa ucraino, Rustem Umerov. Secondo il procuratore generale, Andriy Kostin, i danni maggiori alle infrastrutture idriche ed energetiche si sono registrate nelle regioni di Kiev, Kharkiv e Kherson, tre tra le principali città ucraine.
L’entità dell’aggressione russa ha allarmato il confine orientale della Nato. La Polonia ha annunciato ieri di aver fatto decollare due coppie di caccia F-16 per presidiare la frontiera con l’Ucraina.
Ma sono stati i Paesi Baltici a ricordare che «dimenticare l’Ucraina potrebbe avere conseguenze molto nefaste per tutto l’Occidente». L’ammonimento è arrivato dal presidente della Lettonia, Edgars Rinkevics. Secondo cui la guerra in Israele non deve distrarre dalla guerra che si combatte ai confini europei: creare una gerarchia dei conflitti è esattamente nell’interesse di Putin. Gli ha fatto eco la premier estone, Kaja Kallas: «Putin è convinto che riuscirà a vincere nonostante l’opposizione e le sanzioni occidentali», ha detto. «Noi abbiamo il dovere di dimostrargli che questo non è vero»
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