La leader conservatrice ha trovato un’aula rovente in cui ha avuto un serrato duello verbale col leader dell’opposizione laburista Keir Starmer. Il leader laburista ha irriso le promesse della premier “che non durano una settimana”, elencando tutti gli impegni rimangiati di recente, incluso quello di una settimana fa sui 2 anni di sussidi contro i rincari delle bollette energetiche (ora ridotti a 6 mesi, come suggerito da tempo dallo stesso labour).
Truss si è nuovamente scusata “per gli errori commessi”, ma si è giustificata con la necessità di adeguarsi “alla realtà” della situazione economica attuale che, secondo lei, riguarda anche molti altri paesi. Quindi, ha confermato di non avere intenzione, al momento, di dimettersi, rinfacciando alle opposizioni di “non avere alcun piano” e di non tenere a freno i sindacati, pronti a nuovi scioperi dei trasporti. “Sono una combattente, non una che si arrende”, ha rimarcato in risposta a Starmer, il quale ha sottolineato come le scuse della rivale non bastano a giustificare il governo di fronte a “un caos” che ha prodotto, fra l’altro, l’impennata degli interessi “sui mutui”. “Il mini bilancio di Truss è imploso”, ha proseguito Starmer, elencando le misure prima annunciate e poi revocate dal governo. “Nessuno si fiderà più dei conservatori dal punto di vista economico”.
Per questo il leader laburista ha rilanciato la richiesta di dimissioni, sostenendo che Truss non può restare “al suo posto” dopo aver scaricato il Cancelliere dello scacchiere, Kwasi Kwarteng, alleato della prima ora, e averlo rimpiazzato con Jeremy Hunt, che ne ha rovesciato di fatto la politica economica annunciando “tagli di spesa” negati solo pochi giorni fa.
Keir Starmer, leader labourista
Sullo sfondo c’è il dato mensile sull’inflazione aggiornato a un picco del 10,1%, record per il Regno Unito dal 1982 spinto in particolare dell’incremento dei prezzi degli alimenti oltre che dalla crisi (energetica e non solo) internazionale.
Il governo è passato dalla strategia dei tagli di tasse in deficit (cancellata da Hunt), all’annuncio d’interventi di riduzione della spesa che fanno presagire nuove forme di austerità: “inversione a U” che per ora rassicura i mercati e tuttavia minaccia di alimentare le proteste sociali, già in corso a colpi di scioperi e vertenze salariali. Specialmente dopo l’accantonamento di un’ennesima promessa – evocato dal nuovo Cancelliere e poi da Downing Street – sull’impegno ad adeguare pensioni e sussidi sociali al tasso d’inflazione; impegno che non pare essere più sostenibile nel contesto attuale d’impennata dei prezzi.
Oggi un sondaggio Ipsos ha rivelato che il 53% degli elettori ritiene che Truss dovrebbe rassegnare le dimissioni e secondo molti politici e giornalisti la premier è “in carica ma non più davvero al potere”. La leader conservatrice, pur insistendo a ribadire di voler andare avanti, sembra sempre più un primo ministro a termine, in attesa che la stessa maggioranza Tory trovi il modo per rimpiazzarla con una figura possibilmente unitaria e meno logorata sul piano della credibilità. Mentre dalle opposizioni crescono le pressioni per elezioni anticipate rispetto alla scadenza naturale di fine 2024; e gli ultimi sondaggi riflettono al momento un baratro senza precedenti per il partito di governo: fino a un massimo di 36 punti di scarto dal Labour.
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