La serie si sofferma molto anche sul rapporto spesso conflittuale tra madre e figlio. “Io ho cercato di restituire ogni sfumatura di Lucia, proprio per dare vita a un personaggio a tutto tondo. Lucia era una diva, una attrice dall’aspetto così sicuro, a volte poteva sembrare che il suo atteggiamento fosse freddo, duro anche nei confronti del figlio al quale non riusciva a dire che gli voleva bene”, racconta, “il conflitto viene dal senso costante della paura dell’abbandono, lei era felice se Miguel aveva successo ma al tempo stesso non voleva stare lontano da lui. Non sapendo gestire questa cosa entrava in crisi”. Dalla sessualità alla bellezza dirompente, dal talento (come cantautore, ma anche come attore e ballerino) alla ribellione, il biopic ripercorre i momenti cruciali della vita di Miguel Bosé (interpretato da José Pastor e Iván Sánchez nelle diverse età) attraverso dei flashback. Il racconto della serie (in cui ogni episodio è incentrato su una canzone) si svolge durante la promozione del suo album multi-platino Papito, un momento speciale per Miguel che decide di realizzare un sogno a lungo rimandato: diventare padre. Teme l’opinione di Miguel Bosè? “Non la temo, ma sono davvero curiosa di conoscere il suo giudizio. Immagino cosa possa aver provato a rivedersi in questo racconto. Noi narriamo la sua storia e ogni personaggio, anche quello che interpreto io, è in relazione a lui”, dice ancora Solarino. Come si è preparata per interpretare Lucia Bosé? “Sono andata a cercare tutto quello che ho potuto e, soprattutto grazie alla sua biografia, ho scoperto una persona molto fragile, che nella sua vita ha sofferto la solitudine. Così si spiega anche il forte attaccamento che aveva verso i figli. Soprattutto nei confronti di Miguel: quando lui prende il volo per la sua carriera lei era felice da un lato dall’altro aveva paura di perderlo”, dice, augurandosi che il pubblico “segua la serie in lingua originale. Ho fatto un grande lavoro sulla lingua e non ho voluto essere doppiata, perché mi piacciono le cose autentiche”.
E’ stato difficile interpretarla nelle varie fasi della vita, dai 30 agli 80 anni? “Sì, è stato fatto un lavoro pazzesco di trucco speciale”, prosegue, “è stato interessante cercare di mantenere la sua eleganza e anche buffo vedermi più o meno come sarò a 80 anni”. Lucia Bosé era emblema di un divismo che non c’è più. “Oggi è cambiata la società e i mezzi di comunicazione. Le notizie sono di più e molto più veloci, e la nostra attenzione è cambiata: ci soffermiamo poco sulle cose e non c’è più il glamour perché non c’è più il mistero”.