E’ più drammatico che giocoso, in qualche momento un po’ dark, il Don Giovanni che ha debuttato al Teatro Regio di Torino, con la regia di Chiara Muti. A dirigere magistralmente l’Orchestra il maestro Riccardo Muti, che affronta per la quarta volta il capolavoro mozartiano, salutato dal pubblico con grandi ovazioni.
La scenografia rappresenta un palazzo nobile fatiscente, in rovina. Il perno è Don Giovanni (il baritono Luca Micheletti), presenza magnetica, ma anche quasi vampiresca, che insegue le vittime senza mai raggiungere l’amore. Intorno a questo pianeta ruotano gli altri personaggi – la nobildonna oltraggiata, l’amante tradito, il servo Leporello – che si muovono come burattini trattenuti da fili al loro destino. L’ultima scena è emblematica: dalle porte riverse al suolo, più simili a sepolcri che a fastosi luoghi di incontro, risorgono corpi di marionette.
Don Giovanni è vestito di nero, ma per la festa – lugubre ritrovo di maschere – indossa un mantello dorato, come un nuovo Re Sole. Lo perseguitano l’ombra del Commendatore e dodici donne in nero, che per colpa sua hanno sofferto e cercano vendetta. La lunga lista delle conquiste femminili è stilata dal Leporello di Alessandro Luongo. Protagoniste la Donna Anna di Jacquelyn Wagner, la Donna Elvira di Mariangela Sicilia, la Zerlina di Francesca Di Sauro. Quest’ultima, giovane sposa di Masetto (Leon Koavi), è la napoletana della compagnia, mezzosoprano in grande ascesa, attesa alla Scala per due debutti a inizio 2023.
Con il Don Giovanni – in coproduzione con il Massimo di Palermo, dove l’opera è in programma il prossimo anno – Chiara Muti chiude la trilogia iniziata con ‘Le Nozze di Figaro’ e proseguito con ‘Così fan tutte’ Tanti gli ospiti del Teatro Regio per il debutto del Don Giovanni – altre quattro le repliche fino al 26 novembre, tutte sold out – la vicepresidente del Senato Anna Rossomando, il sottosegretario al ministero della Cultura Vittorio Sgarbi, i sovrintendenti dell’Opera di Roma, Francesco Giambrone, del Teatro Carlo Felice di Genova, Claudio Orazi, del Massimo di Palermo, Marco Betta e del Comunale di Bologna, Fulvio Macciardi, che è anche presidente dell’Anfois. “Torino è la città prediletta del Governo. La sua vocazione ora è artistica” ha detto Sgarbi entrando a teatro. A fare gli onori di casa il sindaco Stefano Lo Russo, il sovrintendente del Regio, Mathieu Jouvin, il direttore artistico Sebastian Schwarz e il suo successore Cristiano Sandri. All’uscita omaggio floreale per tutti, uomini e donne. (ANSA).
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