Cosa ha perso il cinema dall’epoca del muto? “Li c’era la mentalità dei pionieri, oggi invece a Hollywood c’è solo troppa paura. Si è perduta quella libertà. In questo senso abbiamo molto da imparare da quei tempi, oggi c’è troppo moralismo. Hollywood è cambiata, ma non in meglio”. Sull’accoglienza negativa di BABYLON in Usa, replica il regista di LA LA LAND: “Immaginavo che questo film potesse dare fastidio, provocare risentimento. Era in fondo quello che volevo fare. Volevo fosse un’opera controcorrente e anche per questo ci è voluto tanto tempo. Va detto – aggiunge Chazelle – che Paramount, anche sapendo quello che stavo facendo, mi ha sempre sostenuto e non mi è stata fatta nessuna pressione. L’unica speranza ora è che questo film possa trovare il suo pubblico, suscitare discussioni”. BABYLON spiega poi il regista: “È diviso in due parti. Inizia come una commedia per arrivare alla tragedia, anzi si può dire all’horror. E questo per mostrare il rovescio della medaglia, la caduta all’inferno di quel mondo dello spettacolo apparentemente sempre in festa”.
Rischia davvero il cinema nel futuro? “Già negli anni Venti tutti pensavano fosse una cosa provvisoria e che gli Studios sarebbero morti. BABYLON finisce nel 1952 con immagini di SINGING IN THE RAIN e anche allora si parlava di morte del cinema che sarebbe stato sostituito dalla tv. Credo invece nella sua continua evoluzione e nella sua capacità di rinnovarsi”. Dice ancora Chazelle, che nel 2017, a 32 anni, è stato il più giovane regista premiato con l’Oscar: “I premi non mi hanno cambiato la vita in maniera personale, ma gli Studios non sarebbero stati disponibili a produrre un film come questo, insomma gli Oscar mi hanno aperto molte porte”. A inizio incontro stampa il regista non ha mancato di rendere omaggio a Fellini: “Sono davvero felice di essere qui a Roma e spero che nel mio film si capisca bene quanto abbia attinto alle opere di Federico Fellini”.