Il pronunciamento rischia ora di far traballare l’esecutivo. Ma paradossalmente anche di accelerare le sue intenzioni di limitare il peso della Corte Suprema e spostare l’equilibrio dei poteri a favore della maggioranza: un progetto che ha scatenato vaste proteste nel Paese e la denuncia di voler indebolire lo Stato di diritto. Già al momento della nomina da parte di Netanyahu – necessaria per la maggioranza alla Knesset – si sollevò sconcerto e un’ondata di critiche, tali da spingere molti a firmare petizioni alla Corte Suprema per bloccare il tutto.
Almeno 80mila persone sono scese in piazza appena due giorni fa per manifestare contro la riforma voluta dal ministro Levin e dal premier. Avvocati, magistrati e critici la descrivono come un “golpe” politico. Ma che cosa prevede il disegno di legge contestato? Una maggioranza semplice alla Knesset (il Parlamento israeliano) avrà il potere di annullare le sentenze della Corte suprema. Ciò consentirebbe al governo di approvare leggi senza il timore che siano cassate dai giudici. I politici avrebbero poi maggiore influenza sulla nomina della Corte, perché la maggioranza dei membri del comitato di selezione sarebbe diretta emanazione del governo.
Del resto, la maggioranza di destra che domina la Knesset è già intervenuta sul quadro normativo. Per nominare Deri, i partiti della maggioranza a dicembre hanno dovuto approvare una modifica alla legge che impediva a una persona condannata al carcere o alla libertà vigilata negli ultimi sette anni di servire come ministro. Una decisione contestata dal Movimento per la qualità del governo e da altre organizzazioni che hanno presentato una petizione di fronte all’Alta Corte, ottenendo oggi dai giudici una “vittoria per l’intera popolazione israeliana” e “un passo importante per il mantenimento dello stato di diritto”, hanno detto gli attivisti dopo la sentenza.