Caccia alla talpa del Pentagono. “Guarderemo sotto ogni pietra”
Il piano, sintetizzato in una pagina corredata di informazioni tecniche e di fotografie scattate con i droni, doveva puntare a raggiungere un doppio obiettivo: colpire la Russia attraverso il gruppo paramilitare Wagner, presente in Siria, e spingere Mosca a spostare forze dal fronte ucraino. Secondo i file dell’Intelligence americana il piano non è stato attuato perché è arrivato l’alt del presidente Volodymyr Zelensky, che avrebbe fermato tutto a fine dicembre, forse dopo aver ricevuto parere negativo dai partner, probabilmente dagli stessi Stati Uniti. Ma un mese dopo, il 23 gennaio, c’erano ancora tutte le condizioni per entrare in azione.
Il report, consultato dal quotidiano americano, riporta l’intestazione Hcs-P, che nel linguaggio dell’Intelligence indica che le fonti sono spie, o personale diplomatico sotto copertura o funzionari militari legati alle diplomazie. Le informazioni appaiono dettagliate: il servizio di intelligence militare di Kiev era in grado di preparare attacchi che avrebbero lasciato fuori il governo ucraino ed evitato di mettere in imbarazzo le segreterie dei gioverni alleati e la Nato. I mercenari della Wagner sarebbero stati attaccati, tra le altre, nella loro base di Furqllus, nella zona centrale del Paese, e vicino a Palmyra, dove si trovano infrastrutture di petrolio e gas e il presunto arsenale dei mercenari. Foto delle aree sono indicate nel documento del Pentagono. Ma la linea di Zelensky non è cambiata e il piano non è stato messo in atto.
La Siria è diventato il “giardino” del Cremlino da quando il presidente russo Vladimir Putin, nel 2015, autorizzò l’intervento a sostegno del regime di Assad. Da allora c’è una presenza forte di soldati russi, oltre a aerei militari e sistemi di difesa aerea. L’occupazione ha registrato nell’ultimo anno un allentamento, perché il Cremlino ha spostato attenzione e forze in Ucraina. Proprio da qui l’intelligence militare di Kiev era partita, riannodando il filo per costringere Mosca a rivedere i suoi piani. Ma in che modo? Attraverso l’azione di droni per colpire i mercenari della Wagner. Sul campo avrebbero potuto contare sull’aiuto delle forze militari curde, che controllano la zona a a nordest, e delle forze democratiche siriane, che però, attraverso il portavoce Farhad Shami, hanno negato il proprio coinvolgimento. “I documenti di cui parlate – ha commentato al Post – non sono reali, non siamo mai scesi in campo nel conflitto russo-ucraino”. Il documento indica che la Turchia era a conoscenza del piano e che avrebbe consigliato a Kiev di lanciare gli attacchi nell’area controllata dai curdi, invece da quelle controllate dai turchi. Ma stando al file dell’Intelligence, l’Ucraina non sarebbe stata in grado di attaccare la Russia in Siria senza il supporto di Stati Uniti e Turchia. Questo, però, si legge nel report, “avrebbe potuto spingere la Russia a rispondere, prendendo di mira obiettivi di interesse Usa nalla regione, se fosse emerso il sostegno americano all’operazione”. In quel caso, il conflitto si sarebbe allargato a livello internazionale.
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