I soccorsi dopo la strage nella scuola di Belgrado
Il ragazzo tuttavia non ha fatto alcun cenno ai motivi del suo gesto. Gli alunni uccisi, sette ragazze e un ragazzo, avevano tutti un’età compresa fra i 12 e i 14 anni. Dalle prime indagini è emerso che Kosta K.aveva pianificato la strage da almeno un mese, era in possesso di una piantina della scuola e di un elenco di allievi da uccidere. Particolari agghiaccianti se si considera che Kosta K., proveniente da una famiglia benestante, era sempre stato ritenuto un ragazzo diligente, educato e ambizioso, appassionato di astrofisica e sport, con predilezione per karatè e basket. Non avendo compiuto ancora 14 anni, il giovane pluriomicida, in base alla legge serba, non è penalmente perseguibile. Il suo avvocato ha detto che dopo l’interrogatorio di polizia in presenza dei genitori potrà essere rilasciato e rimandato a casa. Ma il presidente serbo Aleksandar Vucic in serata ha annunciato che il pluriomicida verrà trasferito in un dipartimento speciale di una clinica psichiatrica. Alcuni media hanno riferito che Kosta K. fosse da tempo bersaglio di maltrattamenti e episodi di bullismo, altri che al momento della strage fosse sotto l’effetto di stupefacenti. Ma sui motivi reali che hanno scatenato la sua rabbia omicida non vi è alcuna certezza. In giornata è stato arrestato anche il padre 48enne del ragazzo, proprietario della pistola con la quale il figlio ha fatto fuoco. Secondo i media, sembrerebbe fosse solito portare con sé il ragazzo al poligono di tiro. L’uomo, medico radiologo, avrebbe raccontato di aver tenuto le armi chiuse in una cassaforte con un codice segreto, del quale tuttavia il figlio era evidentemente a conoscenza. Anche la madre del ragazzo, un’avvocatessa, è stata fermata. Secondo il capo della polizia di Belgrado, l’autore della strage è arrivato alla scuola poco dopo le 8.30 con una borsa contenente una pistola calibro nove, un’altra arma di piccolo calibro e quattro bottiglie molotov. Pochi minuti dopo ha cominciato a sparare all’impazzata, uccidendo dapprima la guardia giurata che gli si era lanciato contro cercando di immobilizzarlo, un gesto – rilevano gli inquirenti – che avrebbe evitato un bilancio di morti ancora più grave. Successivamente ha fatto fuoco in modo indiscriminato su alunni e insegnanti. Il governo a Belgrado ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, dal 5 al 7 maggio. Il ministro dell’Istruzione Branko Ruzic ha fatto sapere che le lezioni, annullate nella giornata odierna, riprenderanno domani con un minuto di silenzio in tutte le scuole del Paese. “Quella di oggi è stata la tragedia più grave che ha colpito la Serbia e il nostro sistema d’istruzione nella storia recente”, ha commentato amaramente.