MASSIMO BURZIO, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL MAGGIO 1988
Ci fu un tempo in cui Juve e Roma andavano d’accordo. Non parlo di tempi lontani, ma del principio degli anni Settanta, quando la Roma era Romena (la citazione è testuale ed è tratta dai giornali dell’epoca) e non era ancora balzata ai vertici del calcio nazionale, diventando per un certo periodo, una delle antagoniste che negli ultimi quindici anni la sorte ha posto ciclicamente sulla strada sempre vincente della Juve bonipertiana. Bianconeri e giallorossi, insomma, avevano ottimi rapporti, certamente migliori di quelli, burrascosi, del primo periodo degli anni Ottanta, quando la Juve era l’odiata nemica dei capitolini. Ma tant’è, tutto passa, i campioni se ne vanno dall’una e dall’altra parte e il dialogo poi riprende, corretto e signorile com’è sempre stato da parte juventina. E così, magari, in futuro torneremo a vedere giocatori giallorossi emigrare verso la Juve e viceversa, così com’è già accaduto con Boniek e accadde nel 1970 con Spinosi. Il Core de Roma, infatti, è stato con Capello e Landini uno degli esempi dell’interscambio Juve–Roma e certamente ha lasciato una traccia nella recente storia della Juventus.
Nato nella capitale, per la precisione nel popoloso e vivace Villaggio Breda, il 9 maggio del 1950, Spinosi comincia a giocare al calcio nella Tevere Roma. Prima le giovanili, poi l’esordio in Serie D e quindi a diciassette anni la Roma. Tre stagioni, ottime prove anche nella primavera giallorossa e nel 1970 ecco la Juve. Difensore roccioso ed eclettico, abile sui palloni alti, con una propensione alla marcatura ma anche alla propulsione, Ciano forma allora con il biondo Marchetti una coppia che i cronisti non esitano a definire la riedizione del duo interista Burgnich–Facchetti. Ottime prove, una disciplina di fondo unita a un carattere gioviale, a una facilità innata allo scherzo, fanno ben volere Spinosi sia dai compagni sia dai tifosi. Gran fisico, faccia sorridente fuori dal campo e cattiva in partita, per il bravo Luciano arrivano gli scudetti 1972 e 1973 e le prime maglie azzurre (1971). Sembra un sogno destinato a continuare e nell’estate del 1974 c’è anche la soddisfazione dei Mondiali in Germania. Spinosi parte titolare, ma naufraga con la squadra azzurra che esce al primo turno eliminatorio, rischiando anche contro i modesti giocatori di Haiti. Ed è proprio l’uomo affidato a Spinosi a segnare all’Italia l’unico goal haitiano, è un folletto, tale Sanon, che con uno scatto farà impallidire Luciano lasciandolo indietro di quei pochi (o tanti) metri sufficienti ad andare in rete.
Al ritorno dai Mondiali, persa la maglia azzurra, Spinosi trova una sorpresa: la Juve l’anno precedente si è assicurata Claudio Gentile. Gento parte riserva ma scalpita e, complice anche un grave infortunio alla testa del femore rimediato da Ciano a Genova contro la Sampdoria, presto si appropria della maglia del titolare. Da quei giorni Gentile diviene un inamovibile e Spinosi un panchinaro. Luciano accetta la sorte, si impegna e ogni volta che verrà chiamato dall’allenatore cercherà di trovare spazio e gloria. Si reinventa stopper, libero, diventa, insomma, un jolly. Come tale vincerà ancora gli scudetti 1975, 1977 e 1978 e la Coppa Uefa 1978 (memorabile in quell’occasione una sua partita contro la punta del Manchester Channon e il secondo tempo del ritorno della finalissima a Bilbao).
Dopo la Juve il ritorno a Roma, nel 1978, con due Coppe Italia (1980 e 1981), quindi il Verona, il Milan e infine il Cesena, dove nel 1984, Spina chiude una carriera davvero luminosa. Diciannove le sue presenze azzurre, il debutto è del 1971, con tre gettoni nell’Under e sei nella giovanile.
Che dire in più di Spinosi? Che è stato un uomo capace di farsi apprezzare anche nei momenti più bui, che ha saputo lasciare in tutte le società in cui ha militato un ottimo ricordo. Chi scrive queste righe gli è stato amico ed ha passato splendide giornate con lui, apprezzandone quello spirito istintivo e incisivo che lo ha reso personaggio anche soltanto in occasione di una chiacchierata tra amici.
Oggi Spinosi allena la primavera della Roma, non è cambiato è ancora quel Core de Roma che seppe amare Torino e farsi amare anche dai tifosi della Juve.
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