L’organizzazione è la più antica e prestigiosa ong della Russia ed è stata fondata nel 1989, tra gli altri, dal padre nobile della dissidenza russa, anche lui premio Nobel per la pace nel 1975, Andrej Sacharov.
Memorial è nata per difendere i diritti umani e per preservare la memoria delle vittime delle repressioni politiche in Urss. Negli anni, ha creato un prezioso archivio che documenta il periodo del Grande Terrore staliniano e del sistema dei gulag. La commemorazione del passato per Memorial è sempre stata legata alla lotta per i diritti umani nel presente.
Domanda: Signor Belenkin, come si vive da esiliati?
Boris Belenkin: Ora vivo in Repubblica Ceca in buone condizioni ma
come chiunque sia stato forzato a lasciare la propria patria
sicuramente l’emozione principale è l’insicurezza e l’ansia per il
futuro. Così come per tutti quelli che sono partiti come me viviamo
giorni di incertezza, il nostro destino non può essere chiaro, non
può essere definito con precisione.
Domanda: Quanti mesi sono che è fuori dalla Russia, perché è andato via, rischiava qualcosa a rimanere?
Belenkin: Sono partito a inizio ottobre se fossi rimasto ritengo che
avrei corso il rischio di esser perseguito sia politicamente che
penalmente.
Domanda: Temeva di essere arrestato?
Belenkin: Due tre settimane prima della mia partenza i miei conti
bancari sono stati bloccati dal governo, anche se solo
temporaneamente, poi sono stati sbloccati. Ho pensato che quello
fosse il primo passo, un primo avvertimento che avrebbe portato a
una mia persecuzione penale. Sono partito il giorno dopo una
seduta in tribunale in cui il governo ha annullato il passaggio di
proprietà dell’immobile che ospita gli uffici di Memorial, tra due
società che la amministrano. Con quella decisione del tribunale il
governo ha sequestrato la nostra proprietà, un
immobile nel centro di Mosca e anche una somma di denaro
appartenente all’organizzazione, una cifra non enorme ma
importante. E non posso che ribadire che non c’era nessuna
giustificazione legale per questo sequestro.
D: Sono a rischio ora gli archivi di Memorial?
Belenkin: I documenti, tutta la nostra collezione, non sono stati
sequestrati per adesso possiamo solo sperare che il suo destino non
sia a rischio.
Posso raccontarvi un aneddoto: alla notizia del Nobel,
per una strana coincidenza noi eravamo in tribunale per il sequestro dell’immobile e appena abbiamo ricevuto la notizia del Nobel il nostro umore è divenuto gioioso e festoso, nonostante la decisione
mostruosa del giudice. Abbiamo visto che ci guardavano e poi tra
giudici e cancellieri hanno cominciato a borbottare qualcosa
passandosi uno smartphone, non c’è stato detto niente ma abbiamo
capito che sapevano.
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