Per quanto riguarda la musica, già il titolo Perfect Days è di per sé un riferimento al brano cult di Lou Reed, perché a Hirayama piacciono i classici del pop-rock come Van Morrison, Otis Redding e Patti Smith che lui ascolta regolarmente nel suo furgone nero pieno di scope mentre gira nella modernissima Tokyo. Che succede in Perfect Days? Ben poco dal punto di vista degli avvenimenti, molto invece dal punto di vista emotivo. Il protagonista, che ricorda i personaggi del muto anche per le poche parole, per un periodo molto breve, come si vede nel film, ospita nella sua piccola casa la nipote adolescente Niko e saltuariamente poi frequenta un piccolo bar dove, ovviamente, ordina sempre le stesse cose. Tra i suoi appuntamenti fissi c’è anche quello con un bagno pubblico dove si fa una lunga doccia. Ma infine, dai pochi incontri e dai suoi sogni in bianco e nero, si capisce che nella sua vita c’è una lunga zona d’ombra. “L’idea è nata a Tokyo e non avrebbe potuto essere realizzata da nessun’altra parte. Mi piace se una storia e la sua ambientazione sono entrambe una necessità. Mentre la scelta dei bagni come location – spiega Wenders, già Palma d’oro per Paris Texas nel 1984 – l’ho amata, da un lato, per la completa bellezza architettonica di questi luoghi sanitari pubblici. Sono rimasto stupito di quanto le toilette possano far parte della cultura di tutti i giorni”. Riguardo alla poeticità di questo film, spiega infine Wenders: “Poesia non è qualcosa di attribuibile a un film, ma è piuttosto una scoperta, un dono che ricevi come regista dai tuoi attori, dai luoghi, dalla luce, da tutto ciò che occorre per formare qualcosa che si possa definire poesia in movimento”.