“Ci sarà un commissario al momento opportuno, adesso serve affrontare il tema emergenza”, puntualizza il vicepremier Antonio Tajani, lasciando intendere che la scelta non è immediata. In effetti la conta per il bilancio dei danni, non ancora definitivo, potrebbe far slittare la decisione più in là, consentendo un ragionamento a mente fredda anche nell’esecutivo.
Con l’arrivo dei fondi europei e del Pnrr, data la quantità di finanziamenti da gestire – quasi equiparabili a quelli a disposizione di un ministero – è possibile che l’incarico verrà affidato ad un ‘esterno’: come successo in occasione dell’emergenza Covid (durante il governo Draghi) per la nomina del generale Francesco Paolo Figliuolo. A farsi largo è quindi il ragionamento secondo cui esisterebbero altri precedenti di questo tipo, come la nomina di Giovanni Legnini – da parte del secondo governo Conte – a commissario per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia, durante la giunta regionale di centrodestra in Abruzzo. “Le valutazioni verranno fatte al Consiglio dei ministri in base a tutto quello che dovrà essere il piano per la ricostruzione, su cui in questo momento ci stiamo dedicando”, spiega la ministra del Lavoro, Marina Calderone, aggiungendo: “so che sarà materia di cui il Consiglio discuterà, ma non posso dire quali saranno le tempistiche”.
Palazzo Chigi è intanto smentisce la presunta bozza di un decreto girata nei giorni scorsi, secondo cui la premier Meloni avrebbe accentrato la ricostruzione.
I sindacati e il mondo produttivo dell’Emilia Romagna, diciotto sigle che rappresentano le parti sociali e imprenditoriali del territorio, avevano invece presentato giorni fa a Palazzo Chigi assieme a Bonaccini un documento per ricostruire l’Emilia Romagna, indicando il governatore per la scelta del commissario. In queste ore a loro si è aggiunto il sindaco di Ravenna Michele de Pascale, de Pd, anche presidente dell’Unione delle Province: “trovo inaccettabile che il dibattito sia se a gestire i fondi sia la destra e la sinistra. La cosa più naturale sarebbe partire dalla Regione, che ha le competenze in materia e la struttura tecnica per farlo, con il pieno coinvolgimento delle province che hanno la competenza sulla rete stradale e i Comuni la voce dei cittadini colpiti. Bisogna fare come si è fatto per il terremoto in Emilia”. E il sindaco di Cesena, Enzo Lattuca, rincara: “Sarebbe strano che questa responsabilità non venisse affidata a chi amministra questo territorio”.
Anche Coldiretti insiste per un nomina a breve termine: “Non entriamo nel merito delle decisioni – dice il suo presidente Ettore Prandini – Questa situazione l’abbiamo vista già nell’arco del 2022 nelle Marche, poi a Ischia, oggi la vediamo in Romagna, il rischio è che si possa ripetere su altri territori. Serve una visione di medio lungo periodo per quanto riguarda gli investimenti infrastrutturali che devono essere realizzati: penso ai bacini di accumulo, che danno una risposta sia nel periodo legato alla siccità perché trattengono l’acqua piovana laddove piove ma sono anche una risposta al dissesto idrogeologico”.
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