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Emilia Romagna, si scende all'allerta arancione. Mattarella atteso martedì nelle zone alluvionate

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Ultimo aggiornamento 28 Maggio, 2023, 07:32:15 di Maurizio Barra

Commissario straordinario, Tajani: “La nomina? Al momento opportuno”. Sindaci: “Sia Bonaccini”

Ancora nessun nome sul tavolo del governo per la nomina del commissario alla ricostruzione in Emilia Romagna, ma con il passare delle ore si allontana sempre di più l’ipotesi che l’incarico sia affidato al governatore Stefano Bonaccini. Da istituzioni locali, sindacati e realtà imprenditoriali del territorio però continuano gli appelli affinché si replichi il modello post-sisma 2012, assegnando il compito alla Regione per gestire la ‘fase 2’. Il braccio di ferro è destinato a durare ancora: da un lato gli appelli per il presidente modenese e dall’altro l’intenzione di prendere tempo puntando su un altro nome, ad esempio ricalcando quanto accaduto per la nomina del generale Francesco Figliuolo a commissario all’emergenza Covid nel 2021.  

“Ci sarà un commissario al momento opportuno, adesso serve affrontare il tema emergenza”, puntualizza il vicepremier Antonio Tajani, lasciando intendere che la scelta non è immediata. In effetti la conta per il bilancio dei danni, non ancora definitivo, potrebbe far slittare la decisione più in là, consentendo un ragionamento a mente fredda anche nell’esecutivo. 

Con l’arrivo dei fondi europei e del Pnrr, data la quantità di finanziamenti da gestire – quasi equiparabili a quelli a disposizione di un ministero – è possibile che l’incarico verrà affidato ad un ‘esterno’: come successo in occasione dell’emergenza Covid (durante il governo Draghi) per la nomina del generale Francesco Paolo Figliuolo. A farsi largo è quindi il ragionamento secondo cui esisterebbero altri precedenti di questo tipo, come la nomina di Giovanni Legnini – da parte del secondo governo Conte – a commissario per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia, durante la giunta regionale di centrodestra in Abruzzo. “Le valutazioni verranno fatte al Consiglio dei ministri in base a tutto quello che dovrà essere il piano per la ricostruzione, su cui in questo momento ci stiamo dedicando”, spiega la ministra del Lavoro, Marina Calderone, aggiungendo: “so che sarà materia di cui il Consiglio discuterà, ma non posso dire quali saranno le tempistiche”. 

Palazzo Chigi è intanto smentisce la presunta bozza di un decreto girata nei giorni scorsi, secondo cui la premier Meloni avrebbe accentrato la ricostruzione. 

 I sindacati e il mondo produttivo dell’Emilia Romagna, diciotto sigle che rappresentano le parti sociali e imprenditoriali del territorio, avevano invece presentato giorni fa a Palazzo Chigi assieme a Bonaccini un documento per ricostruire l’Emilia Romagna, indicando il governatore per la scelta del commissario. In queste ore a loro si è aggiunto il sindaco di Ravenna Michele de Pascale, de Pd, anche presidente dell’Unione delle Province: “trovo inaccettabile che il dibattito sia se a gestire i fondi sia la destra e la sinistra. La cosa più naturale sarebbe partire dalla Regione, che ha le competenze in materia e la struttura tecnica per farlo, con il pieno coinvolgimento delle province che hanno la competenza sulla rete stradale e i Comuni la voce dei cittadini colpiti. Bisogna fare come si è fatto per il terremoto in Emilia”. E il sindaco di Cesena, Enzo Lattuca, rincara: “Sarebbe strano che questa responsabilità non venisse affidata a chi amministra questo territorio”. 

Anche Coldiretti insiste per un nomina a breve termine: “Non entriamo nel merito delle decisioni – dice il suo presidente Ettore Prandini – Questa situazione l’abbiamo vista già nell’arco del 2022 nelle Marche, poi a Ischia, oggi la vediamo in Romagna, il rischio è che si possa ripetere su altri territori. Serve una visione di medio lungo periodo per quanto riguarda gli investimenti infrastrutturali che devono essere realizzati: penso ai bacini di accumulo, che danno una risposta sia nel periodo legato alla siccità perché trattengono l’acqua piovana laddove piove ma sono anche una risposta al dissesto idrogeologico”.

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