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Migranti soccorsi nella notte, neonato morto sul barcone gettato in mare

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L’intervento della Guarda costiera in acque Sar maltesi
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Iran: scarcerato su cauzione il regista Jafar Panahi, era in sciopero della fame

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Il celebre regista Jafar Panahi, uno dei più influenti e premiati cineasti iraniani, è stato rilasciato su cauzione, due giorni dopo aver iniziato il suo sciopero della fame “per protestare contro i comportamenti disumani e illegali della Repubblica islamica e la presa di ostaggi”, come egli stesso ha definito i prigionieri politici nel Paese. Lo riporta la Bbc in lingua farsi, insieme alle foto del cineasta fuori dal carcere.

Incarcerato a Teheran il 1° febbraio, il regista iraniano Jafar Panahi aveva iniziato uno sciopero della fame. Vincitore di numerosi premi, fra cui il Premio Speciale della Giuria all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, protesta contro le condizioni della sua detenzione nel carcere di Evin. “Oggi, come molte persone intrappolate in Iran, non ho altra scelta che protestare contro questo comportamento disumano con ciò che ho di più caro: la mia vita”, aveva scritto Panahi in una dichiarazione diffusa dalla moglie immediatamente dopo l’arresto. “Rifiuterò di mangiare, bere e prendere qualsiasi medicina fino a quando non sarò rilasciato”, aveva scritto il regista. “Rimarrò in questo stato fino a quando, forse, il mio corpo senza vita non sarà rilasciato dalla prigione”, aveva aggiunto. 

Jafar Panahi era già stato stato arrestato l’11 luglio 2022, ancor prima dell’inizio dell’ondata di azioni di protesta che ha scosso il regime iraniano da settembre. Sul regista 62enne incombe una pena detentiva di sei anni comminata nel 2010 per “propaganda contro il sistema”. 

In favore della liberazione del regista Panahi e di tutti i dissidenti si è esposta anche la Biennale di Venezia che ha chiesto l’immediata liberazione del registra iraniano Jafar Panahi e di tutti i dissidenti “immotivatamente arrestati in seguito alle pacifiche proteste pubbliche di tante giovani donne e uomini in corso da mesi”. La Biennale e la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, in una nota, annunciano che “proseguiranno fermamente nell’impegno di sensibilizzare i media, i governi e le organizzazioni umanitarie, unendo la propria voce alle tante che nel mondo si levano, in difesa del popolo iraniano oppresso in modo violento. Un impegno assunto a partire dal flash mob organizzato all’ultima Mostra del Cinema prima della proiezione proprio del film di Jafar Panahi, Gli orsi non esistono (No Bears)”.

Anche i sindacati del cinema avevano chiesto il rilascio del regista Panahi, preoccupati per le condizioni di salute dopo lo sciopero della fame.

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Schlein, metodi squadristi su Cospito,Meloni li faccia dimettere

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(ANSA) – ROMA, 03 FEB – “Quello che accade è di una gravità
istituzionale inaudita, sono metodi squadristi a cui noi ci
opporremo. Queste persone si devono dimettere e trovo surreale
che Meloni non si sia espressa in questa direzione”. Lo dice la
parlamentare e candidata alla segreteria del Pd, Elly Schlein, a
Radio Immagina, parlando del sottosegretario alla Giustizia
Andrea Delmastro e del deputato Fdi Giovanni Donzelli.
   
“Un sottosegretario rivela informazioni sensibili, per
stessa ammissione del ministro Nordio, per essere utilizzate da
un esponente della maggioranza per manganellare l’opposizione”,
ha poi spiegato. (ANSA).
   

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Italia e Germania a caccia di litio e Terre Rare

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Tre settimane fa in Svezia, nell’area di Kiruna, veniva scoperto uno dei più grandi giacimenti al mondo di Terre Rare. In Europa si sta da tempo cercando una strada per sfidare il monopolio cinese nel mercato mondiale di questi minerali fondamentali per il digitale e le nuove tecnologie, onde evitare di creare una nuova dipendenza, come è stata fino a oggi quella dalla Russia per gli approvvigionamenti di gas metano. E poi c’è il litio, altro elemento preziosissimo per le batterie degli smartphone come dei motori ibridi ed elettrici. In quest’ottica va visto anche il viaggio del cancelliere tedesco Olaf Scholz in Sudamerica, proprio nel cosiddetto “Triangolo del litio” (Argentina, Bolivia, Cile: qui il 57% delle risorse mondiali del metallo). Di questo abbiamo parlato con Giuseppe Sabella, direttore di Oikonova e autore del saggio “La guerra delle materie prime” (Rubbettino Editore).

Sabella, in Europa si vuol fare la Transizione ecologica ma siamo pronti o rischiamo una forma di nuova e rischiosa dipendenza come si è rivelata quella dal gas russo?

L’approvvigionamento di Terre Rare sarà, nei prossimi anni, uno degli aspetti che condizioneranno gli equilibri internazionali. Al momento non c’è dubbio che l’Europa sia indietro rispetto a Cina e Stati Uniti, ma penso che sia un gap che andremo a ridurre. Intanto, noi parliamo di Transizione ecologica ma, anche qui, non è che Cina e Stati Uniti stiano a guardare: per quanto riguarda digitale ed energia rinnovabile – i due principali driver della produzione sostenibile – è lampante quanto siano più avanti di noi. Anche sulla mobilità elettrica, gli investimenti di Pechino sono molto potenti. E gli americani, con la Tesla, non è che non abbiano fatto nulla. In sintesi, da noi si parla tanto e ci sono molte imprese che ancora non hanno compreso che l’Europa, con i suoi provvedimenti, non vuole soltanto un’industria più sostenibile ma, essenzialmente, spinge per recuperare i ritardi che abbiamo con le due superpotenze.

Perché le Terre Rare sono così importanti per le nuove tecnologie?

Le Terre Rare, in particolare, sono elementi in grado di cambiare e di potenziare le proprietà delle leghe che li contengono. Hanno effetti importantissimi su microchip e semiconduttori. Essenzialmente, parliamo di un gruppo di 17 elementi chimici della tavola periodica (scandio, ittrio e i lantanoidi) che sono il motore delle nuove tecnologie digitali. L’Europa le importa per il 98% dalla Cina che, per il momento, possiede il 40% delle riserve mondiali. Possiedono Terre Rare anche USA, Vietnam, Brasile, Russia, India, Australia, e Groenlandia. Questa era la ragione per cui Trump voleva comprare l’isola più grande del mondo dalla Danimarca. Si stima che anche il canale di Sicilia ne sia ricco. Le Terre Rare in questo momento più ambite sono quelle del gruppo dei “supermagneti”, ovvero il neodimio, il lantanio, il praseodimio, etc. Sono importantissimi per la produzione dei nuovi motori dell’auto elettrica, così come per smartphone e televisori, ma anche per tutta la filiera eolica, per la fibra ottica e per quella della diagnostica medica. Come si comprende, sono il cuore dell’innovazione tecnologica e digitale, motore a sua volta – insieme alle fonti energetiche rinnovabili – dello sviluppo sostenibile. In realtà, il problema vero delle Terre Rare non è la loro rarità – al di là del gioco di parole – ma la loro difficoltà di estrazione.

Il litio poi è un’altra questione importante. Anche in questo caso, siamo dipendenti dalle importazioni…

Si, naturalmente il litio è fondamentale per lo sviluppo dell’industria delle batterie, tra gli obiettivi più importanti del Green Deal europeo, che ha proprio nell’auto elettrica uno dei suoi simboli. Gli attuali leader nella produzione delle batterie sono Giappone, Corea del Sud, Cina e Australia. E al momento l’Europa importa il litio in particolare da Australia, Cile e Argentina. Se, tuttavia, i grandi costruttori dell’auto hanno così tanto investito per lo sviluppo della mobilità elettrica e addirittura dicono – in particolare Stellantis e Volkswagen – che arriveranno prima del 2035 a fermare la produzione di auto col motore endotermico, non possiamo pensare che questi si siano condannati alla loro resa nei confronti dell’industria cinese e americana: evidentemente sanno dove andare ad approvvigionarsi. Ed evidentemente sanno di poter fare i conti su litio e Terre Rare in quantità tali da non trovarsi in difficoltà con le loro produzioni.

Recentemente, tuttavia, proprio su queste pagine commentavamo gli studi del nostro CNR in base ai quali ci sarebbe il litio anche nel sottosuolo italiano. Cambierebbe qualcosa per il nostro Paese e per gli equilibri internazionali?

Beh, certamente. Se le esplorazioni confermassero questo importante studio, le implicazioni sarebbero rilevantissime. Il nostro Paese, peraltro, non è mai stato ricco di materie prime. Le ha sempre importate e deve la sua fortuna industriale alla sua capacità ingegneristica di trasformarle. Il litio italiano potrebbe dare inizio a una storia diversa, a un Paese più autonomo e a un Paese, anche, esportatore di materie prime. Teniamo conto, in questo senso, che il gas ora arriverà da sud e non più da est. La recente missione del premier Giorgia Meloni in Africa – in Libia e Algeria – va vista in ottica europea e non solo italiana. Come del resto anche l’operazione dei due rigassificatori che andranno a produrre metano dal gas liquido naturale: questi hanno caratteristiche tali per cui il nostro Paese si appresta a diventare hub energetico del Mediterraneo, come continuano a ripetere Meloni e Descalzi. In tutto il mondo, vi sono 12 rigassificatori con quelle potenti caratteristiche. Quindi, il flusso di gas che sarà prodotto sarà ingente e non soddisferà soltanto i fabbisogni italiani. Gas e litio, insieme alle Terre Rare, sono le materie prime del presente e del futuro prossimo.

Dopo Giorgia Meloni in Africa, il cancelliere tedesco Olaf Scholz è stato in Sudamerica per il litio. Crede vi sia relazione tra le due missioni?

Si. Con la riconfigurazione della globalizzazione, l’Europa è costretta a far crescere la sua integrazione. Naturalmente, si tratta di una buona notizia. Potevamo capirlo prima ma non importa. La cosa importante è che ora si cammini nel segno degli obiettivi della Transizione, vale a dire l’autonomia industriale ed energetica. Questo spiega la relazione tra le due missioni. Il cancelliere tedesco è stato in Sudamerica per assicurare investimenti nell’estrazione e produzione di litio, risorsa di cui il Cile – in particolare – ha le maggiori riserve al mondo. Certo, il cuore dell’industria europea – e in particolare di quella dell’auto – è la Germania: è chiaro che Scholz abbia più interesse di tutti a muoversi sul versante del litio. Come, parallelamente, l’Italia è il ponte del Mediterraneo verso l’Europa: chiaro che per il gas sia il nostro Paese a muoversi in prospettiva europea. È tuttavia, questa, un’operazione che nasce con Mario Draghi: a lui dobbiamo il recupero di autorevolezza in Europa e nel mondo.

È la riconfigurazione della globalizzazione a causare quella che lei chiama “guerra delle materie prime”?

Proprio così. Teniamo conto che il cambio di rotta della globalizzazione – il cosiddetto processo di decoupling – inizia almeno 10 anni fa, con il back reshoring delle produzioni (avviato da Obama, 2012). Poi nel 2015 abbiamo segni evidenti del rallentamento del commercio mondiale e nel triennio 2017-2019, prima della pandemia, la regionalizzazione dei mercati era già disegnata: i mercati si stavano riorganizzando attorno alle grandi piattaforme produttive (Usa, Cina, Europa) anche per effetto dei dazi di Trump (2016). È in questo quadro, accelerato poi da pandemia e guerra, che scatta la corsa all’approvvigionamento: se ben ricordiamo, la crisi di microchip, gas e materie prime è qualcosa che inizia nel primo anno di pandemia, dopo il lockdown mondiale e la conseguente forte ripartenza delle produzioni. Non a caso, l’inflazione inizia la sua ascesa – che oggi si stima aver raggiunto i suoi picchi – nell’ultimo trimestre del 2020. Tra i diversi Paesi del mondo, vi è disallineamento dei lockdown e, in particolare, dei paesi fornitori: il Vietnam è stato in lockdown fino a novembre 2021. La Cina, approfittando del calo dei prezzi, in quel periodo acquista ovunque materie prime strategiche, dai chip e minerali a cereali e cotone. Una vera e propria “corsa all’accumulo”, non soltanto per immagazzinare scorte, ma anche nella consapevolezza che l’Europa – concentrata sulla Transizione ecologica e sul consolidamento del proprio mercato, cosa che non può non avere ricadute sulla penetrazione nel MEC del prodotto made in China – sarebbe andata in difficoltà. Questa corsa all’approvvigionamento significa, anche, passare dalla produzione “just in time” alle scorte di magazzino che avevamo quasi dimenticato. La crisi delle materie prime e l’inflazione nascono da qui. La guerra delle materie prime, con la crisi ucraina, conosce poi il suo aspetto più cruento: i territori occupati dai russi sono proprio quelli più ricchi di materie prime, in particolare di gas, litio e Terre Rare.

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Sanremo 2023: il programma e gli ospiti serata per serata

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Sul fronte degli ospiti, il 73° Festival di Sanremo accoglierà star internazionali come i Black Eyed Peas e i Depeche Mode e un super trio formato da Morandi, Al Bano e Ranieri e poi vedrà la reunio dei Pooh, con il grande ritorno di Riccardo Fogli. A inaugurare il Festival saranno i trionfatori di Sanremo 2022, Mahmood e Blanco, mentre i Måneskin, vincitori nel 2021, si esibiranno di giovedì, come anche Peppino Di Capri. Mentre Gino Paoli sarà ospite nella serata finale.

Gli artisti non si esibiranno solo sul palco dell’Ariston, ma ci saranno altre due location dove si esibiranno grandi nomi della musica pop. Il primo è piazza Colombo, a pochi passi dall’Ariston, dove canteranno (anche in collegamento) Achille Lauro, Annalisa, Piero Pelù, La Rappresentante di Lista, Francesco Renga e Nek. L’altro è la nave da crociera, su cui saliranno Salmo, Fedez, Guè e Takagi & Ketra.

Le canzoni in gara sono 28 e una novità nel regolamento è che nell’ultima fase della puntata di sabato le “finaliste” saranno cinque.

Prima serata: 

Nella prima serata di Sanremo verranno  14 brani che verranno votati dai giornalisti divisi tra: carta stampata, radio e web. Non ci sarà, quindi, il Televoto a valutare la prima esecuzione e, a fine serata, verrà stilata una classifica provvisoria.

La puntata di martedì vedrà Amadeus e Gianni Morandi affiancati dalla prima co-conduttrice, Chiara Ferragni.

Ospiti d’onore di questa serata saranno i vincitori dello scorso anno: Mahmood e Blanco, che eseguiranno la loro “Brividi”. Non saranno gli unici ospiti della serata, che vedrà salire sul palco anche i Pooh (nella formazione con Riccardo Fogli) ed Elena Sofia Ricci che presenterà al pubblico la nuova fiction di Rai1 “Fiori sopra l’inferno”.

Durante un collegamento con una nave da crociera di uno sponsor, attraccata al largo di Sanremo, all’interno di uno spazio pubblicitario si esibirà il rapper Salmo.

Seconda serata: 

Si esibiranno gli altri 14 brani in gara, votati dai giornalisti come la prima sera. La nuova classifica comprenderà tutte e 28 le canzoni in competizione.

La co-conduttrice della puntata di mercoledì, assieme ad Amadeus e Gianni Morandi, sarà Francesca Fagnani.

Ospiti della serata saranno Al Bano e Massimo Ranieri, che per l’occasione formeranno un inedito trio insieme a Gianni Morandi. Questa sarà anche la serata dei primi ospiti internazionali dopo diversi anni: la band americana dei Black Eyed Peas. Momento comico con Angelo Duro e presentazione della fiction “Resta con me” da parte di Francesco Arca.

Terza serata:

Verranno eseguite tutte e 28 le canzoni in gara e a valutarle stavolta saranno la Giuria demoscopica (formata da 300 persone selezionate tra abituali consumatori di musica) e il Televoto: entrambi avranno lo stesso peso (cioè il 50%). Verrà fatta poi una media tra questa votazione e la precedente (quella della Sala stampa) per formare una rinnovata classifica complessiva dei 28 brani.

Ad affiancare i due conduttori Amadeus e Gianni Morandi, in questa puntata sarà una campionessa della pallavolo italiana, Paola Egonu, stella della Nazionale italiana che al momento gioca nella squadra turca del VakıfBank.

Ospiti d’onore sul palco dell’Ariston saranno i Måneskin. Trionfatori del Festival e dell’Eurovision Song Contest nel 2021. Sul palco anche Peppino Di Capri.

Quarta serata: 

Quella dedicata alle cover e ai duetti: ogni cantante in gara ha scelto una canzone pubblicata tra il 1960 e il 2009, anche in lingua straniera, da presentare sul palco, avvalendosi della scelta di farsi affiancare da altri artisti. Le cover saranno votate con un sistema misto: il Televoto avrà un peso del 34%, i giornalisti del 33% e la Demoscopica del 33%. Anche la serata delle cover, quindi, peserà sulla classifica finale: la nuova classifica di fine serata farà media con le precedenti.

A salire sul palco con Amadeus e Gianni Morandi in questa occasione sarà l’attrice Chiara Francini  e il cast di “Mare fuori” canterà la sigla della serie.

Quinta serata: 

Verranno esibiti i 28 brani inediti in gara, votati esclusivamente dal pubblico a casa. Verrà poi fatta una media con le votazioni precedenti per ottenere la classifica definitiva.

Verranno poi scelte le prime cinque che i cantanti dovranno riproporre sul palco e si procederà poi a una nuova votazione che però non farà media con le precedenti.

A decidere la vincitrice sarà la votazione mista: Televoto con un peso del 34%, Sala stampa con il 33% e Demoscopica con il 33%. Chi avrà ottenuto la percentuale di voto più alta in questa singola votazione vincerà Sanremo 2023. Verranno proclamate anche le canzoni classificatesi seconda e terza.
 

A vestire i panni di co-conduttrice con Amadeus e Gianni Morandi, tornerà di nuovo Chiara Ferragni, mentre come ospiti ci saranno Gino Paoli e i Depeche Mode, oltre a Luisa Ranieri che parlerà del successo di “Lolita Lobosco”. E ancora una volta, dalla nave da crociera, all’interno di uno spazio pubblicitario, vedremo un’esibizione di Salmo. Durante la puntata, infine, verrà trasmesso un messaggio registrato del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj.

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Cracolici: "Arresto Messina Denaro apre la stagione della borghesia mafiosa"

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GR 1 ore 15:00 del 03/02/2023

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Pallone spia cinese nei cieli Usa, Washington annulla visita a Pechino

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L’amministrazione Biden ha deciso di posticipare la visita del segretario di Stato Antony Blinken in Cina dopo che un pallone aerostatico cinese ha sorvolato uno dei tre campi di missili nucleari americani, la Malmstrom Air Force Base di Billings, nel Montana. Inutile il rammarico di Pechino per quello che definisce un ‘errore’  da parte di un pallone aerostatico utilizzato per ricerche meteorologiche e scientifiche. 

Il pallone-spia “non è una minaccia per il pubblico. E’ una violazione della nostra sovranità, è inaccettabile”. Ribadisce la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre. Il Pentagono “continua a monitorare” il pallone-spia, aggiunge Jean-Pierre sottolineando che “non è appropriato” per il segretario di Stato Antony Blinken andare in Cina al momento.

Il pallone aerostatico spia cinese era stato avvistato sopra gli Stati Uniti continentali e monitorato dal Pentagono mentre sorvolava uno dei tre campi di missili nucleari americani, la Malmstrom Air Force Base di Billings, nel Montana. Funzionari della Difesa hanno dichiarato che il Pentagono ha deciso di non abbatterlo a causa del rischio di danni per le persone a terra a causa della caduta di detriti. Hanno aggiunto che il pallone sta volando al di sopra del traffico aereo civile e al di sotto dello “spazio esterno”, ma non hanno svoluto specificare quanto in alto si trovi.

Un frame del pallone aerostatico spia cinese avvistato sopra gli Usa

“La presenza di un ‘pallone-spia cinese nel nostro spazio aereo è una chiara violazione della sovranità americana ed e’ inaccettabile”. Lo ha detto un alto funzionario del dipartimento di stato americano in un briefing con un gruppo ristretto di giornalisti

Un alto funzionario della Difesa ha dichiarato che gli Stati Uniti sono “molto sicuri” che si tratti di un pallone aerostatico cinese ad alta quota che sta sorvolando siti sensibili per raccogliere informazioni.”È chiaro che l’intento di questo pallone è la sorveglianza”, ha detto il funzionario. Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Lloyd Austin ha convocato una riunione di alti dirigenti militari e della Difesa per esaminare il profilo di minaccia del pallone e le possibili risposte, che sono state presentate mercoledì al Presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Gli Usa hanno contattato i funzionari cinesi “con urgenza” e hanno comunicato la gravità della situazione. Il segretario stampa del Pentagono, il generale di brigata Patrick Ryder, ha dichiarato che “questo tipo di attività è stata osservata in precedenza negli ultimi anni. Una volta individuato il pallone, il governo statunitense ha agito immediatamente per proteggere la raccolta di informazioni sensibili”.

La Cina afferma che il “pallone aerostatico” rilevato sugli Stati Uniti, secondo alcuni media un pallone spia, è a uso civile per “ricerche meteorologiche e scientifiche”. Lo si legge in una nota serale del ministero degli Esteri. Il pallone aerostatico “viene dalla Cina: si tratta di uno usato per scopi di ricerca, principalmente meteorologici. Colpito dai venti di ponente e con limitate capacità di autogoverno, il pallone ha deviato di molto dalla rotta pianificata”. La parte cinese, si legge in una nota serale del ministero degli Esteri, “si rammarica per il suo ingresso involontario nello spazio aereo statunitense per cause di forza maggiore. La parte cinese continuerà a comunicare con quella Usa e gestirà adeguatamente questa situazione imprevista causata da forza maggiore”. Il pallone era stato segnalato da alcuni come uno per spionaggio. La breve dichiarazione in lingua inglese, che il ministero degli Esteri ha presentato come una risposta alle domande dei media, ha descritto il pallone come “un dirigibile civile utilizzato per scopi di ricerca, principalmente meteorologici”. I funzionari statunitensi hanno dichiarato giovedì che un pallone da ricognizione cinese era stato avvistato sopra il Montana, aggiungendo che avrebbe dovuto sorvolare il Paese in direzione sud-est per alcuni giorni. La portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning, in conferenza stampa, ha detto che i funzionari stavano ancora raccogliendo informazioni sulla vicenda. “La parte cinese sta raccogliendo e verificando i fatti”, ha detto Mao, affermando che la Cina non ha intenzione di violare lo spazio aereo di altri Paesi e auspicando una gestione calma e attenta da parte di Pechino e Washington. L’avvistamento del pallone è avvenuto pochi giorni prima di un viaggio programmato a Pechino del segretario di Stato americano. Alla domanda sullo stato della visita di Blinken, Mao ha replicato di “non avere informazioni da condividere al riguardo. Quello che voglio sottolineare è che prima di avere una chiara comprensione dei fatti, speculare e sensazionalizzare non sarà utile per gestire correttamente la questione”, ha detto. Il Montana ospita una delle basi missilistiche balistiche intercontinentali dotate di armi nucleari degli Stati Uniti e un alto funzionario della difesa ha affermato, secondo i media americani, che il governo sta adottando misure per proteggere i siti sensibili.

“Il pallone cinese che abbiamo avvistato ieri sera sta volando sopra gli Stati Uniti centrali e non rappresenta un rischio militare ne’ civile per l’America”, ha detto il portavoce del Pentagono, Pat Ryder, in un briefing con la stampa sottolineando che il dipartimento della Difesa “sta monitorando il pallone da vicino”.

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Pd, replica alla Meloni: 'Continua a non rispondere'

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“La presidente Meloni continua a non rispondere. E’ d’accordo o no con la campagna di fango orchestrata dai suoi colleghi di partito contro il Pd? Oggi, parlando da presidente del Consiglio, ha fatto un appello alla responsabilità, all’unità del Paese contro le minacce e le violenze: ma questo appello non va rivolto a noi che abbiamo sempre lavorato per la coesione delle forze politiche e sociali contro ogni tentativo violento contro lo Stato e la democrazia ma ai suoi colleghi di partito” che ” hanno scagliato verso il Pd menzogne gravissime e inaccettabili”.Così Serracchiani e Malpezzi,capogruppo Pd di Camera e Senato.   

L’appello delle Meloni, secondo le capogruppo dem, non va rivolto al Partito democratico ma agli esponenti di Fratelli d’Italia, partito di cui il premier è leader. “Sono loro – affermano Serracchiani e Malpezzi – che, qualche giorno fa, in uno dei momenti più importanti in cui, con la istituzione della Commissione Antimafia, si celebrava proprio l’unità del Paese contro le mafie, hanno scagliato verso il Pd menzogne gravissime e inaccettabili usando in maniera strumentale documenti riservati come manganelli su di noi”. “Domani – concludono – quando dice che parlerà di Delmastro e Donzelli, parlerà da capopartito che condivide e avalla la criminalizzazione del principale partito di opposizione creando un vulnus senza precedenti nei rapporti politici o avrà il coraggio di prenderne le distanze e condannare questi atti ignobili?”.

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