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Mons. Christian Carlassare: “Papa Francesco portatore di pace e unità in Sud Sudan”

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Dopo tre giorni intensi nella Repubblica Democratica del Congo, Papa Francesco è nella terra del Sud Sudan, viene come pellegrino di pace e unità. Nel 2013 il paese è piombato in una guerra civile tra le più sanguinose, provocando 400.000 morti e 4 milioni di sfollati, di cui 2,5 milioni di rifugiati finiti nei paesi confinanti. Un viaggio ecumenico di pace che porta un forte messaggio al popolo africano, per mettere da parte le divisioni in un contesto devastato e frantumato da decenni di guerre.

Abbiamo incontrato Mons. Christian Carlassare vescovo della giovanissima diocesi di Rumbek in Sud Sudan. Il missionario comboniano, a quasi due mesi dalla sua nomina, è stato aggredito da due uomini che gli hanno sparato alle gambe.

Eccellenza, ci può raccontare il pellegrinaggio che avete fatto verso il Sud Sudan?
Il pellegrinaggio è un’iniziativa della diocesi di Rumbek dentro il quadro della pastorale giovanile, che ha voluto unire giovani di diverse parrocchie, studenti e anche giovani che fanno parte dei comitati di giustizia e pace. Sono stati 60 i giovani che hanno partecipato a questo pellegrinaggio, per riprendere l’esperienza dei grandi pellegrinaggi in Europa o in altri paesi dove le persone percorrono chilometri in preghiera per raggiungere luoghi sacri o anche in memoria delle grandi marce per la pace e i diritti civili, che sono avvenuti in diversi continenti ed epoche.

…quanto è durato?
Nove giorni di cammino. Siamo passati per nove parrocchie e si sono aggiunti a supporto altri 24 ‘viandanti’. Abbiamo percorso in totale 400 km, non tutti a piedi; nove giorni come i giorni della novena, camminando 20-25 km al giorno. Il pomeriggio, lungo il tragitto, incontravamo le comunità del posto, dove ci fermavamo per una sosta. È bello camminare insieme, ma è bello anche incontrare le comunità, animarle per pregare insieme e i giovani che hanno proposto un teatro della Pace sullo stile del teatro degli oppressi, che diventa scuola di cambiamento sociale, trasformazione, partendo dal basso.

Quali sono le aspettative per l’arrivo di Papa Francesco in Sud Sudan?
L’aspettativa è di grande speranza, perché certamente il Papa viene in un momento delicato, dove tutti abbiamo bisogno di un grande incoraggiamento nel vivere con l’impegno per la pace, una pace mai del tutto raggiunta, ma che va scelta giorno dopo giorno. Il sentimento comune a tutti è che il Papa porterà una grande benedizione, un grande bene per tutti. Papa Francesco, a maggior ragione, come figura di riferimento della chiesa, viene certamente visto come una persona profetica e Santa, portatore di pace e unità. Questa fiducia e speranza può davvero far cambiare tanto il paese. Prima di tutto, le istituzioni devono essere impegnate per portare avanti gli accordi e processi di pace, mantenere vivo l’ascolto di tutti quei gruppi che sono marginalizzati. L’impegno è sicuramente anche dei cittadini, ma le istituzioni devono imparare a servire i cittadini e il bene comune. Non è possibile disarmare un paese in termini fattuali e togliere le tante armi presenti, a meno che non ci sia davvero un cambiamento del cuore nel trattare le difficoltà, non più con la violenza, ma con il dialogo. Quindi c’è bisogno di disarmare il cuore e accogliere quella pace di cui tanto si parla.

Quale è il ruolo della Chiesa in Sud Sudan?
Prima di tutto bisogna passare da una Chiesa umanitaria, radicata e incarnata in questo paese reale e impegnata nella fede e non è una chiesa vista come agenzia umanitaria che gioca un ruolo per sostenere il Sud Sudan. Neanche una chiesa che dall’esterno deve sempre portare qualcosa in questo interno che siano valori o la fede stessa. Certamente la chiesa ha come priorità l’evangelizzazione, nel senso che è solo la parola del Vangelo che ci può umanizzare e farci riconoscere fratelli e sorelle. il Vangelo è una fonte di trasformazione molto importante nel cuore della fede, della visione della vita della cultura in tutte le dimensioni della vita anche di quelle sociali.

…ma anche nella formazione?
La Chiesa ha un ruolo importante nel campo dell’istruzione. La scuola è strumento importante per liberare le persone da contesti culturali che alienano la loro identità, privilegiando invece un’ottica di formazione integrale dei ragazzi. L’istruzione intesa non solo come agenzia che ha il compito di dare conoscenza. Formando le persone dal punto di vista umano, già si vede una grande trasformazione, sia nei singoli che nelle famiglie e nelle comunità. Un viaggio ecumenico con un forte messaggio.

A che punto è il cammino di pace, fraternità e riconciliazione nel paese?
Il cammino della pace è sempre un cammino molto lungo che non ha una meta vicina. Abbiamo un accordo di pace firmato nel 2019 che sembra reggere e un governo di unità nazionale che sembra continuare il proprio lavoro, nonostante ci siano ancora molte opposizioni all’interno del paese. Bisogna continuare il dialogo, facilitato anche dalla Comunità di Sant’Egidio e c’è bisogno soprattutto di una istituzione Samaritana che aiuti la popolazione, dove il bene comune è il bene di ogni singola persona, di ogni singolo gruppo, senza dimenticare nessuno, senza privilegiare un gruppo alle spese di un altro. In tutte le nostre parrocchie abbiamo dei comitati di giustizia e pace che aiutano la pastorale a non essere una pura proclamazione di alcune verità, ma che aiutano ad incarnare queste verità anche con azioni concrete. Quindi una chiesa che sia davvero al servizio della giustizia, della pace e della riconciliazione, come è stato sottolineato anche negli ultimi sinodi africani. La chiesa è vicina agli ultimi, alle persone più vulnerabili, agli sfollati a causa dei cambiamenti climatici.

In un paese distrutto dalla guerra civile quanto è importante il lavoro ecumenico nel paese?
Le chiese locali, attraverso il consiglio delle chiese del Sud Sudan, hanno lavorato all’unisono per la riconciliazione e la pace, quindi penso che questa visita ecumenica sia particolarmente significativa e va a mostrare quanto i fedeli o la chiesa nel mondo, quando guardano Gesù, si trovino tutti sullo stesso cammino come fratelli e sorelle. Quindi non è sufficiente rimanere in un ecumenismo legato alla cattedra, ma c’è bisogno di un ecumenismo fattuale, che è quello della missione. Predicando il Cristo ci si scopre anche fratelli e sorelle.

Cosa c’è di bello nel paese che noi nell’Occidente non riusciamo a vedere?
È una domanda molto complessa e difficile. Penso che di bello ci sia la vita, la fiducia nella vita e la speranza, che è viva; soprattutto è presente un’apertura a quel Dio che può dare giustizia e risposte alla natura umana. Una natura umana che non può risolvere tutto da sola. Quindi, il valore della fede, in questo affidarsi a Dio, è insito anche nel valore della comunità, della solidarietà e di una grande resilienza, grazie alla quale la popolazione riesce a vivere, con poco, una vita dignitosa. Riescono a essere in solidarietà gli uni con gli altri e in comunione con il principio di vita. Qui c’è un principio più comunitario che individualistico, a differenza dell’Occidente.

Eccellenza Lei ha vissuto in prima persona la situazione difficile che vive il paese ed è stato oggetto di un attentato. Cosa le ha insegnato questa esperienza?
L’attentato mi ha insegnato a vivere la vita giorno dopo giorno, come se fosse l’ultimo e a vivere con intensità il dono, perché ciò che conta è vivere l’essenza del tempo che ci è dato, vivere la vocazione che ci è data, quella di essere vicini alle persone che ci sono accanto, donando la nostra vita senza misure, senza mantenere o conservare qualcosa per sé stessi.

In che maniera si può spezzare la spirale della violenza in Sud Sudan?
Ci vuole del tempo per rompere la spirale della violenza. Prima di tutto con il disarmo, non solo fattuale delle armi, ma anche quello del cuore di cui c’è tanto bisogno. Poi con la sicurezza. Pensiamo ai tanti sfollati e rifugiati che dopo otto anni di guerra ancora non sono tornati nelle loro case o nei loro territori. Hanno perso tutto e non si fidano di investire nel futuro. Infine è necessaria una ripresa economica, dove il lavoro sia riconosciuto e pagato, dove ci sia possibilità di imprenditoria, di vivere del lavoro come una ricchezza importante, non solo della singola persona che lavora ma del Paese stesso.

È ottimista sul futuro del Sud Sudan?
Penso che un sano realismo sia sempre più utile di un ottimismo cieco. Il pessimismo non aiuta a camminare verso una meta. Direi che è bene essere ottimisti, perché ci sono segni di cambiamento importanti nell’ottimismo, si può analizzare la realtà e dare una visione, una direzione all’impegno della nazione, all’impegno delle istituzioni e anche della chiesa stessa, una chiesa samaritana vicina alla gente, che sappia arrivare a tutti.

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F1: ecco livrea Red Bull, tifosi la disegneranno per Gp Usa

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Stessa livrea, per una RB19 che sembra praticamente la sorella gemella di quella che ha stravinto il mondiale 2022. Nel giorno in cui la Red Bull campione di formula uno presenta la nuova monoposto con cui il team austriaco va a caccia del tris iridato – campionato al via il 5 marzo in Barhein – c’è spazio per l’ufficializzazione del ritorno nel Circus, dopo oltre vent’anni, della Ford, che lo farà proprio sulle ali dei campioni a partire dal 2026 per power unit e carburanti e durerà almeno fino al 2030. L’annuncio a New York proprio mentre la scuderia austro inglese metteva in scena lo show per la presentazione di macchina e squadra. Che a parte il ritorno di Daniel Ricciardo come terzo pilota cambia davvero poco, o niente: la RB19, in attesa di conoscere quella vera sulla pista di Sakhir per i primi test ufficiali della nuova stagione (23-25 febbraio), ha gli stessi colori che la accompagnano ormai dal 2016 e che lo scorso anno ha dominato vincendo 17 dei 22 gp.

“Sarà un’incredibile stagione, ci aspettiamo che Ferrari e Mercedes siano lì con noi e che magari qualche altro team faccia progressi – le parole del team principal Chris Horner durante lo show nella Grande Mela -. Abbiamo imparato molto dalla RB18 che è stata, ovviamente, la nostra auto di maggior successo in assoluto. Ci sono stati alcuni sottili cambiamenti aerodinamici che interessano tutti i team, quindi provare a ottimizzarli è una delle sfide. Anche quest’anno le gomme sono leggermente diverse, all’interno dei nuovi regolamenti, ma la RB19 attinge a tutti i punti di forza della nostra vettura di maggior successo di sempre”. Il team di Milton Keynes vuole difendere il titolo piloti e quello costruttori e si affida sempre alla coppia composta dal campione in carica Max Verstappen e da Sergio Perez: “La sfida? La costanza è fondamentale – ha aggiunto Horner -, abbiamo vinto 17 Gran Premi su 22 e due gare sprint su tre. Una stagione da sogno che sarà difficile da superare, ma sono sicuro che i nostri avversari saranno estremamente competitivi. È stato un inverno positivo, ci siamo riposati, ora tutti vogliamo correre”.

Grande soddisfazione anche per la partenership con Ford: “Avere la possibilità di attingere alla sua esperienza, alla conoscenza dei veicoli elettrici e alla profondità delle risorse è estremamente entusiasmante. Dal primo momento in cui ci siamo incontrati e abbiamo parlato, è stato chiaro che c’era una sinergia naturale tra le due società. Un accordo facile da mettere insieme perché c’era il desiderio da entrambe le parti”. “La notizia che Ford arriverà in Formula 1 dal 2026 – ha detto Stefano Domenicali, presidente e Ceo della Formula 1 – è importante per questo sport e siamo entusiasti di vederli unirsi agli altri partner automobilistici già presenti”. E se Ford is back, Verstappen resta per ripetersi: “Siamo molto entusiasti di essere qui. Gli Stati Uniti sono incredibilmente importanti, i circuiti che sono presenti in calendario (Austin, Miami, Las Vegas) – le parole del pilota olandese – sono molto diversi tra di loro. Siamo molto ottimisti per questa stagione, proveremo a difendere il titolo. È stato un grande risultato ottenere due Mondiali, ma voglio migliorarmi, perché nessuno è perfetto: vale nella vita e in pista”. Con la RB19 pronta a scendere in pista e continuare nel solco della sua sorella vincente.

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TG2 LIS ore 18:10 del 03/02/2023

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NOTIZIARIO.
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In questo video un soldato mostra la procedura di accensione di un autoblindo

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Il Renault VAB è un autoblindo leggero, o AFV, con trazione integrale 4×4 o 6×6 sviluppato dall’azienda francese Saviem e commercializzato dalla Renault, poi Renault Trucks Defense, dagli anni settanta. pesante 13 tonnellate. I VAB hanno ottenuto un considerevole successo, con la loro robusta semplicità e l’ampio spazio interno. Alla fine del 1992 ne erano stati prodotti complessivamente 5300 esemplari, 4300 dei quali per i francesi. A quel punto finiva la produzione del modello 4×4, ma continuava quella del 6×6. Le esportazioni erano all’epoca state ottenute in 13 nazioni. Nel 1995 finiva anche quella del modello 6×6 di prima generazione, ma iniziava quella del VAB di nuova generazione, dotato di un motore diverso (Renault MID-6), trasmissione automatica Transfluide, e corazzatura migliorata, il peso raggiunge le 14,2 tonnellate. Può avere una grande varietà di impieghi: armato con artiglieria o contraerea, oppure con dispositivi elettronici come supporto a radar e comunicazioni. Il video è pubblicato sul canale Telegram @БАНДЕРА ma anche su altri canali filoucraini.

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Mattarella: "La stampa non può essere soggetta a censure"

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“Il bene dell’informazione gode di esplicita tutela costituzionale. L’art. 21 della Carta, nell’affermare che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione – questo riguarda ogni cittadino – sottolinea il valore della stampa come mezzo, indicando che “non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Lo sottolinea il presidente Sergio Mattarella in un messaggio in occasione dei 60 anni dell’Ordine dei Giornalisti.

“L’informazione – prosegue il presidente Mattarella nel messaggio – è un veicolo di libertà e non è un caso che la stessa Assemblea costituente volle approvare una legge in materia di disposizioni sulla stampa, che tracciava, dopo vent’anni di bavaglio, un percorso di ritorno all’indipendenza per i media. Il ruolo svolto dal lavoro giornalistico nel vivificare le norme costituzionali trovava poi tutela, con l’implicita definizione di professione intellettuale e il riconoscimento della funzione essenziale svolta dal giornalismo indipendente nel rendere effettivo l’esercizio delle regole della democrazia, nella legge Gonella, che regolamentava nel 1963 l’ordinamento della professione”.

I giornalisti hanno una “responsabilità enorme”. “Una responsabilità accentuata dalla moltiplicazione delle fonti di informazione offerta dalla rivoluzione del web. Alla professione giornalistica anzitutto viene affidato il ruolo di espressione della libera critica secondo doveri di lealtà e buona fede. Ai giornalisti, in questo contesto, è rimesso il compito rilevante, ai fini della libera formazione delle opinioni dei cittadini, del rispetto della verità sostanziale dei fatti”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio in occasione dei 60 anni dell’Ordine dei Giornalisti.

“Ecco il valore – sottolinea ancora il presidente Mattarella nel messaggio – della definizione dell’autonomia professionale di ogni giornalista e dell’autogoverno della categoria cui viene demandata, come per ogni altro ordine professionale, la essenziale e preziosa funzione di difesa della deontologia. Le sfide che il mondo dell’informazione è chiamato a raccogliere, a partire dalle applicazioni della intelligenza artificiale, non possono prescindere dal rispetto dei canoni fondamentali tracciati per la professione dalla legge Gonella”.
   

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Francesco in Sud Sudan: "Prego perché scorrano fiumi di pace, voltate pagina: c'è bisogno di pace"

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“Qui da pellegrino prego perché in questo caro Paese, dono del Nilo, scorrano fiumi di pace; gli abitanti del Sud Sudan, terra della grande abbondanza, vedano sbocciare la riconciliazione e germogliare la prosperità”. Sono le prime parole di Papa Francesco a Juba. Le ha scritte sul libro d’onore del Palazzo presidenziale dove ha tenuto un discorso alle autorità del Paese, tra cui il presidente Salva Kir, che ha ringraziato il Pontefice e ha definito la sua visita “una pietra miliare” nella storia del Paese.

“È tempo di voltare pagina, è il tempo dell’impegno per una trasformazione urgente e necessaria. Il processo di pace e di riconciliazione domanda un nuovo sussulto” dice poi ai leader del Paese. Il Pontefice si appella affinché “vengano coinvolte maggiormente, anche nei processi politici e decisionali, pure le donne, le madri che sanno come si genera e si custodisce la vita. Nei loro riguardi ci sia rispetto, perché chi commette violenza contro una donna la commette contro Dio, che da una donna ha preso la carne”.

Papa in Sud Sudan in visita al presidente della Repubblica e con i vicepresidenti della Repubblica Vatican Media/LaPresse

Papa in Sud Sudan in visita al presidente della Repubblica e con i vicepresidenti della Repubblica

Il Pontefice chiede con forza che venga “arginato l’arrivo di armi che, nonostante i divieti, continuano a giungere in tanti Paesi della zona e anche in Sud Sudan: qui c’è bisogno di molte cose, ma non certo di ulteriori strumenti di morte”. Quindi è necessario, nel giovane Paese africano, “lo sviluppo di adeguate politiche sanitarie, infrastrutture vitali, l’alfabetismo e l’istruzione, unica via perché i figli di questa terra prendano in mano il loro futuro. Essi, come tutti i bambini di questo continente e del mondo, hanno il diritto di crescere tenendo in mano quaderni e giocattoli, non strumenti di lavoro e armi”.

È cominciata all’insegna degli appelli più forti la seconda parte del 40esimo viaggio apostolico di Papa Francesco, il quinto in Africa. La parte, se si vuole, più ecumenica e improntata ad uno spirito di condivisione e avvicinamento interreligioso. Qui infatti il Pontefice giunge con l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, massima autorità della Chiesa anglicana, e il pastore Iain Greenshields, moderatore dell’Assemblea generale della Chiesa di Scozia, in occasione di un incontro a lungo progettato e fortemente voluto da Bergoglio. Uno speciale “incontro a tre” tra comunità religiose diverse ma non incompatibili, che intende mettere al centro di un contesto diviso e insanguinato da decenni di lotte e violenze un anelito di pace.

Diverse Chiese e comunità ecclesiali archiviano così antiche rivalità confessionali e operano fianco a fianco nel cercare di spegnere i conflitti e sostenere la costruzione di una convivenza civile pacifica, orientata al bene comune: con questa fondamentale aspirazione, si compie lo speciale vertice spirituale tra Bergoglio, Welby e Greenshields.

Justin Welby, capo della Chiesa anglicana e arcivescovo di Canterbury James Manning/PA Images via Getty Images

Justin Welby, capo della Chiesa anglicana e arcivescovo di Canterbury

Uno Stato “giovane”, frutto di una sanguinosa guerra civile

Nato nel 2011 tra due guerre civili atroci, il Sud Sudan raggiunge l’indipendenza dopo quasi 30 anni di guerra. La capitale diventa Juba, dove convivono attualmente almeno 50 gruppi etnici. Nel 2005 il Comprehensive Peace Agreement (CPA) tra le regioni del sud e il governo di Khartoum ha aperto la strada all’indipendenza del Paese. Da quando si è staccato dal Sudan, la maggior parte dei cattolici che erano concentrati a Juba e nelle aree circostanti ha scelto di rimanere in Sud Sudan.

Le donne hanno una media di 5-6 figli e l’aspettativa di vita non raggiunge i 60 anni di età. Più della metà della popolazione è a rischio fame e vive nella più totale insicurezza alimentare. Circa due milioni di bambini soffrono di denutrizione.

L’instabilità politica, economica e sociale che vive il Paese è dovuta soprattutto al lungo conflitto tra il presidente Salva Kiir, dell’etnia più numerosa dei dinka, e il suo vice Riek Machar, di etnia nuer. I due nemici mortali nel 2019 si sono recati in Vaticano e Papa Francesco baciò loro i piedi, implorando la pace.

Papa Francesco bacia i piedi ai due leader politici del Sud Sudan, in Vaticano (2019) LaPresse

Papa Francesco bacia i piedi ai due leader politici del Sud Sudan, in Vaticano (2019)

Nonostante in Sud Sudan solo il 4-5% della popolazione abbia l’elettricità e l’accesso all’acqua sia quasi inesistente, il Paese è molto ricco di risorse naturali, compresi oro, diamanti, petrolio. Risorse rese inattingibili a causa della situazione di insicurezza e dell’instabilità politica e sociale. Prima della nascita del Sud Sudan come Stato indipendente, il conflitto in Darfur, regione situata nella parte occidentale del Paese, ha complicato la situazione.

Esploso ufficialmente nel 2003 e dichiarato concluso nel 2009, la guerra ha causato almeno 400mila morti e circa due milioni di sfollati. Nonostante un accordo di pace firmato in Etiopia nel 2018 e mai rispettato, ad oggi permangono forti tensioni etniche.

In Sud Sudan, dallo scorso mese di agosto, sono ripresi i combattimenti tra milizie rivali. Per la fine del 2024, nel Paese sono previste elezioni più volte rimandate.

 

Il Sud Sudan, quasi il 40% di cattolici in una terra di fede e missionari comboniani

E non è un caso che le tre autorità religiose abbiano scelto proprio il Sud Sudan come sede del loro summit. Una terra dove “l’annuncio cristiano”, ha ricordato padre Christopher Hartley, missionario spagnolo della diocesi di Toledo, ora a Nandi, diocesi di Tombura-Yambio “era arrivato nell’attuale regione del Sud Sudan già nel VI secolo”. In molte regioni che ora fanno parte del Sud Sudan l’attività missionaria assume rilevanza e continuità a partire dagli anni Settanta del secolo scorso.

Su una popolazione di oltre 16 milioni di persone, circa 6.2 milioni di sud-sudanesi (il 37.2% della popolazione nazionale) sono cattolici. “Santa Giuseppina Bakhita, prima suora comboniana africana nata intorno al 1845 sui Monti Nuba, e san Daniele Comboni sono i due grandi martiri venerati dai sud-sudanesi”. Nonostante la loro espulsione nel 1964 e la sanguinosa guerra nel 1983, l’opera dei missionari comboniani non è mai venuta meno.

Iain Greenshields, moderatore dell'Assemblea generale della Chiesa scozzese, che incontrerà il Papa insieme all'arcivescovo di Canterbury in Sud Sudan Wikimedia Commons

Iain Greenshields, moderatore dell’Assemblea generale della Chiesa scozzese, che incontrerà il Papa insieme all’arcivescovo di Canterbury in Sud Sudan

Le altre comunità ecclesiali e i musulmani (una minoranza)

Altre Chiese e comunità ecclesiali non cattoliche giungono nei territori del Sudan a partire dal 1899. Gli anglicani, attraverso la Church Missionary Society, già nei primi anni di presenza nella regione, grazie alla predicazione e all’impegno missionario, amministrano il battesimo a decine di migliaia di abitanti. Attualmente, la Chiesa episcopale del Sudan, che fa parte della Comunione anglicana, rappresenta dal punto di vista numerico la seconda Chiesa sia in Sudan che in Sud Sudan, dopo la Chiesa cattolica. La United Presbyterian Church, che fa parte della Comunione mondiale delle Chiese riformate, ha iniziato la sua opera in Sudan nel 1900. Poi, nel corso del XX secolo, i missionari di molte altre comunità ecclesiali di impronta riformata e evangelica, come la Sudanese Church of Christ, hanno raggiunto il Paese, concentrando le loro attività nel sud.

Tra le altre comunità di fede presenti nel Paese, i musulmani sono una minoranza.

Una realtà, quindi, composita, variegata, dove però la compresenza di fedi, credi e chiese – nonostante le guerre e le lotte politiche perpetratesi negli anni – non ha fatto venir meno lo spirito comunitario con cui le varie comunità hanno convissuto per decenni. Ecco il senso del viaggio “autenticamente ecumenico” immaginato da Papa Francesco con Justin Welby e Iain Greenshields.

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Modalità audio on, nel video una strada che suona, ma solo alla velocità giusta

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Nel video pubblicato sul profilo Twitter @CrazyVidKid è possibile ascoltare la performance di una Musical Road. La strada musicale è una strada, o un tratto di strada, che quando viene percorsa provoca una vibrazione tattile e un rombo udibile che può essere percepito attraverso le ruote e la carrozzeria del veicolo. Questo rombo si sente all’interno dell’auto e nell’area circostante, sotto forma di melodia musicale. Le strade musicali esistono attualmente in Danimarca, Ungheria, Giappone, Corea del Sud, Stati Uniti, Cina, Iran, Taiwan e Indonesia. Ogni nota viene prodotta variando la spaziatura delle strisce e la frequenza varia secondo la velocità, per avere la miglior esperienza auditiva è quindi consigliabile percorrere il tratto di strada alla velocità giusta.

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Calcio: a Figc 'Tartufo dell'anno' per spot degli azzurri

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Riconoscimento consegnato a presidente Gravina


(ANSA) – TORINO, 03 FEB – Il presidente della Figc Gabriele
Gravina ha ricevuto oggi, a Roma, il ‘Tartufo dell’anno’,
riconoscimento assegnato da Città di Alba, Regione Piemonte e
Fiera internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, alla Federazione
e ad Adidas, per lo spot di presentazione delle nuove maglie
della Nazionale, un video lanciato lo scorso 17 gennaio che
valorizza la cerca del Tartufo Bianco d’Alba in cui recitano
‘attori speciali’: Alessandro Del Piero, Gigio Donnarumma,
Martina Rosucci e il cantautore Blanco.
   
A consegnare il ‘Tartufo dell’anno’, un esemplare di 216
grammi, uno degli ultimi della stagione della cerca chiusa il 31
gennaio, sono stati il presidente della Regione Piemonte Alberto
Cirio, l’assessore al Turismo della Città di Alba, Emanuele
Bolla, e la presidente della Fiera internazionale del Tartufo
Bianco d’Alba, Liliana Allena.
   
“La Nazionale di Calcio è un’eccellenza italiana come lo è il
Tartufo Bianco d’Alba ed è per noi motivo di grande orgoglio che
quest’ultimo sia stato scelto dalla Figc e dallo sponsor tecnico
Adidas per lo spot di presentazione della nuova maglia azzurra –
dichiarano Cirio, Bolla e Allena -. In occasione del
tradizionale ‘Capodanno del Tartufo’, una delegazione azzurra
parteciperà il 20 settembre all’evento ‘Tuber Primae Noctis'”
(ANSA).
   

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“Made in Italy”, il testo della canzone di Rosa Chemical a Sanremo 2023

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Già passato sul palco di Sanremo, Rosa Chemical questa volta sale da concorrente al Festival 2023. Lo fa con il brano “Made in Italy”, canzone che ha già scatenato polemiche. Il problema sembrerebbe il testo che parla di sesso e di amore poligamo. “È una canzone nata due anni fa per eliminare gli stereotipi sbagliati che ci sono in questo Paese. Il brano mette in primo piano l’amore, il sesso, la libertà, l’uguaglianza, il rispetto. Nasce per dare parola a tutti – si è difeso il cantante – quello che la pensano come me, per dare una voce. Quello che posso aggiungere è che la copertina del pezzo esce in due versioni, una su Instagram, la clean version, e una su Onlyfans, quella originale”.

Rosa Chemical, il testo di “Made in Italy”

(M. F. Rocati – P. Antonacci – O. Inglese – D. Simonetta)

Damn, fratello
Ma siamo l’Italia anche oggi, la stiamo salvando
Vai Bdope, fammi sentire quanto sei italiano
Dimmi come si fa
A restare fedeli
Sex boy ma non parlo americano
Per i tuoi sono il tipico italiano
Uh Ah
Tu sai che non è la cosa giusta
Finché la vicina non ci bussa
Finché non sente le urla
Uh Ah
Maaa (ahh)
Le canzoni d’amore
Sono meglio stonate
Te le canto così
Ai ai ai ai Ai
Nel momento piccante
Ti messaggia l’amante
Ma va bene così
Ti piace
Che sono perverso e non mi giudichi
Se metterò il rossetto in ufficio lunedì
Da due passiamo a tre
Più siamo e meglio è
Ci dicono di no
E adesso ci lasciate fare
Il sesso (made in Italy)
L’amore (made in Italy)
Il sogno (made in Italy)
La storia (made in Italy)
Sono un bravo cristiano
Ma non sono cristiano
Tu vuo’ fa l’americano
Io voglio morire da italiano
Io voglio una vita come Vasco
Stringere la mano a Celentano
Ti voglio nuda col calzino bianco
L’uomo vitruviano
Io sono il tuo Leonardo
E a ma ma marama
Sì le piaccio (eh)
E pa pa parapa
Non gli piaccio
A te
Te
Te
piace un altro
E okay
Nel mio letto c’è spazio
Maaa
Le canzoni d’amore
Sono meglio stonate
Te le canto così
Ai ai ai ai ai
Nel momento piccante
Ti messaggia l’amante
Ma va bene così
Ti piace
Che sono perverso e non mi giudichi
Se metterò il rossetto in ufficio lunedì
Da due passiamo a tre
Più siamo e meglio è
Ci dicono di no
E adesso ci lasciate fare
Il sesso (made in Italy)
L’amore (made in Italy)
Il sogno (made in Italy)
La storia (made in Italy)
Ehm ehm
Babababadibubum
Babababadibubum
Badabadabidababa badibubum
Babababadibubum
Hey sexy lady
Babababadibubum
Badabadabidababa badibubum
Ahah
Ti piace
Che sono perverso e non mi giudichi
Se metterò il rossetto in ufficio lunedì
Da due passiamo a tre
Più siamo e meglio è
Ci dicono di no
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Scuola: Einstein; Gioventù Nazionale, fuori i centri sociali

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Uno striscione è stato esposto fuori dal liceo


(ANSA) – TORINO, 03 FEB – Dopo la manifestazione degli studenti dell’istituto contro l’occupazione del liceo Einstein di via Bologna a Torino, uno striscione con la scritta “Fuori i centri sociali dall’Einstein è stato esposto questa mattina per “dare voce alle centinaia di studenti stufi delle strumentalizzazioni dei centri sociali e chiedere la fine dell’occupazione”, spiega Riccardo Combina, membro di giunta della Consulta Provinciale e responsabile di Gioventù Nazionale Torino, vicino a Fratelli d’Italia. “In questi giorni abbiamo assistito ad una pantomima ridicola e fuori dal tempo – prosegue Combina -. Da lunedì, infatti, alcuni esponenti dei collettivi di estrema sinistra, scimmiottando i sedicenti “rivoluzionari” degli anni ’70, hanno pensato di occupare il Liceo Einstein contro lo stesso volere degli studenti ed ospitare eventi contro il 41bis e No Tav. Una piccola minoranza ha così potuto far entrare all’interno dell’istituto individui che nulla hanno a che fare con la scuola, nel mentre che gli studenti veri, disgustati, se ne andavano a casa”. L’occupazione del liceo terminerà oggi. “Dopo giorni di contro-mobilitazione, abbiamo ottenuto la nostra vittoria e i centri sociali, ridicolizzati dagli studenti, hanno dovuto annunciare l’interruzione dell’occupazione”, concludono da Gioventù Nazionale. “La Consulta provinciale degli studenti ha deciso di non esprimersi sulla questione che riguarda l’occupazione dell’Istituto Einstein di via Bologna a Torino, sulla protesta pacifica dei giorni scorsi e da ogni altra manifestazione come il presidio in data odierna davanti alla sede Pininfarina mentre si svolgeva la plenaria della Cpsto”: Lo afferma in una nota la Consulta degli studenti di Torino in riferimento alle proteste di questi giorni.(ANSA).
   

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