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GR 1 ore 15:00 del 03/02/2023

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I Colla Zio presentano “Non mi va”

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Sono tra gli esordienti che hanno partecipato a “Sanremo Giovani” e si sono conquistati un posto al Festival 2023
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Tg3 ore 14:20 del 03/02/2023

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“Stupido”, il testo della canzone di Will a Sanremo 2023

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Will fa il suo esordio al Festival di Sanremo 2023 con il brano che annuncia il suo primo album “Manchester”. Al secolo William Busetti, il cantante rappresenta una nuova figura nella scena pop urban contemporanea. Il testo è importante quanto la musica, perché il mondo di Will è intriso di autentica verità. E “Stupido” vuole essere uno slogan. “Non bisogna avere paura di esternare le proprie emozioni e fragilità, l’importante è sempre agire in maniera autentica e vera anche se in alcuni momenti possiamo sembrare degli stupidi. Manchester – dichiara Will – è il frutto degli ultimi tre anni di lavoro – in questo mio primo disco mi presento per quello che sono realmente senza filtri né costruzioni. Sono semplicemente io con la mia musica e la voglia di esprimere la mia personalità”.

Will, il testo di “Stupido”

(W. Busetti – S. Cremonini – A. Pugliese)

La nostra storia non è andata come pensi tu
Ti mentirei se ti dicessi non ti penso più
Io in verità mi sono perso
Per me sei il mare aperto
E l’odio è una corrente che ci tira giù
Ti chiedo scusa se poi annego in una lacrima
Ma non riesco a voltare pagina
Parole parole non bastano, siamo occasioni che passano,
Siamo dolori che canterò, so che se torni non basterò
Siamo ferite che ballano, io non sopporto chi parla no,
Siamo dolori che canterò e so che se torni non basterò
Ma a volte io mi sento stupido
Volevo tutto il pianeta stringerlo in una mano
Volevo fare il poeta, ora l’essere umano
E divento pure un po’ banale
Come dirti che se non ci sei non so che fare
E poi ti chiamo subito
Ma dubito che tu voglia rispondermi
Ora che non sei più parte di me
Ora mi chiedo che cosa farai da grande
Ormai ti vedo andare sempre più distante da me
E so che forse tu lo trovi divertente, ma non mi è rimasto niente,
Se non qualche ricordo di noi
Il tempo può andare all’indietro se vuoi
Anche se
Parole parole non bastano, siamo occasioni che passano,
Siamo dolori che canterò, so che se torni non basterò
Siamo ferite che ballano, io non sopporto chi parla no,
Siamo dolori che canterò e so che se torni non basterò
Ma a volte io mi sento stupido
Volevo tutto il pianeta stringerlo in una mano
Volevo fare il poeta, ora l’essere umano
E divento pure un po’ banale
Come dirti che se non ci sei non so che fare
E poi ti chiamo subito
Ma dubito che tu voglia rispondermi
Ora che non sei più parte di me
E a volte io mi sento stupido, ma ruberò le lacrime che ti porta via il vento
Lo sai come mi sento, perché so che mi senti, nel pieno della notte
Mi tremerà la voce, darò la colpa al freddo
E non tornerò
E divento pure un po’ banale
Come dirti che se non ci sei non so che fare
E poi ti chiamo subito
Ma dubito che tu voglia rispondermi
Ora che non sei più parte di me

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TG3 LIS ore 15:15 del 03/02/2023

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NOTIZIARIO.
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Aereo centra cavi della funivia del Cermis, morti e feriti – Dagli archivi dell'ANSA

Tempo di lettura: 2 minuti
Ecco, di seguito, le prime notizie sul disastro del Cermis, tratte dallarchivio dell’ANSA

ZCZC0250/RMB

B CRO S0B S41 QBJC

AEREO CENTRA CAVI FUNIVIA DEL CERMIS, MORTI E FERITI

(ANSA) – CAVALESE (TRENTO), 3 FEB – Un aereo si e’ schiantato questo pomeriggio sui cavi della Funivia del Cermis in localita’ Masi di Cavalese. L’ incidente avrebbe provocato vari morti. Gia’ in passato l’ impianto era rimasto coinvolto in un incidente con numerosi morti. (SEGUE). DEC 03-FEB-98 16:12 NNNN ZCZC0268/RMB

U CRO S0B S41 NIE QBJC AEREO CENTRA CAVI FUNIVIA DEL CERMIS, MORTI E FERITI (2)

(ANSA) – ROMA, 3 FEB – Secondo le prime informazioni pervenute dagli uomini del Soccorso Alpino giunti sul posto, i morti sarebbero una decina. L’ aereo avrebbe tranciato i cavi della funivia che scende da Monte Cerm is a Cavalese. La cabina, secondo quanto si e’ appreso, sarebbe precipitata con tutto il suo carico umano. Sul posto stanno per sopraggiungere anche tre squadre del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di base a Passo Rolle. (ANSA). TP/IAT 03-FEB-98 16:33 NNNN ZCZC0272/RMB

U CRO S0B S41 NIE QBJC

AEREO CENTRA CAVI FUNIVIA DEL CERMIS, MORTI E FERITI (3)

(ANSA) – CAVALESE (TRENTO), 3 FEB – Al momento dell’incidente, verso le ore 15,30, due cabine erano in movimento. La rottura del cavo ne ha bloccato una che e’ rimasta sospesa nel vuoto mentre l’altra e’ caduta causando appunto morti e feriti. Sul posto si sono subito diretti elicotteri e mezzi di soccorso del Trentino e del vicino Alto Adige oltre a quelli della Guardia di Finanza. Ancora non e’ chiaro se il velivolo si sia schiantato contro la montagna per un qualche guasto tagliando cosi’ il cavo della funivia o se invece stesse volando troppo basso. (SEGUE).

VT 03-FEB-98 16:38 NNNN ZCZC0278/RMB

U CRO S0B S41 NIE QBJC

AEREO CENTRA CAVI FUNIVIA DEL CERMIS, MORTI E FERITI (4)

(ANSA) – CAVALESE (TRENTO), 3 FEB – Secondo informazioni della Protezione civile del Trentino sarebbero stati alcuni testimoni oculari a notare l’ impatto dell’ aereo contro i cavi della funivia, poi precipitata al suolo. L’ aereo, probabilmente di tipo militare, ha poi ripreso quota. La funivia, che saliva, e’ precipitata a circa 200 metri dal punto del precedente incidente di dieci anni fa. Secondo informazioni della polizia i morti sarebbero una decina. Sul posto si sta recando il procuratore capo della repubblica presso il tribunale di Trento Francantonio Granero accompagnato dal capo della squadra mobile Paolo Sartori. (SEGUE).

DEC 03-FEB-98 16:46 NNNN

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“Cause perse”, il testo della canzone di Sethu a Sanremo 2023

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Dopo l’affermazione a Sanremo Giovani 2022, Sethu porta all’Ariston un dilemma generazionale. Cercherà di sorprende con il brano “Cause perse” e anche portando sul palcoscenico suo fratello gemello. E sì perché Sethu, al secolo Marco De Lauri, si esibirà con Jiz, il gemello produttore e musicista che lo accompagna con la chitarra. “Siamo arrivati dalla cameretta all’Ariston – sintetizza l’artista -, raccontando le nostre inquietudini e le nostre incertezze. Litighiamo su cose futili, ma sulla musica siamo una cosa sola”. E poi ammette di non essere “mai stato su un palco così grande e con milioni di spettatori” a seguire la kermesse.

Sethu, il testo di “Cause perse”

(M. De Lauri – G. De Lauri)

Eddai non puoi
Farmi sempre le stesse tre domande
Lo sai che ho
Sogni troppo grandi per queste tasche
Ma
Chiedi scusa anche a papà
Se mi parli e sto per aria
Se ho una testa dimmerda
Ma qua fuori è una guerra
Mollami almeno un momento
E spiegami com’è che si fa
Triste vedere niente cambia col tempo
E io sto da solo con il cuore a metà
Siamo due cause perse
Me Io dicevi sempre
Ho messo i tappi alle orecchie
Siamo due cause perse
Eddai non puoi
Farmi sempre quelle solite facce
Non hai nemmeno detto ciao
Nemmeno detto ciao prima di andartene
E ti sto odiando ma al contrario
Forse sono solo sadico
E ho una testa di merda
Ma qua fuori è una guerra
È una guerra
Mollami almeno un momento
E spiegami com’è che si fa
Triste vedere niente cambia col tempo
E io sto da solo con il cuore a metà
Siamo due cause perse
Me Io dicevi sempre
Ho messo i tappi all’orecchie
Siamo due cause perse
La luce dei bar
Non mi illumina
Paranoia
Se tu non sei qua ma ho
Buchi nei miei jeans dove ho messo i sogni
La testa va in tilt con i tuoi discorsi
Brucio questi anni come se non li avessi
Come siga spente sui polsi
Mollami almeno un momento
E spiegami com’è che si fa
Triste vedere niente cambia col tempo
E io sto da solo con il cuore a metà
Siamo due cause perse
Me Io dicevi sempre
Ho messo i tappi all’orecchie
Siamo due cause perse

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Mons. Christian Carlassare: “Papa Francesco portatore di pace e unità in Sud Sudan”

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Dopo tre giorni intensi nella Repubblica Democratica del Congo, Papa Francesco è nella terra del Sud Sudan, viene come pellegrino di pace e unità. Nel 2013 il paese è piombato in una guerra civile tra le più sanguinose, provocando 400.000 morti e 4 milioni di sfollati, di cui 2,5 milioni di rifugiati finiti nei paesi confinanti. Un viaggio ecumenico di pace che porta un forte messaggio al popolo africano, per mettere da parte le divisioni in un contesto devastato e frantumato da decenni di guerre.

Abbiamo incontrato Mons. Christian Carlassare vescovo della giovanissima diocesi di Rumbek in Sud Sudan. Il missionario comboniano, a quasi due mesi dalla sua nomina, è stato aggredito da due uomini che gli hanno sparato alle gambe.

Eccellenza, ci può raccontare il pellegrinaggio che avete fatto verso il Sud Sudan?
Il pellegrinaggio è un’iniziativa della diocesi di Rumbek dentro il quadro della pastorale giovanile, che ha voluto unire giovani di diverse parrocchie, studenti e anche giovani che fanno parte dei comitati di giustizia e pace. Sono stati 60 i giovani che hanno partecipato a questo pellegrinaggio, per riprendere l’esperienza dei grandi pellegrinaggi in Europa o in altri paesi dove le persone percorrono chilometri in preghiera per raggiungere luoghi sacri o anche in memoria delle grandi marce per la pace e i diritti civili, che sono avvenuti in diversi continenti ed epoche.

…quanto è durato?
Nove giorni di cammino. Siamo passati per nove parrocchie e si sono aggiunti a supporto altri 24 ‘viandanti’. Abbiamo percorso in totale 400 km, non tutti a piedi; nove giorni come i giorni della novena, camminando 20-25 km al giorno. Il pomeriggio, lungo il tragitto, incontravamo le comunità del posto, dove ci fermavamo per una sosta. È bello camminare insieme, ma è bello anche incontrare le comunità, animarle per pregare insieme e i giovani che hanno proposto un teatro della Pace sullo stile del teatro degli oppressi, che diventa scuola di cambiamento sociale, trasformazione, partendo dal basso.

Quali sono le aspettative per l’arrivo di Papa Francesco in Sud Sudan?
L’aspettativa è di grande speranza, perché certamente il Papa viene in un momento delicato, dove tutti abbiamo bisogno di un grande incoraggiamento nel vivere con l’impegno per la pace, una pace mai del tutto raggiunta, ma che va scelta giorno dopo giorno. Il sentimento comune a tutti è che il Papa porterà una grande benedizione, un grande bene per tutti. Papa Francesco, a maggior ragione, come figura di riferimento della chiesa, viene certamente visto come una persona profetica e Santa, portatore di pace e unità. Questa fiducia e speranza può davvero far cambiare tanto il paese. Prima di tutto, le istituzioni devono essere impegnate per portare avanti gli accordi e processi di pace, mantenere vivo l’ascolto di tutti quei gruppi che sono marginalizzati. L’impegno è sicuramente anche dei cittadini, ma le istituzioni devono imparare a servire i cittadini e il bene comune. Non è possibile disarmare un paese in termini fattuali e togliere le tante armi presenti, a meno che non ci sia davvero un cambiamento del cuore nel trattare le difficoltà, non più con la violenza, ma con il dialogo. Quindi c’è bisogno di disarmare il cuore e accogliere quella pace di cui tanto si parla.

Quale è il ruolo della Chiesa in Sud Sudan?
Prima di tutto bisogna passare da una Chiesa umanitaria, radicata e incarnata in questo paese reale e impegnata nella fede e non è una chiesa vista come agenzia umanitaria che gioca un ruolo per sostenere il Sud Sudan. Neanche una chiesa che dall’esterno deve sempre portare qualcosa in questo interno che siano valori o la fede stessa. Certamente la chiesa ha come priorità l’evangelizzazione, nel senso che è solo la parola del Vangelo che ci può umanizzare e farci riconoscere fratelli e sorelle. il Vangelo è una fonte di trasformazione molto importante nel cuore della fede, della visione della vita della cultura in tutte le dimensioni della vita anche di quelle sociali.

…ma anche nella formazione?
La Chiesa ha un ruolo importante nel campo dell’istruzione. La scuola è strumento importante per liberare le persone da contesti culturali che alienano la loro identità, privilegiando invece un’ottica di formazione integrale dei ragazzi. L’istruzione intesa non solo come agenzia che ha il compito di dare conoscenza. Formando le persone dal punto di vista umano, già si vede una grande trasformazione, sia nei singoli che nelle famiglie e nelle comunità. Un viaggio ecumenico con un forte messaggio.

A che punto è il cammino di pace, fraternità e riconciliazione nel paese?
Il cammino della pace è sempre un cammino molto lungo che non ha una meta vicina. Abbiamo un accordo di pace firmato nel 2019 che sembra reggere e un governo di unità nazionale che sembra continuare il proprio lavoro, nonostante ci siano ancora molte opposizioni all’interno del paese. Bisogna continuare il dialogo, facilitato anche dalla Comunità di Sant’Egidio e c’è bisogno soprattutto di una istituzione Samaritana che aiuti la popolazione, dove il bene comune è il bene di ogni singola persona, di ogni singolo gruppo, senza dimenticare nessuno, senza privilegiare un gruppo alle spese di un altro. In tutte le nostre parrocchie abbiamo dei comitati di giustizia e pace che aiutano la pastorale a non essere una pura proclamazione di alcune verità, ma che aiutano ad incarnare queste verità anche con azioni concrete. Quindi una chiesa che sia davvero al servizio della giustizia, della pace e della riconciliazione, come è stato sottolineato anche negli ultimi sinodi africani. La chiesa è vicina agli ultimi, alle persone più vulnerabili, agli sfollati a causa dei cambiamenti climatici.

In un paese distrutto dalla guerra civile quanto è importante il lavoro ecumenico nel paese?
Le chiese locali, attraverso il consiglio delle chiese del Sud Sudan, hanno lavorato all’unisono per la riconciliazione e la pace, quindi penso che questa visita ecumenica sia particolarmente significativa e va a mostrare quanto i fedeli o la chiesa nel mondo, quando guardano Gesù, si trovino tutti sullo stesso cammino come fratelli e sorelle. Quindi non è sufficiente rimanere in un ecumenismo legato alla cattedra, ma c’è bisogno di un ecumenismo fattuale, che è quello della missione. Predicando il Cristo ci si scopre anche fratelli e sorelle.

Cosa c’è di bello nel paese che noi nell’Occidente non riusciamo a vedere?
È una domanda molto complessa e difficile. Penso che di bello ci sia la vita, la fiducia nella vita e la speranza, che è viva; soprattutto è presente un’apertura a quel Dio che può dare giustizia e risposte alla natura umana. Una natura umana che non può risolvere tutto da sola. Quindi, il valore della fede, in questo affidarsi a Dio, è insito anche nel valore della comunità, della solidarietà e di una grande resilienza, grazie alla quale la popolazione riesce a vivere, con poco, una vita dignitosa. Riescono a essere in solidarietà gli uni con gli altri e in comunione con il principio di vita. Qui c’è un principio più comunitario che individualistico, a differenza dell’Occidente.

Eccellenza Lei ha vissuto in prima persona la situazione difficile che vive il paese ed è stato oggetto di un attentato. Cosa le ha insegnato questa esperienza?
L’attentato mi ha insegnato a vivere la vita giorno dopo giorno, come se fosse l’ultimo e a vivere con intensità il dono, perché ciò che conta è vivere l’essenza del tempo che ci è dato, vivere la vocazione che ci è data, quella di essere vicini alle persone che ci sono accanto, donando la nostra vita senza misure, senza mantenere o conservare qualcosa per sé stessi.

In che maniera si può spezzare la spirale della violenza in Sud Sudan?
Ci vuole del tempo per rompere la spirale della violenza. Prima di tutto con il disarmo, non solo fattuale delle armi, ma anche quello del cuore di cui c’è tanto bisogno. Poi con la sicurezza. Pensiamo ai tanti sfollati e rifugiati che dopo otto anni di guerra ancora non sono tornati nelle loro case o nei loro territori. Hanno perso tutto e non si fidano di investire nel futuro. Infine è necessaria una ripresa economica, dove il lavoro sia riconosciuto e pagato, dove ci sia possibilità di imprenditoria, di vivere del lavoro come una ricchezza importante, non solo della singola persona che lavora ma del Paese stesso.

È ottimista sul futuro del Sud Sudan?
Penso che un sano realismo sia sempre più utile di un ottimismo cieco. Il pessimismo non aiuta a camminare verso una meta. Direi che è bene essere ottimisti, perché ci sono segni di cambiamento importanti nell’ottimismo, si può analizzare la realtà e dare una visione, una direzione all’impegno della nazione, all’impegno delle istituzioni e anche della chiesa stessa, una chiesa samaritana vicina alla gente, che sappia arrivare a tutti.

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F1: ecco livrea Red Bull, tifosi la disegneranno per Gp Usa

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Stessa livrea, per una RB19 che sembra praticamente la sorella gemella di quella che ha stravinto il mondiale 2022. Nel giorno in cui la Red Bull campione di formula uno presenta la nuova monoposto con cui il team austriaco va a caccia del tris iridato – campionato al via il 5 marzo in Barhein – c’è spazio per l’ufficializzazione del ritorno nel Circus, dopo oltre vent’anni, della Ford, che lo farà proprio sulle ali dei campioni a partire dal 2026 per power unit e carburanti e durerà almeno fino al 2030. L’annuncio a New York proprio mentre la scuderia austro inglese metteva in scena lo show per la presentazione di macchina e squadra. Che a parte il ritorno di Daniel Ricciardo come terzo pilota cambia davvero poco, o niente: la RB19, in attesa di conoscere quella vera sulla pista di Sakhir per i primi test ufficiali della nuova stagione (23-25 febbraio), ha gli stessi colori che la accompagnano ormai dal 2016 e che lo scorso anno ha dominato vincendo 17 dei 22 gp.

“Sarà un’incredibile stagione, ci aspettiamo che Ferrari e Mercedes siano lì con noi e che magari qualche altro team faccia progressi – le parole del team principal Chris Horner durante lo show nella Grande Mela -. Abbiamo imparato molto dalla RB18 che è stata, ovviamente, la nostra auto di maggior successo in assoluto. Ci sono stati alcuni sottili cambiamenti aerodinamici che interessano tutti i team, quindi provare a ottimizzarli è una delle sfide. Anche quest’anno le gomme sono leggermente diverse, all’interno dei nuovi regolamenti, ma la RB19 attinge a tutti i punti di forza della nostra vettura di maggior successo di sempre”. Il team di Milton Keynes vuole difendere il titolo piloti e quello costruttori e si affida sempre alla coppia composta dal campione in carica Max Verstappen e da Sergio Perez: “La sfida? La costanza è fondamentale – ha aggiunto Horner -, abbiamo vinto 17 Gran Premi su 22 e due gare sprint su tre. Una stagione da sogno che sarà difficile da superare, ma sono sicuro che i nostri avversari saranno estremamente competitivi. È stato un inverno positivo, ci siamo riposati, ora tutti vogliamo correre”.

Grande soddisfazione anche per la partenership con Ford: “Avere la possibilità di attingere alla sua esperienza, alla conoscenza dei veicoli elettrici e alla profondità delle risorse è estremamente entusiasmante. Dal primo momento in cui ci siamo incontrati e abbiamo parlato, è stato chiaro che c’era una sinergia naturale tra le due società. Un accordo facile da mettere insieme perché c’era il desiderio da entrambe le parti”. “La notizia che Ford arriverà in Formula 1 dal 2026 – ha detto Stefano Domenicali, presidente e Ceo della Formula 1 – è importante per questo sport e siamo entusiasti di vederli unirsi agli altri partner automobilistici già presenti”. E se Ford is back, Verstappen resta per ripetersi: “Siamo molto entusiasti di essere qui. Gli Stati Uniti sono incredibilmente importanti, i circuiti che sono presenti in calendario (Austin, Miami, Las Vegas) – le parole del pilota olandese – sono molto diversi tra di loro. Siamo molto ottimisti per questa stagione, proveremo a difendere il titolo. È stato un grande risultato ottenere due Mondiali, ma voglio migliorarmi, perché nessuno è perfetto: vale nella vita e in pista”. Con la RB19 pronta a scendere in pista e continuare nel solco della sua sorella vincente.

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TG2 LIS ore 18:10 del 03/02/2023

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