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GR 1 ore 20:40 del 28/11/2023

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Iveco Bus fornirà 7.100 nuovi scuolabus al Brasile

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Iveco Bus, marchio di Iveco Group,
è stato scelto come principale fornitore del programma di
trasporto scolastico brasiliano per le aree rurali, noto come
“Caminho da Escola”. A seguito dell’aggiudicazione di una gara
bandita dal
Fondo nazionale per lo sviluppo dell’istruzione (Fundo Nacional
de Desenvolvimento da Educação), fornirà fino a 7.100 mezzi in
due anni, dal 2024 al 2025, per un valore di 3,1 miliardi di
real (circa 580 milioni di euro al cambio attuale). La fornitura
comprende 3.600 autobus scolastici, adatti ad aree rurali, con
capacità di 44 posti e 3.500 con capacità di 59 posti. Questi
veicoli, progettati per l’utilizzo in aree rurali e su strade
sterrate, contribuiranno
all’accesso quotidiano all’istruzione pubblica di base da parte
degli studenti brasiliani.

   
La fornitura – spiega una nota – segna una tappa importante
per Iveco Bus, che è protagonista del programma di trasporto
scolastico brasiliano per le zone rurali sin dal 2009. L’impegno
del marchio nel ridurre il tasso di abbandono scolastico con
veicoli appositamente sviluppati, che garantiscono
elevati livelli di comfort e sicurezza anche quando devono
essere utilizzati in condizioni difficili, è stato rafforzato da
questo risultato.

   
“Questo successo sottolinea l’impegno di Iveco Bus nel
sostenere con prodotti affidabili le scuole brasiliane. Siamo
davvero fieri di dare un contributo positivo alle comunità in
cui operiamo, garantendo un trasporto sicuro e di qualità agli
studenti delle zone rurali” commenta Domenico Nucera, presidente
di Bus Business Unit di Iveco Group.

   

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Ragazzi e social media, lo psicologo Lavenia: "Il 71% dichiara di fare amicizia solo online"

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Il dato emerge dall’indagine condotta dall’Associazione Nazionale sulle Dipendenze Tecnologiche in collaborazione con Skuola.net, il portale rivolto agli studenti, che ha raggiunto un campione di 1.668 giovani tra i 9 e i 19 anni
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Decollato da Londra il primo volo transatlantico con carburante verde

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È decollato oggi da Londra diretto a New York il primo volo transatlantico alimentato al 100% da biocarburanti sostenibili (SAF, Sustainable Aviation Fuels).

C’erano solo giornalisti e scienziati a bordo del Boeing 787 della Virgin Atlantic, compagnia aerea fondata dal miliardario britannico Richard Branson, per questo volo dimostrativo.

I motori Rolls-Royce dell’aereo erano alimentati esclusivamente dal cosiddetto combustibile verde.

“Lo storico volo di oggi […] dimostra come sia possibile decarbonizzare i trasporti e consentire ai passeggeri di continuare a volare quando e dove vogliono”, ha commentato il ministro dei Trasporti Mark Harper, citato nel comunicato della società.

Il 6 novembre scorso era arrivato il primo via libera da parte dell’Ente nazionale dell’aviazione civile del Regno Unito, la CAA (Civil Aviation Authority) che ha tuttavia ha avvertito trattarsi di un percorso “graduale”, rispetto alle attuali limitazioni commerciali, e non privo di costi per i passeggeri.

L’iniziativa dovrebbe incoraggiare altre compagnie aeree ad accelerare nella sperimentazione di nuove tecnologie per la sostenibilità ambientale.

Virgin Atlantic, intanto, si appresta a far leva sull’ok incassato nel Regno Unito per portare avanti procedure analoghe già avviate di fronte alle authority di Usa, Canada e Irlanda.

Cosa sono i SAF

Prodotti da scarti di olio o grasso vegetale o da colture non alimentari, i carburanti sostenibili per l’aviazione sono considerati una soluzione alternativa, meno inquinante in termini di emissioni di carbonio rispetto a quelli tradizionali che secondo molti ricercatori contribuiscono in pesantemente al cambiamento climatico globale.

La reazione degli ambientalisti

Stay Grounded ha definito il volo un’operazione di “greenwashing”. “Non è una coincidenza che questo volo avvenga due giorni prima dell’inizio della COP28 a Dubai”, ha dichiarato l’associazione in un comunicato.

Secondo Finlay Asher, un ingegnere aerospaziale che ha lavorato per Rolls Royce i SAF sono  un “vicolo cieco tecnologico”.

Per Doug Parr di Greenpeace: “I rifiuti utilizzati come materia prima per il bio-kerosene non sono disponibili in quantità sufficiente per avere un impatto significativo sulle emissioni”.

“L’unico modo efficace per affrontare le emissioni dell’aviazione nel breve termine”, sostiene lo scienziato, “è quello di affrontare la domanda, e sostenere il contrario è solo utopia”.

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Trasmettere il tatto grazie a un tatuaggio elettronico italiano

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Un ‘tatuaggio’, fatto da materiali elettronici ultrasottili, capace di trasmettere sensazioni tattili: a svilupparlo sono due ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia, Arianna Mazzotta e Virgilio Mattoli, per dare stimoli sensoriali a chi ha subito amputazioni oppure dare il senso del tatto nel controllo di bracci robotici oppure per muoversi in ambienti virtuali. Il dispositivo spesso pochi micrometri è stato descritto in articolo pubblicato sulla rivista Advanced Electronic Materials.

Il tatto è uno dei sensi principali e toccare ciò che ci circonda, una percezione che fa parte della vita di tutti i giorni e che risulta essenziale per svolgere innumerevoli compiti e riuscire a replicarle attraverso dispositivi elettronici può trovare applicazioni in molti ambiti, ad esempio restituire il senso del tatto a chi ha subìto un’amputazione e usa un arto robotico, migliorare la manipolazione di robot teleoperati come quelli per la chirurgia oppure ancora nelle interfacce per la realtà virtuale. Il nuovo dispositivo messo a punto da Mazzotta e Mattoli, del Center for Materials Interfaces dell’Iit, riesce a trasmettere il tatto generando una forza che spinge sulla pelle di chi lo indossa. Lo fa applicando sulla pelle una sottilissima pellicola, paragonabile a quelle dei classici tatuaggi per bambini, al cui interno c’è una minuscola sacca d’aria che si gonfia in modo rapido e puntale esercitando pressione sulla pelle, dunque trasmettendo il tatto. Vari punti tattili, detti taxels ossia pixel tattili, possono attivarsi in modo indipendente e trasmettere varie tipologie di sensazione. Il tutto viene alimentato con una piccola batteria a bassa tensione e offre una serie di nuove soluzioni tecnologiche che si propongono come nuovo standard per il futuro.

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Pressing per una tregua duratura, liberi altri 12 ostaggi

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Altri 10 ostaggi israeliani, soprattutto donne anziane del kibbutz di Nir Oz, e due thailandesi sono stati liberati da Hamas nel quinto giorno di tregua a Gaza, in cambio della scarcerazione di altri 30 detenuti palestinesi (15 donne e 15 minori). Con un protocollo ormai collaudato che l’Occidente, con gli Usa in testa, vorrebbero estendere ancora, oltre alla prima proroga di due giorni, e consolidare fino a ipotizzare un cessate il fuoco più o meno permanente se non la fine della guerra.

Sarebbe questo, secondo il Wall Street Journal, l’obiettivo dei principali mediatori riuniti in queste ore a Doha: il capo della Cia, William Burns, quello del Mossad David Barnea, a colloquio con il premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman al Thani e il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamal.

Israele però ha già fatto sapere di non essere disposto a prolungare la tregua, che dovrebbe scadere giovedì all’alba, oltre la prossima domenica per un totale di 10 giorni, secondo Haaretz che cita un funzionario informato dei colloqui.

La tregua ha finora concesso un po’ di sollievo alla popolazione civile di Gaza, grazie anche a un afflusso sempre maggiore di aiuti umanitari, ma sul terreno appare già appesa a un filo. L’esercito israeliano ha infatti denunciato che tre ordigni telecomandati sono esplosi nel nord della Striscia, di cui due “vicino all’ospedale Rantisi, sulla linea del cessate del fuoco”, un terzo nelle vicinanze di un’unità della Brigata 261.

L’Idf ha affermato che in uno di questi episodi è stato aperto il fuoco contro i soldati, che hanno risposto all’attacco. “Alcuni militari sono rimasti feriti in modo non grave”, ha aggiunto il portavoce. Hamas ha a sua volta accusato Israele di “una palese violazione dell’accordo per il cessate il fuoco”, alla quale “i nostri combattenti hanno reagito”. “Noi siamo impegnati al cessate il fuoco fintanto che anche Israele lo è. Facciamo appello ai mediatori affinché premano su Israele per il rispetto di tutte le intese, in terra e in cielo”, ha aggiunto il gruppo palestinese. L’incidente non ha avuto seguiti, ma tanto è bastato a far temere il peggio.

Sul tavolo dei negoziatori, ci sarebbe anche il tentativo di allargare l’accordo al rilascio degli ostaggi uomini e dei militari israeliani, in cambio di un numero molto maggiore di palestinesi rispetto al rapporto 3 a 1 dell’attuale intesa (il Wsj parla di migliaia) e di un cessate il fuoco a lungo termine. Burns sta premendo inoltre per l’immediata liberazione degli ostaggi americani, stimati in un numero tra 8 o 9, mentre nei prossimi giorni è atteso di nuovo in Israele e Cisgiordania il segretario di Stato, Antony Blinken, per ribadire “il diritto di Israele a difendersi in linea con il diritto umanitario internazionale” e discutere di come continuare “gli sforzi per garantire il rilascio degli ostaggi, proteggere i civili durante le operazioni israeliane a Gaza e accelerare gli aiuti umanitari”, ha fatto sapere il Dipartimento di Stato.

Il premier Benyamin Netanyahu ha però insistito sul fatto che una volta che saranno riportati a casa gli ostaggi previsti dall’accordo, e cioè “donne, bambini e stranieri”, Israele “continuerà la battaglia” contro Hamas. Ma in vista dell’operazione militare nel sud della Striscia, gli Stati Uniti vogliono comunque convincere Israele a condurre “una campagna diversa”, a muoversi “con estrema attenzione per ridurre al minimo la conseguenza di ulteriori, significativi sfollamenti” e in modo “da evitare il più possibile i conflitti con le strutture umanitarie, compresi i numerosi rifugi delle Nazioni Unite situati nel centro e nel sud di Gaza”, ha spiegato un alto dirigente della Casa Bianca in un briefing telefonico.

In sostanza, Washington non vuole rivedere le scene della prima fase della guerra, con le strutture dell’Unrwa piene di sfollati colpite dai raid aerei, né l’esodo di massa da nord a sud: “Sarebbe più che dirompente. Andrebbe oltre la capacità di qualsiasi rete di sostegno umanitario, per quanto rafforzata o robusta possa essere”, ha aggiunto il funzionario, riferendo che la risposta di Israele è apparsa “ricettiva”. “C’è consapevolezza che nel sud si deve condurre un tipo di campagna diversa da quella condotta nel nord”, ha concluso, mettendo sul piatto, oltre agli aiuti umanitari, anche l’eventuale riapertura del valico di Kerem Shalom per l’ingresso di 3-400 camion al giorno di beni commerciali.

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Borse piatte in attesa dell'inflazione

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Nel ciclismo si parlerebbe di surplace. Borse quasi immobili, gli investitori aspettano i dati sull’inflazione a novembre: i primi arriveranno domani dalla Germania, giovedì sarà la volta dell’Italia e dell’Eurozona. Sempre giovedì l’indice per le spese dei consumi personali, negli Stati Uniti. Nell’attesa Milano +0,12%, Francoforte +0,18%, Londra -0,05%. A New York andamento simile, +0,37% per l’indice S&P500. Oggi c’è stato qualche segnale di miglioramento dalle indagini sulla fiducia dei consumatori in Germania e nel pomeriggio dagli Stati Uniti. Le buone notizie riguardano soprattutto il gas. Oggi scende poco sotto i 43 euro al megawattora, il calo in un mese è di 10 euro. Mentre il petrolio a due giorni dal vertice Opec Plus sui tagli alla produzione nel pomeriggio è tornato a salire, +2%, tornando vicino agli 82 dollari al barile. Si soppesano anche le parole dei banchieri centrali. Oggi il presidente della banca centrale tedesca, Joachim Nagel ha ribadito: “Sarebbe prematuro abbassare i tassi a breve”. I rendimenti dei titoli non ne hanno risentito, -5 punti base per quello del Btp italiano, al 4,25%, sui minimi da inizio settembre. Lo spread Btp/Bund è salito di 3 punti, a quota 175 punti base. Recupera intanto l’euro, che ha toccato nel corso della giornata quota 1,10 contro il dollaro, per poi scendere poco sotto tale soglia. Il cambio è sui massimi da agosto e dai primi di ottobre ha recuperato il 5%.

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India: tutti salvi i 41 operai intrappolati nel tunnel

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I soccorritori indiani hanno recuperato in sicurezza tutti i 41 lavoratori che erano rimasti bloccati dal 12 novembre all’interno di un tunnel stradale crollato durante i lavori di costruzione nello Stato himalayano dell’Uttarakhand. Per liberarli è stata necessaria una maratona di operazioni ingegneristiche durata 17 giorni, ha detto in una nota il ministro dei trasporti stradali Nitin Gadkari.

“Sono completamente sollevato e felice che i 41 lavoratori intrappolati nel crollo del tunnel Silkyara siano stati salvati con successo”, ha detto il ministro, precisando che “si è trattato di uno sforzo ben coordinato da parte di più agenzie, che ha segnato una delle operazioni di salvataggio più significative degli ultimi anni”. 

I soccorritori hanno estratto gli operai uno ad uno, facendoli passare in un tubo metallico inserito nella roccia, dopo avere realizzato una perforazione orizzontale per raggiungerli. 

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La candidatura per Expo 2030, Meloni in videomessaggio: "A Roma ognuno esprime il suo potenziale"

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“A Roma ogni nazione puo’ esprimere il suo massimo potenziale. Ogni padiglione nazionale farà parte del più grande parco urbano solare mai costruito in una città, un innovativo esperimento di condivisione dell’energia”. È un passaggio dell’intervento della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni che in un videomessaggio si è rivolta ai delegati del Bureau International des Expositions (Bie) riunito a Parigi per la votazione sulla sede di Expo 2030.    

“Ogni padiglione nazionale – rimarca la premier – produrrà energia rinnovabile, convogliata nella rete condivisa” e farà parte di “un polo internazionale di educazione e ricerca scientifica, apprezzato dai visitatori per decenni. Perche’ il nostro progetto – sottolinea Meloni – è progettato per durare nel tempo, e per superare lo smantellamento dei padiglioni. A Roma ogni nazione lascerà il suo segno, un segno duraturo, perché Roma è una città che c’era molto prima dell’Expo e rimarrà dopo di esso. Votare per Roma – conclude – significa tutto questo”. 

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Freddo sulla pelle, come fare l'effetto barriera (di Alessandra Magliaro)

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E’ decisamente arrivato il freddo. Quali sono le conseguenze sulla pelle e come possiamo proteggerci dalle temperature in calo e dagli sbalzi termici? La migliore cura, per qualsiasi tipo di pelle, è proprio la prevenzione. Ecco i consigli per creare un effetto barriera, dalla skincare con le creme giuste alla dieta.

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