Sui tutti grava, a vario titolo, l’accusa di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata allo spaccio e al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, ricettazione e detenzione e porto abusivo di armi da fuoco.
Il provvedimento poggia su diverse indagini, svolte tra il 2018 e il 2020, che hanno permesso di documentare l’esistenza e l’operatività di un’associazione di tipo mafioso, armata, strutturata in alcuni gruppi criminali attivi nei Quartieri Spagnoli di Napoli, e che aveva rapporti di cooperazione con i più potenti clan Mazzarella e Contini.
Il primo gruppo colpito dal provvedimento è quello capeggiato da Eduardo Saltalamacchia, Vincenzo Masiello e Antonio Esposito, dedito ad attività estorsive, soprattutto ai danni di commercianti e gestori di piazze di spaccio, al controllo e alla gestione della vendita al dettaglio della droga, in particolar modo nelle zone della Pignasecca, di Largo Baracche e della Speranzella, e ad ogni altra attività finalizzata al controllo del territorio. Saltalamacchia aveva ripreso il controllo della zona della Pignasecca, insieme ad Esposito e Masiello, operativi nelle zone della Speranzella e di Largo Baracche, dopo la sua scarcerazione avvenuta nel dicembre 2019.
Un secondo gruppo criminale è quello facente capo al pregiudicato Carmine Furgiero, detto ”o’pop”, e al figlio Luigi, dedito a un fiorente traffico di stupefacenti nella zona di vico Canale a Taverna Penta: da anni sovvenziona i clan malavitosi dei Quartieri, ricevendo all’occorrenza da questi ultimi sostegno ed ausilio. Le indagini hanno ricostruito l’attività della piazza di spaccio detta “della sposa”, coincidente con i luoghi nei quali insistono le abitazioni della famiglia Furgiero.
Il gruppo si avvaleva di numerosi pusher che, contattati telefonicamente, recapitavano la droga a domicilio.
Sono emersi, inoltre, rilevanti elementi indiziari in merito alla esistenza, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, di un altro sodalizio facente capo alla famiglia Masiello, con al vertice Antonio, alias “o’nu”, e suo figlio Vincenzo, alias “o’cucù”, in grado di gestire una fiorente attività di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, oltre ad avere la disponibilità di armi da fuoco.
Le cessioni avvenivano attraverso panieri calati dalle finestre o consentendo l’accesso all’acquirente accompagnato dal pusher: in quest’ultimo caso, se porta di accesso era chiusa dall’interno, le chiavi venivano lanciate all’esterno.
“Inoltre, in caso di sequestro di stupefacente da parte delle FF.OO” – conclude la nota della Polizia – “il cliente, previa esibizione del verbale di sequestro e della conseguente contestazione amministrativa, otteneva a titolo gratuito una ulteriore dose di stupefacente: così operando, l’organizzazione comprava l’omertà dell’acquirente, fidelizzandolo”.
Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso la quale sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e, come tali, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.
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