Gli si contestava di aver sollecitato alla nuova dirigenza della Tramor, la società da lui amministrata prima del passaggio nella holding del lusso Kering, il pagamento della fattura da 140mila euro. Per quanto lo riguarda, ci sarà un appello bis in quanto gli ‘ermellini’ hanno accolto il ricorso del Pg in relazione a un capo d’accusa dal quale era stato prosciolto. In particolare, il processo appena arrivato al termine dinanzi alla Suprema Corte, riguarda il pagamento di fatture emesse da società dei Renzi nel 2015 – una da 20.000 euro dalla società Party, un’altra da 140.000 euro più Iva dalla Eventi 6 – per consulenze ad aziende riferibili a Dagostino. Le consulenze riguardavano uno studio di fattibilità per un’ attività di ristorazione e per potenziare il flusso di turisti, in particolare orientali, verso l’outlet The Mall nel Valdarno. Secondo l’accusa, si sarebbe consumato un reato tipico di impresa, con l’emissione di fatture false per giustificare il passaggio di denaro per prestazioni mai svolte, e la Guardia di Finanza durante le perquisizioni non avrebbe trovato né lettere di incarico né elaborati. “Anche se risulta dimostrato che le fatture emesse dalla Party ed Eventi6 non corrispondono a prestazioni commerciali realmente effettuate”, il fatto non costituisce reato e i genitori dell’ex premier non hanno agito per evadere le imposte, hanno scritto i giudici d’appello nel verdetto di proscioglimento. “La finalità perseguita – aggiungeva inoltre il verdetto – era esclusivamente per motivi extrafiscali, attinente a versamenti che l’imprenditore Luigi D’ Agostino ha ritenuto di fare per ragioni che il processo non ha chiarito”. Tra circa un mese si conosceranno le motivazioni della decisione del Palazzaccio.