Salgono i toni del muro contro muro
fra il governo Tory di Rishi Sunak e i medici del sistema
sanitario nazionale britannico (Nhs), in primis i cosiddetti
junior doctor, sullo sfondo di una vertenza salariale in atto
ormai da mesi; vertenza di cui non si vede la fine, a differenza
degli accordi raggiunti parallelamente nelle ultime settimane da
altre categorie di servizio pubblico.
Gli junior doctor, giovani medici neo-specializzati che
esercitano mentre fanno pratica post-laurea in cambio di
stipendi mediamente modesti negli ospedali dell’Nhs, sono
tornati oggi in sciopero per quattro giorni, fino al 15 agosto,
nell’ambito dell’ennesima tranche di astensioni dal lavoro
proclamate dalla British Medical Association (Bma): il sindacato
di riferimento del settore chiede aumenti ben superiori
all’inflazione attuale e al 6% offerto dal governo Sunak a
luglio nell’ambito d’una proposta unilaterale – ultimativa “e
finale” – estesa a milioni di dipendenti pubblici e accettata
fra gli altri da insegnanti, poliziotti o militari. Una linea
dura denunciata sul Daily Mail come “sconsiderata” dal ministro
della Sanità, Steve Barclay, il quale ha accusato apertamente
gli scioperanti di mettere “a rischio i pazienti”, in difficoltà
gli altri colleghi medici e di contribuire ad aggravare il
record dell’endemica piaga delle liste d’attesa in ospedali e
ambulatori del Regno. Accuse che i rappresentati degli junior
doctor respingono categoricamente, rivendicando “l’instancabile
impegno quotidiano” della categoria a fronte delle negligenze
imputate alla politica sanitaria del governo e a un calo
drastico del potere di acquisto delle retribuzioni negli ultimi
15-20 anni. Da parte loro, i vertici manageriali dell’Nhs
stimano l’impatto degli scioperi di questi mesi di malcontento
sociale sui costi della sanità pubblica in una cifra pari a un
miliardo di sterline.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA