“Sono sensibile – ha detto papa Francesco nel suo discorso alla delegazione ricevuta in udienza in Vaticano – alla cura che voi rivolgete alla casa comune e al vostro impegno per partecipare all’elaborazione di un quadro normativo in favore della protezione dell’ambiente”. Secondo il Pontefice, “non dobbiamo mai dimenticare che le giovani generazioni hanno diritto a ricevere da noi un mondo bello e vivibile, e che questo ci investe di gravi doveri nei confronti del Creato, che abbiamo ricevuto dalle mani generose di Dio. Grazie per questo contributo”.
Nei prossimi mesi, quindi, il papa darà alle stampe la sua quarta enciclica, dopo la Lumen Fidei (2013, che riprendeva un testo già cominciato da Benedetto XVI), la Laudato Sì, appunto (di otto anni fa) e la Fratelli Tutti (2020). Quello del 2015 era stato un testo quasi collegiale, persino sinodale, aspetto pastorale a cui il papa tiene particolarmente: del processo sinodale, che giungerà ad un suo primo compimento il prossimo ottobre, esso anticipò il metodo. Il pontefice, nel 2015, volle raccogliere e rielaborare, in un’ottica di collegialità, le diverse riflessioni delle Conferenze episcopali. Oggi lascia intendere di lavorare al nuovo scritto in solitaria.
In uno stile che avrebbe trovato conferma e piena enunciazione con la Fratelli Tutti, la Laudato Sì si concludeva con due preghiere, una interreligiosa ed una cristiana, per la salvaguardia del Creato. L’ecologia integrale “diventi un nuovo paradigma di giustizia”, scrisse allora il papa, perché la natura non è una “mera cornice” della vita umana. In questa nuova dimensione “verde”, la preoccupazione per la natura, l’equità verso i poveri, l’impegno nella società, ma anche la gioia e la pace interiore risultano inseparabili. Tutti aspetti per i quali Bergoglio viene spesso criticato e attaccato da una fazione molto rumorosa del clero, che reputa il ruolo del papa confinato ai temi teologici e dottrinari, dimenticandone però l’aspetto pastorale, nel quale anche la sensibilità ecologica trova piena cittadinanza.
Nei sei capitoli dell’enciclica, il papa evidenzia che la nostra terra, maltrattata e saccheggiata, richiede una “conversione ecologica”, un “cambiamento di rotta” affinché l’uomo si assuma la responsabilità di un impegno per “la cura della casa comune”. È innegabile, secondo il papa, che “il deterioramento dell’ambiente e quello della società colpiscono in modo speciale i più deboli del pianeta”, spesso considerati “un mero danno collaterale”. Per questo, un vero approccio ecologico deve essere anche sociale. La soluzione, allora, non è la riduzione della natalità, ma il contrasto ad un consumismo “estremo e selettivo” di una parte della popolazione mondiale. Di fronte, poi, ad un certo intorpidimento e ad una “spensierata irresponsabilità” nell’uomo contemporaneo, urge “creare un sistema normativo” per assicurare la protezione degli ecosistemi.
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