Nettuno è il più lontano dei pianeti del Sistema Solare ed è stato osservao da vicino solamente dalla sonda Voyager 2, che nel 1989 vi fece un sorvolo ravvicinato passando a soli 5mila chilometri di distanza, In quell’occasione la sonda della Nada vice per la prima volta un’enorme tempesta in atto e da allora il pianeta viene periodicamente analizzato con alcuni dei più potenti telescopi basti a Terra, come l’osservatorio Keck nelle Hawaii, o i telescopi spaziali come Hubble e Webb.
Le immagini raccolte hanno permesso di monitorare nel tempo le formazioni nuvolose del pianeta: nubi bianche simili ai cirri terrestri e che in questi ultimi mesi sono quasi completamente scomparse. Proprio dal confronto dei dati è emersa una possibile correlazione tra le nuvole e il ciclo solare, ossia il periodo di circa 11 anni di fluttuazione dell’intensità delle radiazioni solari. Secondo gli autori della ricerca, i picchi di emissione di luce ultravioletta dal Sole hanno comportato a distanza di 2 anni un aumento delle nubi.
“Questi dati straordinari ci danno la prova più forte che la copertura nuvolosa di Nettuno è correlata al ciclo del Sole”, ha detto de Pater. “Le nostre scoperte – ha aggiunto – supportano la teoria secondo la quale i raggi Uv del Sole, quando sono abbastanza forti, potrebbero innescare una reazione fotochimica che produce le nubi di Nettuno”. Una correlazione che ha stupito i ricercatori in quanto Nettuno riceve solo poco più di un millesimo della radiazione solare rispetto alla Terra ma dimostra le grandi capacità osservative oggi a disposizione: “E’ affascinante poter utilizzare i telescopi sulla Terra per studiare il clima di un mondo a più di quattro miliardi di chilometri da noi”, ha detto Carlos Alvarez, astronomo dell’Osservatorio Keck e tra gli autori dello studio.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA