Il film, nella sale da domani e già presentato alla passata Mostra del cinema di Venezia (Biennale College Cinema), all’Open Roads: New Italian Cinema a New York e al festival di Giffoni, racconta la storia di Lisa (la stessa Dugo) lasciata all’improvviso dal marito medico Daniele (Angelo Libri), che si sente depresso, alle prese con la vita di tutti i giorni e la gestione dei due figli il piccolo Paolo (Edoardo Boschetti) e l’adolescente Sveva. E Lisa, travolta dallo choc e dal dolore, si chiude nell’armadio ormai vuoto che conteneva i vestiti del marito e univa i suoi familiari (“più della tavola da pranzo” come dice, con la disarmante onestà degli adolescenti, Sveva alla fine dell’ennesima cena fatta più di frecciatine che di veri scambi) e non vuole più uscire. “Non ti spaventare e non mi prendere per matta – spiega al figlio piccolo – ma ora io sto bene qui dentro”.
“L’idea del mio film – racconta all’ANSA la Dugo – nasce da un fatto personale, ho trovato nella mia vita un armadio svuotato.
Questa immagine, e quella sensazione di vuoto fisico ed emotivo, sono state il punto di partenza per scrivere questa storia.
Tutto ruota attorno a questa madre e al suo comportamento all’apparenza bizzarro ma dettato dalla sofferenza e sulla sua reazione che scatena negli altri componenti della famiglia”. Per la Dugo che nasce come attrice comica e brillante questo film è stato un po’ “uscire dalla sua confort zone” con un ruolo più drammatico a cui però non toglie una verve ironica e divertente.
Sui giovani attori con cui ha lavorato spiega: “Sono stati un regalo. Romana Maggiora Vergano e Francesco Ghenga (che interpreta uno degli amici di Sveva) sono due attori eccellenti, e avere la loro adesione ha dato valore al progetto. È’ stato bello avere la loro fiducia. I giovani hanno entusiasmo, passione, determinazione, si affidano, sono plasmabili ma hanno una loro idea del personaggio che a volte è migliore della nostra. E l’interprete del piccolo Paolo, aveva una naturale tenerezza che raramente ho dovuto dirgli qualcosa”.
Sul suo passaggio da davanti a dietro la macchina da presa e sul ruolo ancora un po’ difficile delle donne registe, la Dugo dice: “Mi piace considerarmi solo una regista, il fatto di essere donna non cambia. O per lo meno non ci ho pensato troppo. Anche se devo ammettere che scrivendo, mi piace studiare autrici e registe donne. Ma non vorrei in futuro sentire la responsabilità di raccontare per forza storie di donne. Mi piace raccontare storie. Essere regista”. Secondo la Dugo è un po’ come essere a capo di una grande famiglia. “In molte famiglie – spiega – sono le donne a prendere le decisioni. Io ho la mania del controllo nella mia famiglia. In generale è un difetto, ma per dirigere un film ho scoperto come sia una virtù. Bisogna controllare e dirigere tutto “.
“Per me – conclude la Dugo – è stato un anno pazzesco. Da Venezia l’anno scorso il film mi ha portato a New York, Los Angeles, Rio De Janeiro. Sono contenta che adesso esca in Italia e spero che piaccia al pubblico. Per me è una soddisfazione infinita averlo realizzato, ora sto lavorando su un altro progetto ma si sa che il secondo film è il più difficile quindi non diciamo nulla…”.
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