Dopo la quinta notte all’addiaccio nelle zone colpite dal terremoto di venerdì scorso, in Marocco si continua a scavare sotto le macerie per recuperare le vittime – quasi 3000 – 2900 per la precisione, secondo l’ultimo bollettino ufficiale. A questi si aggiungono 5.530 feriti. Lo rendono noto i media di Rabat. I decessi hanno raggiunto quota 1.643 nella provincia di Al Haouz, la più colpita, mentre non sono stati registrati nuovi decessi nelle restanti prefetture e province interessate. “Le autorità continuano i loro sforzi per salvare ed evacuare i feriti e sgomberare le strade danneggiate dal terremoto”, viene spiegato per quello che è stato considerato il più imponente per magnitudo (6.8) degli ultimi 60 anni dopo quello di Agadir.
Nelle aree colpite manca tutto: acqua, elettricità, cibo e medicinali. I marocchini scavano a mani nude insieme alle squadre di soccorso, alcuni hanno dovuto scegliere chi salvare da quello che restava delle proprie case crollate, se i figli o i genitori o gli amici. Come tutti i grandi terremoti, è probabile che le scosse di assestamento continuino nei giorni e nelle settimane a venire, mettendo ulteriormente a rischio i cittadini. Sta tornando a casa – invece – la famiglia italiana bloccata sui Monti dell’Atlante. I tre turisti, padre, madre e figlio di 15 anni, in Marocco dal 31 agosto per una vacanza.
La Federazione internazionale delle società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (Ifrc) ha lanciato oggi un appello per raccogliere fondi per circa 100 milioni di euro per sostenere le operazioni di soccorso. “Abbiamo bisogno di 100 milioni di franchi svizzeri (105 milioni di euro) per poter rispondere ai bisogni più urgenti”, come sanità, acqua, servizi igienico-sanitari, ha dichiarato la direttrice delle operazioni della Firc, Caroline Holt, durante una conferenza stampa a Ginevra.