(di Mauretta Capuano)
MICHELA MARZANO, STO ANCORA
ASPETTANDO CHE QUALCUNO MI CHIEDA SCUSA (RIZZOLI, PP. 288, EURO
19,00).
Quelle zone d’ombra per le quali si fa fatica a trovare le
parole, in cui a volte parla prima il corpo. Michele Marzano è
riuscita a raccontarle nel suo nuovo libro Sto ancora aspettando
che qualcuno mi chieda scusa, appena uscito per Rizzoli, in cui
si interroga intorno al significato del consenso. Ed riuscita a
farlo in un romanzo che si è rivelata la forma perfetta.
“In tutti i miei libri, saggi o romanzi precedenti avevo evitato
sistematicamente di affrontare il tema del consenso nella
sessualità. Un tema su cui lavoro da tanto tempo, ma mi mancava
la forma. Mi è venuta la voce narrante di Anna che mi ha
permesso di parlare in prima persona, di passare dall’io al noi
e di avere dei momenti di pura riflessione. E’ stato un
tentativo di provare a forzare il genere” dice all’ANSA Marzano
che presenterà il libro il 16 settembre a Pordenonelegge, la
festa del libro con gli autori che si è aperta il 13 e si
concluderà il 17 settembre.
Giornalista radiofonica, Anna, si tasferisce in Francia per
seguire il marito che poi la picchia e dal quale divorzia. Ha
tanti uomini e da piccola un professore le ha messo una mano in
tasca durante una interrogazione. Sua madre le vuole un gran
bene ma questo non la protegge.
“Quando parliamo di vergogna tante volte ne parliamo perché c’è
un vissuto di vergogna alle relazioni con il maschile, in cui si
è ceduto invece di consentire” spiega Marzano. Ma, come fanno le
altre a farsi sempre rispettare? è la domanda ricorrente. “La
sensazione è di non essere state capaci, mentre le altre si. In
realtà nessuna ci riesce”.
Ma cos’è il consenso nelle relazioni sessuali? ” È molto diverso
dal consenso informato rispetto alle cure mediche, al vaccino.
Nel caso delle relazioni sessuali non sappiamo bene a cosa
acconsentiamo. L’inizio di un rapporto sessuale non ci dice
nulla di come evolverà. E’ qualcosa di frastagliato e di mobile.
Talvolta il corpo dice no ma noi non riusciamo a seguirlo, però
poi il corpo non dimentica e torna sul luogo del delitto”. Qual
è il confine per cui si può dire di essere vittime di violenza?
“ll cosiddetto stupro giusto o vittima giusta chiunque è in
grado di riconoscerla e chiamarla tale. E’ chiaro il no, la
ferita, i lividi. Ma ci sono tante zone d’ombra in cui non si è
chiaramente vittime, colpevoli, però di fatto c’è abuso. A cosa
si acconsente? Il tentativo è stato quello di entrare nella
testa di Anna” racconta Marzano, autrice di libri come L’amore
che mi resta e di Stirpe e vergogna,.
“Abbiamo tutte vissuto una situazione che avremo voluto non
accadesse. Si è anche vittime se ci si trova in situazioni di
assimetria, se la persona di fronte è un capo ufficio, un capo
redattore”. Tanti gli interrogativi disseminati nel libro:
“Acconsente davvero una persona che resta muta?”, “Ma chi è in
grado di mostrare, una volta ch’è finito tutto, cos’è
successo?”.
Marzano racconta anche luci e ombre del Movimento MeeToo che in
Italia, dice “è come se non fosse arrivato. Se ne è parlato
poco, male e la questione è stata rimossa perché sono subito
emerse le solite contrapposizioni”. In Francia, dove la filosofa
scrittrice vive e insegna, “ha fatto invece un certo cammino che
si comincia a constatare tra i più giovani che hanno comunque un
atteggiamento diverso rispetto ai ragazzi e ragazze italiane”.
L’aumento dei femminicidi cosa significa? “È particolarmente
inquietante. Ci mostra come finché non si fa un lavoro serio di
decostruzione di determinati stereotipi, che poi entrano
all’interno della cosiddetta cultura dello stupro, di fatto si
ripropongono in maniera ancora più violenta. C’è un vero
problema di tipo culturale che poi legittima determinati
comportamenti e una presa di parola violentissima come quella di
un Giambruno o anche di una Meloni. Si arriva all”attenti al
lupo!’ ‘Ragazze non mettetevi nelle condizioni di consentire
agli stupratori di fare quello che vogliono'” dice Marzano.
C’è qualcosa di personale in Anna? “La cosa autobiografica in
questo libro è la bambina. Sono partita da una base vera che mi
ha permesso di seguire il personaggio. Io ho avuto una storia
completamente diversa per fortuna. Molti degli interrogativi di
Anna li vivo tutt’oggi. Il titolo è stato un po’ il punto
iniziale e finale di in un percorso difficilissimo,
dolorosissimo. Anche su cose diverse, ognuno di noi si porta
dentro un vissuto di una ingiustizia per cui aspetterebbe delle
scuse”.
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