La violenza, l’arte, il politicamente
corretto, questi solo alcuni dei temi affrontati da Luc Besson
in un junket fiume in cui il regista francese di Leon e Il
quinto elemento ha presentato il suo ultimo film, Dogman, già in
concorso quest’anno a Venezia e in sala dal 12 ottobre con Lucky
Red.
Una favola nera, quella di Besson, con protagonista Douglas
(l’eclettico e luciferino Caleb Landry Jones), un ragazzo che
fin da piccolo viene chiuso in una gabbia piena di cani da un
padre e un fratello violenti. Non poteva certo crescere bene
Douglas tanto più dopo aver perso l’uso delle gambe. Il ragazzo
si ritrova così a vivere su una sedia a rotelle circondato dai
suoi fedelissimi cani (oltre un centinaio) capaci di proteggerlo
come, all’occorrenza, delinquere. Sempre travestito in maniera
sgargiante (un modo per lui di proteggersi), Douglas scoprirà
prima il teatro di William Shakespeare e poi anche il vero
amore, quello per sempre, ma per lui non sarà facile liberarsi
da un passato senza alcuna felicità.
“Credo che la violenza sia solo una conseguenza. Se hai fame
e puoi mangiare non scatta – dice il regista classe 1959 in
collegamento remoto -. Penso insomma che la violenza derivi
dalla miseria e ne sia appunto una conseguenza orribile”. E
ancora Besson sulla violenza: “Nel caso di Dogman è stato facile
raccontarla perché viene da una storia vera. Normalmente un
papà e una mamma dovrebbero amare i loro figli, ma se c’è
qualcosa che non va la gente impazzisce e fa cose folli. È
normale. Ora Douglas è solo un ragazzo sensibile che non ha
fatto nulla di male e che, pur avendo sopportato tutto il dolore
del mondo, sta ancora cercando di essere bravo, questo il
messaggio. Ma la gente fa fatica ad accettare la sua diversità”.
Cosa pensa del politicamente corretto? “Non capisco il
politicamente corretto con i suoi ‘Non puoi dire questo e questo
si può fare e questo no’. Faccio un solo esempio, è come se a
Picasso la prima volta che ha messo un naso al posto
dell’orecchio, qualcuno avesse detto: questo non lo puoi fare,
non è arte”.
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