“Credo che la violenza sia solo una conseguenza. Se hai fame e puoi mangiare non scatta – dice il regista classe 1959 in collegamento remoto -. Penso insomma che la violenza derivi dalla miseria e sia appunto una conseguenza orribile di quest’ultima”. E ancora Besson sulla violenza: “Nel caso di Dogman è stato facile raccontarla perché viene da una storia vera. Normalmente un papà e una mamma dovrebbero amare i loro figli, ma se c’è qualcosa che non va la gente impazzisce e fa cose folli. È normale. Ora Douglas è solo un ragazzo sensibile che non ha fatto nulla di male e che, pur avendo sopportato tutto il dolore del mondo, sta ancora cercando di essere bravo, questo il messaggio. Ma la gente fa fatica ad accettare la sua diversità”. Cosa pensa del politicamente corretto? “L’arte è l’unica cosa in cui siamo davvero liberi. Puoi fare un dipinto delle dimensioni che vuoi, con il colore che vuoi, puoi, infine, esprimere quello che vuoi. Non capisco il politicamente corretto con i suoi ‘Non puoi dire questo e questo si può fare e questo no’. Faccio un solo esempio, è come se a Picasso la prima volta che ha messo un naso al posto dell’orecchio, qualcuno avesse detto: questo non lo puoi fare, non è arte”. E la diversità di Douglas sempre pronto a infiniti travestimenti? “La società finge sempre di essere aperta nel segno della democrazia, ma in realtà chi è diverso viene messo da parte. Questa è la realtà. E ciò che è interessante è il fatto che tutte le persone che sono diverse, qualunque sia la loro differenza, alla fine si riconoscono. Come accade all’insegnante di recitazione di Douglas che ama molto il teatro ed è così diversa proprio come lui. E questo vale ovviamente anche per i cani”.
Come è stato girare un film con tanti cani? “Bisogna essere come dei bravi marinai. Ora si sa che il mare è sempre diverso ogni mattina e lo stesso vale con centoquindici cani sul set, bisogna gestire tutto secondo le circostanze. Quindi possono anche accadere piccoli miracoli, ma in realtà non sai mai quello che potrà succedere”. Delusione per non aver vinto nulla all’80/a edizione della Mostra di Venezia? “Sono anni che non mi aspetto nulla. E lo dico con molta serenità . Il mio compito non è aspettarmi qualcosa, ma fare e proporre film che alcune persone ameranno e altri odieranno e altri ancora non vedranno nemmeno”.
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