“Un femminicidio annunciato” secondo le operatrici dello sportello antiviolenza Artemisia di Fabriano, che avevano preso in carico Concetta a marzo, quando dopo 20 anni infernali segnati da botte, insulti (anche per le scelte relative all’identità di genere di uno dei figli), violenze di ogni tipo, ha trovato la forza di denunciarlo, mandandolo subito a processo. In un’aula di Tribunale, a settembre, Concetta, parte civile, insieme alla figlia, ha ripercorso il suo calvario, raccontando anche di un tentativo di strangolarla e di violenze sessuali. Una vicenda ben nota in paese, tanto che la famiglia “era seguita da anni dai servizi sociali e dalle strutture sanitarie, oltre che dalle forze dell’ordine”, spiega il sindaco David Grillini, che assicura il massimo impegno “a tutela del minore coinvolto”.
La scorsa notte, prima di andare a Cerreto d’Esi, Panariello si è rivolto al pronto soccorso dell’ospedale di Fabriano per un lieve malore. Ma dopo alcuni accertamenti che hanno dato esito negativo è stato dimesso. E’ tornato a casa, ma poi è ripartito da lì diretto a Ceretto d’Esi, dove è arrivato intorno alle 3 di notte. E’ seguito da un centro di salute mentale, per cercare di contenere quegli scoppi di ira che sfociavano in violenze e maltrattamenti contro la sua famiglia per i quali è finito in tribunale.
Intorno a mezzogiorno il 55enne, originario di Torre del Greco come Concetta, è stato trasferito nel carcere di Montacuto ad Ancona, con le accuse di omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela e dalla premeditazione, legata quest’ultima al coltello che aveva portato con sé. “Panariello era sottoposto a misura cautelare con l’applicazione del braccialetto elettronico, misura cautelare che più volte era stata violata, senza che al riguardo venissero prese altre misure più restrittive” accusano oggi le operatrici di Artemisia. Solo tre giorni fa avevano incontrato Concetta: “voleva aiutare le donne che, come lei, vivono la sopraffazione e la violenza maschile. Questo omicidio non deve essere derubricato come raptus – incalzano – è l’epilogo di una vicenda familiare intrisa di maltrattamenti e violenze che si protraevano da moltissimi anni”. Come spesso succede in altri femminicidi. E come altrettanto spesso succede alcuni post sui social sembrano ammonimenti. “E’ un difetto essere brave persone” aveva scritto su Facebook.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA