Quella di Stav Ben David è la storia di chi ce l’ha fatta, di chi è scampato alla morte per un soffio. Il suo profilo Instagram è pieno di video e foto scattate durante i raduni musicali, sempre con il sorriso sul viso a fare linguacce davanti allo smartphone insieme agli amici. Gli stessi con cui il 7 ottobre era andata a ballare a Reim, per una giornata no-stop di musica e divertimento. Poi le sirene, i colpi d’arma da fuoco, l’incubo. “Alle sei e mezza del mattino, appena abbiamo sentito le sirene – racconta al network israeliano N12 – siamo saliti in macchina e ci siamo allontanati in fretta dal festival. Guidavamo su una strada deserta, quando all’improvviso una decina di motociclette sono comparse davanti a noi. Ci siamo abbassate e la mia amica ha spinto sull’acceleratore. Siamo riusciti a liberarci dei terroristi che ci avevano accerchiato, ma sono riusciti comunque a sparare sulla nostra macchina”. I colpi hanno raggiunto sia Stav che le sue amiche, poi l’auto si è fermata lasciando le ragazze a piedi. “Abbiamo cominciato a correre in diverse direzioni – racconta – mentre sentivano le esplosioni in sottofondo”.
Le ore successive Stav, con un proiettile conficcato in un piede, le passa in un fossato, dove si nasconde in attesa dei soccorsi. “Ad un certo punto ho sentito i passi di qualcuno che parlava arabo – ricorda ancora la 21enne -, si è avvicinato ed è entrato nel fossato anche lui. Indossava la divisa dell’esercito israeliano, forse l’aveva rubata ai nostri soldati per non essere colpito dalle nostre forze di sicurezza. All’inizio non mi aveva visto, io pregavo perché non mi uccidesse. Poi si è accorto di me, mi ha guardato negli occhi, mi ha sparato, ha buttato l’arma ed è corso via. È stato un miracolo che io abbia incontrato un terrorista stupido e codardo”.
Da allora sono passati dieci giorni e Stav non potrà mai dimenticare quei momenti di terrore. Le pallottole hanno colpito un osso del braccio, una natica, la coscia sinistra e il ginocchio destro. Per fortuna nessuno ha toccato organi vitali o arterie. Sottoposta ad un intervento chirurgico per la ricostruzione di una mano, oggi Stav ha cominciato la riabilitazione. A seguirla c’è la fisioterapista Esti Kovarsky che, nel tempo libero, insegna anche danza. Le foto mostrano medico e paziente con le scarpette da ballo ai piedi. “Usiamo i movimenti della danza per recuperare la mobilità e rafforzare la muscolatura”, dice Kovarsky, mentre la sua paziente ‘speciale’ si lascia andare ad un inusuale pliè da seduta. “Mi riprenderò – sorride – e tornerò a ballare”.
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