Il 29 ottobre è la giornata
mondiale dell’Ictus, finalizzata a sensibilizzare la popolazione
sull’importanza di riconoscere prontamente i sintomi dell’ictus
e sulla necessità di un accesso tempestivo nelle strutture
specializzate per ridurre i danni cerebrali provocati da questa
patologia “tempo-dipendente”.
Più rapidamente si interviene in corso di ischemia
(possibilmente entro 4,5/6 ore dall’esordio dei sintomi), più
cellule cerebrali si possono salvare (“il tempo è cervello”),
favorendo una migliore ripresa dall’ictus.
Di questo e altro si è parlato oggi a Cagliari nel corso del
convegno “L’ictus in Sardegna”, curato dal direttore del
Dipartimento Neurologia e Riabilitazione dell’Arnas G.Brotzu,
Maurizio Melis, con la partecipazione di un centinaio di
operatori del settore provenienti da tutta la regione.
Il convegno è organizzato all’interno delle iniziative
dell’Italian Stroke Association e di Angels, gruppo
internazionale il cui obiettivo è migliorare le possibilità di
sopravvivenza dei pazienti colpiti da ictus e garantire loro una
vita senza disabilità.
“Nel 2023 – afferma il dottor Melis – sono stati ricoverati
circa 80mila pazienti in Italia con diagnosi di Ictus Ischemico,
poco più di duemila in Sardegna. Purtroppo non tutti sono stati
ricoverati nelle Stroke Unit, strutture con personale dedicato.
La malattia è la principale causa di disabilità, e la mortalità
a 30 giorni, sebbene ridotta negli ultimi anni, resta alta
(circa 10%). E’ fondamentale riconoscere i sintomi dell’ictus,
diversi da quelli ben più noti dell’infarto”.
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