L’ictus cerebrale colpisce annualmente oltre 12 milioni di individui nel mondo. Nel nostro Paese l’ictus cerebrale rappresenta la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie: quasi 100 mila italiani ne vengono colpiti ogni anno e la metà dei superstiti resta con problemi di disabilità, anche importanti. La mortalità è del 20-30% a 30 giorni dall’evento e del 40-50% a distanza di un anno. L’ictus è la prima causa di invalidità a livello mondiale.
Secondo la stima della World Stroke Organization- Lancet Neurology Commission entro il 2050, se non si interviene per cambiare rotta, si registreranno 9,7 milioni di morti per ictus, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, il 50% in più rispetto al 2020, con costi annuali associati alla malattia che si aggireranno intorno a 2,3 trilioni di dollari.
Un dato positivo però è che le diagnosi potrebbero essere evitate fino al 90% correggendo o eliminando i fattori di rischio. Proprio su questi ultimi pone l’accento la World Stroke Organization con l’iniziativa #GreaterThanStroke, ovvero #PiùFortiDell’Ictus. Perché uno stile di vita sano e un’alimentazione bilanciata possono davvero fare la differenza.
L’ictus cerebrale si verifica quando viene meno la giusta quantità di ossigeno al cervello e questo provoca la morte del tessuto cerebrale interessato. Il 75% dei casi colpisce soggetti con più di 65 anni, prevalentemente uomini.
Esistono due tipologie di colpo apoplettico. Ischemico, è il tipo più frequente ed è causato dal restringimento o dalla totale occlusione di un vaso arterioso cerebrale. Emorragico, è l’esito della rottura di un’arteria cerebrale. La perdita ematica, facendo pressione sul tessuto del cervello, dà spesso luogo a danni irreversibili.
Il paziente può lamentare una strana perdita di forza o di sensibilità ad un arto. A questa manifestazione seguono altri sintomi come il formicolio al viso, la disartria (difficoltà nell’articolare in maniera corretta le parole), l’afasia (difficoltà a comprendere il significato delle parole), l’atassia (mancanza di coordinazione), il mal di testa, la visione doppia, la confusione mentale, la nausea e il vomito.
Quando l’ictus colpisce, ogni minuto è prezioso. Riconoscere tempestivamente i sintomi e chiamare subito i soccorsi per farsi accompagnare in un Centro specializzato o Stroke Unit può salvare la vita o evitare disabilità gravi.
L’acronimo FAST, usato dagli americani, consente di ricordare facilmente alcuni test da fare quando si sospetta che una persona sia stata colpita da ictus (Cincinnati Prehospital Stroke Scale): F (come Face: faccia): chiedere alla persona di sorridere e osservare se un angolo della bocca non si solleva o “cade” e la bocca appare “storta”; A (come Arms: braccia): chiedere alla persona di alzare entrambe le braccia e osservare se presenta difficoltà/incapacità a sollevare un braccio o a mantenerlo alzato allo stesso livello dell’altro; S (come Speech: linguaggio): chiedere alla persona di ripetere una frase semplice e valutare se il suo modo di parlare risulti strano (parole senza senso) o biascicato; T (come Time: tempo): se è presente uno qualunque di questi segni, bisogna chiamare immediatamente il 112/118.
La strategia terapeutica varia a seconda della tipologia di ictus e della sede cerebrale coinvolta. Si va dalla cura farmacologica a base di antitrombotici e anticoagulanti all’intervento chirurgico, la cui finalità è quella di liberare i vasi sanguigni ostruiti.
Il restringimento o l’occlusione di un vaso arterioso può essere la conseguenza di una serie di fattori di rischio che vengono comunemente classificati in modificabili e non modificabili. Sono fattori di rischio modificabili alcune patologie e stili di vita come il diabete, l’percolesterolemia, il sovrappeso, l’obesità, il fumo di sigaretta, l’abuso di alcol e il consumo di droghe.
Tra i fattori di rischio non modificabili, rientrano invece l’età avanzata, il sesso maschile, l’appartenenza alla popolazione africana, asiatica e caraibica, la familiarità con determinate patologie cardiache e con il cosidetto TIA, ovvero l’attacco ischemico transitorio.
La prevenzione rappresenta l’arma più efficace per ridurre i casi di ictus e si basa essenzialmente su:
adozione e mantenimento di stili di vita salutari (non fumare e non consumare altri prodotti del tabacco; praticare regolarmente un’adeguata attività fisica; evitare il consumo rischioso e dannoso di alcol; seguire una sana alimentazione, varia ed equilibrata, prediligendo il consumo di frutta, verdura, cereali integrali e pesce e limitando l’assunzione di sale, carne rossa, grassi di origine animale e zuccheri; mantenere un peso corporeo ottimale), identificazione precoce e adeguata gestione di eventuali fattori che aumentano notevolmente il rischio di ictus, quali ipertensione arteriosa, dislipidemie, diabete mellito, fibrillazione atriale, cardiopatie e vasculopatie.
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