“Tutti noi dopo la guerra dovremo dare risposte a domande molti difficili. Incluso me”, ha ribadito il premier israeliano, rimarcando che l’attacco di Hamas del 7 ottobre scorso è stato per Israele “sicuramente un fallimento”. Ci sarà dopo la guerra “una investigazione accurata. Nessuna pietra resterà sul campo senza che la rigireremo. Ma adesso la priorità è la vittoria sul potere malefico di Hamas”.
“I nostri comandanti e i nostri soldati che combattono in territorio nemico sanno che la nazione e la leadership nazionale stanno dietro di loro” e “sono determinati a sradicare questo male dal mondo”, ha aggiunto il premier, “per l’esistenza nostra e, aggiungo, per quella di tutta l’umanità”. Netanyahu ha richiamato ciò che secondo la Bibbia i nomadi amaleciti fecero agli israeliti: “Ricordiamolo, e combattiamo”. I soldati israeliani di oggi sono gli eredi dei guerrieri giudei di tremila anni fa e il loro scopo è “sconfiggere un nemico sanguinario per assicurare la nostra esistenza nella nostra terra”.
Netanyahu ha assicurato che “gli sforzi per riportare a casa” gli ostaggi rapiti da Hamas “non solo continuano ma aumentano giorno per giorno. Praticheremo e perseguiremo fino in fondo ogni possibile opzione per riportarli a casa”. Il premier lo ha sottolineato nel corso di un incontro con le delegazioni delle famiglie che contano un congiunto sequestrato. L’incontro si è svolto al Ministero della Difesa a Tel Aviv e vi hanno preso parte anche la moglie del premier, Sara Netanyahu, il direttore generale del suo ufficio Yossi Sheli, il ministro dei Trasporti, Miri Regev, e il funzionario incaricato di gestire le questioni degli ostaggi, Gal Hirsch.
Il rilascio dei rapiti “è parte integrante degli obiettivi dell’operazione, come li abbiamo definiti. Non è solo retorica. Lo sforzo è in corso e non sono sicuro che la gente capisca come è condotto e in quale prospettiva, comprese le istruzioni alle forze sul campo e nei contesti più estesi, locali e globali. E continua senza sosta” ha detto Netanyahu.
“Israele non sta combattendo solo la nostra guerra, ma una guerra per tutta l’umanità”, ha detto il premier israeliano, “i nostri alleati nel mondo occidentale e i nostri partner nel mondo arabo sanno che se non vinciamo, saranno i prossimi ad essere coinvolti nella campagna di assassinio dell’asse del male”.
Netanyahu afferma che Israele è riuscito a ottenere l’appoggio del mondo intero, ricordando le visite di solidarietà dei leader di Stati Uniti, Regno Unito, Italia, Germania, Francia, Paesi Bassi, Grecia, Cipro e altri ancora. “Hanno portato un messaggio chiaro: non solo vi sosteniamo, ma speriamo anche nella vostra vittoria”. “Ci sono momenti in cui una nazione si trova di fronte a due opzioni: esistere o cessare. Ora ci troviamo in questa prova”, continua il premier.
“Non sarà una guerra breve, sarà una guerra molto lunga e difficile”, ha avvertito il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, in conferenza stampa con il capo del governo.
“Sul fronte dei civili ci stiamo impegnando molto per non coinvolgerli negli scontri frontali”, ha detto ancora Gallant in diretta tv., “è uno scontro mai vissuto prima. Il nostro massimo impegno è riportare a casa tutti gli ostaggi. Ci troviamo davanti a un’organizzazione crudele, spietata che ha fatto vedere a tutto il mondo l’orrore che ha fatto il 7 ottobre”.
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