Ride dei “vari virgolettati” (“neanche mai pensati”) che le vengono attribuiti dalla stampa e dice di capire che “per alcuni gruppi di potere che hanno controllato a lungo l’Italia”, il fatto che lei non si faccia intimorire, “sia un problema”. Ma tant’è. Anche perché, sottolinea, “gli ultimi dati Istat dicono che l’occupazione in Italia continua a crescere”. “Da quando c’è questo governo – rivendica Meloni – ci sono oltre mezzo milione di posti di lavoro in più”. Ma mentre lei difende il suo operato e soprattutto la sua riforma, le opposizioni vanno all’attacco contro il premierato. “Utilizzeremo ogni strumento della dialettica parlamentare contro un disegno che riteniamo pericoloso”, avverte la segretaria del Pd, Elly Schlein, che spiega di condividere le perplessità di Giuliano Amato sul fatto che con il “premierato” di Meloni si “indebolisca il Parlamento”, oltre che il ruolo del Presidente della Repubblica.
Un’accusa che il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani respinge osservando che “non si toccano i poteri del Capo dello Stato” e che “il suo ruolo non è in discussione.
Anzi”. “Leggere il testo in funzione del presente di Mattarella e del futuro di Meloni è un esercizio ridicolo”, taglia corto il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri. Una posizione ribadita anche dal ministro per le Riforme Elisabetta Casellati che accusa chi critica la riforma di “non averla neanche letta”.
Il premierato all’italiana, precisa Casellati, è già comunque “un punto di caduta” tra il presidenzialismo che voleva il centrodestra e le istanze delle opposizioni che “preferirebbero il Cancellierato” un modello, questo sì, che indebolirebbe i poteri del Presidente della Repubblica rendendolo “quasi un notaio”.
E mentre il capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan, accusa la sinistra di voler cambiare solo lei la Costituzione visto che il Pd sostenne la riforma di Matteo Renzi, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto assicura che il ddl “garantirà la stabilità dell’Italia”. L’intero centrodestra, insomma, fa quadrato anche se la Lega, con il ministro Roberto Calderoli, insiste sul fatto che il progetto costituzionale e l’ Autonomia differenziata debbano camminare “su due strade diverse: una di natura costituzionale e una di legge ordinaria”, e quindi avranno “tempi diversi”. Tesi non proprio in linea con quanto sostenuto da Meloni che vede un “percorso in parallelo” per i due provvedimenti. L’obiettivo, comunque, si apprende in ambienti di governo, è concludere “entro la primavera, cioè prima delle Europee”, l’esame del ddl in Commissione o in prima lettura in Aula, quasi certamente quella della Camera, dove dovrebbe venire assegnato al 99%: visto che al Senato ci sono, tra l’altro, la Manovra e le Autonomie. Nell’attesa, la polemica monta e anche sulle critiche dell’ex presidente del Senato Marcello Pera (FdI): si minimizza spiegando che lui voleva “la Bicamerale”. E che “una riforma perfetta che accontenti tutti non esiste”. Il Pd non molla e con la capogruppo Sonia Braga parla di testo “pericoloso e pasticciato”. Mentre Nicola Zingaretti accusa la destra di voler colpire con “il piccone” le “istituzioni democratiche”. Invece di affrontare temi come sanità e lavoro, incalza il leader Avs Nicola Fratoianni, “l’urgenza è svuotare le competenze del Capo dello Stato e del Parlamento”. “E’ un goffo tentativo di trasformare l’Italia nell’Ungheria di Orban” taglia corto Riccardo Magi di +Europa.
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