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  Di cosa parliamo quando parliamo di pace? Il significato della parola e il concetto che vogliamo esprimere ci sembra così evidente che a volte la domanda riesce perfino ad infastidirci. Eppure quello della parola pace non è un significato univoco, assoluto, chiaro. Se facciamo attenzione al linguaggio comune e ai contesti in cui usiamo la parola ‘pace’ ci accorgiamo per esempio che significa certamente assenza di guerra ma è anche assenza di contatto, di stimoli o pressioni (nell’espressione ‘lasciatemi in pace’), di esaltazione della solitudine e dell’assenza di relazioni e impegni (‘voglio starmene in pace’); e poi è tranquillità e assenza di attività e desiderio, tipicamente nell’espressione ‘pace dei sensi’ (è curioso notare che non esiste una pace dell’intelletto o della ragione mentre in alcuni casi si parla di pace della mente per indicare l’assenza dell’attività intrusiva della mente, per esempio nel buddismo zen). L’espressione ‘è pacifico’ significa ‘è ovvio, non bisogna neanche discuterne’, cioè confrontarsi, vedere se siamo d’accordo su cosa intendiamo o sulla strada da prendere. Dietro la parola pace si intravede dunque qualcos’altro rispetto alla pura e semplice assenza del conflitto.  

 

 La parola nasce da una radice indoeuropea, che è la grande famiglia linguistica e culturale dalla quale deriviamo e che, tra l’altro, esaltava la guerra: il termine è pak e significa ‘pattuire’, ‘fissare’ dunque contiene al tempo stesso l’idea di un confronto e di una relazione (quindi un’idea dinamica della pace, lontana dal modo di dire ‘pace dei sensi’ o ‘lasciatemi in pace’) e quella più rigida e statica di qualcosa che è stato fissato, legato (legare è infatti un altro significato di quella radice). Sembra quasi che non ci possa essere pace senza guerra e viceversa o che, comunque, sia presupposta una tensione costante tra i due poli e che l’uno non sia individuabile senza l’altro. Forse non è un caso che una delle più grandi opere dell’ingegno occidentale sia il grande romanzo di Lev Tolstoj intitolato proprio ‘Guerra e pace’ che Leone Ginzburg ha spiegato così: guerra rappresenta il mondo storico e pace il mondo umano. Ginzburg non è un intellettuale fra i tanti: era nato a Odessa, di origine ucraina e russa, il suo nome originale era Lev, dopo vari spostamenti si stabilì in Italia dove fu tra i principali animatori culturali e politici e tradusse in italiano Guerra e pace.

  La pace, secondo questa interpretazione, resta, più che una dimensione storica stabilita una volta per tutte e maggioritaria, una tensione costante dell’animo umano, come dimostrano anche i tentativi, caratteristici dell’illuminismo, cioè di una cultura fondata sulla ragione e l’ottimismo, di delineare le condizioni filosofiche e non giuridiche per una pace perpetua, che è il modo in cui traduciamo il titolo tedesco del testo di Kant, Zum Ewigen Frieden. Ma, proprio come ‘guerra’ (di cui ci siamo occupati in due occasioni), pace è parola altamente manipolabile e infiammabile e andrebbe per questo maneggiata con estrema cura: lo sottolineano Massimo Arcangeli e Edoardo Boncinelli nel loro ‘Le magnifiche 100’ ricordando una frase controversa di Benedetto XVI  contenuta nel suo messaggio in occasione di una Giornata mondiale della pace (che esiste dal 1981) accostata ad un tema apparentemente lontano dal tema della pace: ‘I tentativi di rendere il matrimonio tra un uomo e una donna giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione sono un’offesa contro la verità della persona umana e una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace’. 

  Norberto Bobbio, intellettuale italiano tra i più eminenti del ‘900, giurista e politologo, critico verso quello che chiamava pacifismo astratto e favorevole, da realista, al pacifismo giuridico o istituzionale, parlava della storia dell’uomo come di un labirinto, un groviglio di tensioni da districare ogni volta e continuamente.  Quando invochiamo la pace, quando gridiamo pace, dobbiamo dunque sapere che si tratta di qualcosa di dinamico, che è movimento e non quiete: la pace non è silenzio (anche se pax in latino significava anche questo). Per questo, forse, neanche la Chiesa la considera una condizione normale, come spiegano due domenicani, Timothy Radcliffe e Lukazs Popko, nel loro libro ‘Domande di Dio, domande a Dio’, di cui si è recentemente occupato l’inserto settimanale del Corriere della sera, La lettura.  E se nell’introduzione Papa Francesco torna sulla necessità di farsi sempre domande perché solo chi si è adagiato non fa domande e la verità non la si può possedere e scrive che Dio è una virgola, cioè una pausa e un’apertura, forse dobbiamo immaginare che anche la pace sia qualcosa del genere.    

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Maurizio Barra

Sono nato a Torino, il 19 Febbraio 1968. Ho alle spalle un'educazione direi Umanistica di base, avendo frequentato il Liceo Classico Valsalice e Lingue e Lettere Moderne all'Università. Grande passione per tutto ciò che è una tastiera, dal pianoforte o simili, ai PC, di cui peraltro amo anche il touch. Inoltre, un'altra mia grande passione, è lo sport e mi ha molto coinvolto, siccome ho lavorato molto su di me negli anni, passando attraverso varie fasi, nelle quali sono ingrassato moltissimo e poi sono diventato assai magro, dunque, siccome più volte ho dovuto intervenire su di me, ho voluto approfondire questo discorso ed ho conseguito il Master CFT come Personal Fitness Trainer presso Issa Italia. La voglia e l'interesse ad approfondire tante tematiche e la curiosità olistica, alle volte giocano brutti scherzi, perchè si rischia di iniziare tutto e concretamente di non riuscire a concludere nulla. Bisogna in teoria scegliere cosa fare da grande, il fatto è che io sono già ben cresciuto ed ora mi sento assai coinvolto dall'ambito tecnologico e dunque spero, soprattutto, di essere un intermediario tra i vedenti, diciamo, o comunque tra tutti e proprio chi è non vedente come me, sia per mostrare quante cose si possono fare in autonomia, sia per avvicinare (e qui mi appello a sviluppatori, amanti di softwares etc...) la facilità e l'accesso all'uso completo della tecnologia anche da parte degli stessi non vedenti, che comunque si devono spesso scontrare con grafici, pagine poco accessibili e continui escamotage, per fare cose che, con il famoso click, in teoria si risolvono subito e questo poi non è sempre vero; in sostanza lo scopo o l'idea sono quelli di avvicinare i vedenti, sviluppatori di apps e siti, a renderle più accessibili, metendo dunque a disposizione la mia conoscenza delle Tecnologie Assistive (Assistive Tecnologies) di cui mi ritengo un buon conoscitore. Non parliamo poi delle Apps Mobili ed anche di quel mondo, davvero meraviglioso ed il cui approccio per me è stato direi facile, ma mi rendo conto che non è così per tutti. Quindi, spero, nel tempo, di mettere a disposizione la mia modestissima ed umile e piccola esperienza, mantenendo vivo ogni nuovo possibile fronte di apprendimento e confronto e conoscenza, tutti utili e sempre necessari, non si smette mai di imparare e neanche di confrontarsi. Dunque, spero di avervi con me, sempre più numerosi, lungo questo nuovo cammino! Inoltre, siccome la tecnologia non è soltanto procedure, tutorials su come usare un sistema operativo o su come riparare PC, ma offre anche molti strumenti di consultazione, visione, ascolto, cercherò di condividere con voi le mie impressioni e quindi files, contenuti multimediali o altro, non avranno soltanto attinenza tecnologica, ma qualcosa a che fare con la rete l'avranno. Anzi, sono benvenuticommenti, suggerimenti e proposte. Con il trascorrere del tempo, il sito ha preso la direzione informativa. Pur essendo da solo a gestire tutta questa mole di notizie, prometto di dare sempre il massimo per fornire tutte le notizie il più possibile aggiornate in tempo reale, relative a tantissime categorie: Mondo, Cronaca, Economia, Politica, Tecnologia, Scienza, Medicina, Spettacoli, Cinema, Musica, Cultura, Calcio e sport, Regione Piemonte, tutto, ma proprio tutto, sulla Juventus e molto, molto altro. Grazie a tutti!

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