“Le foto degli ostaggi hanno fatto il giro del mondo”, spiega Yifat Gurion, curatrice della fiera d’arte annuale Freshpaint a Tel Aviv, come riporta Deutsche Welle in un articolo in cui racconta le sue iniziative. Gurion in queste sue iniziative non è sola. Tutta la scena culturale israeliana ha deciso di rispondere alla chiamata per dare voce a chi, quel 7 ottobre, è stato trascinato via dalla sua quotidianità e ora rischia di venire ucciso.
Il canale Instagram di Gurion ha così raccolto questi volti di pastello o tempera, acquarello o matita. Volti che riprendono fotografie, che descrivono sguardi. Stories, quelle dell’artista, che ogni giorno narrano vite, esistenze. Un enorme sforzo, in sintonia con il ‘forum’ creato dai familiari degli ostaggi, ‘Bring them home now‘.
Le installazioni in favore degli ostaggi, in tutta Israele, si sono moltiplicate in queste settimane. Un lungo tavolo, apparecchiato con stoviglie pregiate, bicchieri di vino e candele, come se si dovesse presto svolgere un pasto tradizionale dello Shabbat, è comparso proprio a Tel Aviv. Le sedie sulla piazza davanti al Museo d’arte di Tel Aviv, però, in questo caso, rimangono vuote. Sono infatti riservate agli ostaggi rapiti. “È un gesto che vuole esprimere che gli ostaggi sono ancora molto presenti nella mente degli israeliani”, spiega il giornale tedesco.
Un altro similare progetto è stato allestito a fine ottobre in piazza Safra a Gerusalemme: più di 200 letti, con i pigiami appoggiati sopra, i libri illustrati sono sui comodini, hanno atteso chi non poteva più riposare all’interno della propria camera. “Empty Beds”, il nome dell’installazione, è sta realizzata da Bring Them Home Now in collaborazione con alcuni studenti della città.
Con ‘This is Us’, spiega ancora Gurion, non si vuole fare un progetto ‘in memoriam’, tutt’altro. “Non è un luogo di commemorazione; lo scopo è quello di far conoscere la situazione degli ostaggi“.
Questo perché l’artista ha la sensazione che gli ostaggi vengano dimenticati, poiché attualmente l’attenzione è rivolta alla situazione umanitaria a Gaza: “Provo davvero un profondo dolore per la gente innocente di Gaza che sta soffrendo”, dice Gurion. “Ma sembra che il mondo non abbia capito che questa non è una ritorsione. Si tratta di uno sforzo per liberare più di 200 ostaggi. Quindi questo è un messaggio molto, molto potente e molto importante che deve essere ripetuto”.
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