La bambina aveva usato la parola “snippa”, ideata dall’Associazione svedese per l’educazione sessuale (RFSU) all’inizio degli anni 2000 e introdotta negli asili nido come termine neutro e semplice per destigmatizzare i genitali femminili. Dovrebbe essere l’equivalente femminile della parola “snopp”, che designa i genitali maschili, e ora fa parte della lingua svedese quotidiana.
Alla fine di settembre 2022, il tribunale di Halmstad, nel sud-ovest del Paese, ha ritenuto l’uomo colpevole di stupro per aver messo la mano nei pantaloni della bambina e averla toccata. Ma lo scorso febbraio la corte d’appello lo aveva assolto sostenendo di non poter stabilire con certezza a cosa si riferisse la ragazza quando aveva usato la parola “snippa”.
Secondo la definizione del dizionario, questo termine si riferisce alle parti esterne dei genitali femminili, ma nell’uso comune è esteso all’intero organo sessuale. Nonostante la testimonianza della ragazza secondo cui le dita dell’uomo erano state “dentro” la sua “snippa”, la corte d’appello ha affermato di non poter concludere con certezza che ciò fosse accaduto proprio a causa dell’uso di questa parola.
In Svezia perché ci sia una condanna per stupro, deve essere accertata la penetrazione. La sentenza della corte d’appello aveva suscitato uno scandalo nel mondo giuridico e scioccato le autorità sanitarie e l’opinione pubblica. Diverse proteste hanno avuto luogo in tutta la Svezia, con l’hashtag #jagvetvadensnippaär (“So cos’è uno snippa”) diventato virale sui social.
Oggi la Corte Suprema ha annullato la sentenza e ha rinviato il caso a un nuovo collegio di giudici della stessa corte d’appello. “Il tribunale non si limita alla qualificazione penale ritenuta e presentata dal pubblico ministero, ma alla descrizione dei fatti contestati”, ha sottolineato la Corte Suprema del Paese scandinavo.
Nel caso specifico, la corte d’appello ha ritenuto che fosse dimostrato che l’uomo aveva toccato i genitali della bambina, e quindi avrebbe dovuto valutare altre qualificazioni penali (che non richiedono la penetrazione come presupposto per una condanna), ha continuato la stessa Corte.
Alla corte d’appello avrebbe dovuto essere chiaro “che avrebbe potuto essere applicata un’altra disposizione penale, come quella dell’abuso sessuale su un bambino”, ad esempio, ha detto il giudice Stefan Johansson.
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