Per Amazon, il colosso globale dello shopping online, Black Friday quest’anno potrebbe risultare più deludente del previsto: i suoi dipendenti, in una trentina si Paesi, hanno deciso d’incrociare le braccia proprio oggi per protestare contro le scarse retribuzioni e chiedere migliori condizioni di lavoro.
In Gran Bretagna, hanno risposto alla chiamata del potente sindacato Gmb oltre mille dipendenti, sopratutto addetti ai magazzini, raccolti dalle primissime ore della mattina fuori dal magazzino Amazon di Coventry per reclamare una paga oraria di almeno 15 sterline l’ora alla luce di un’infiammata inflazionistica che qui è stata anche più forte de l resto dei paesi europei. Lo sciopero di Coventry rientra in una vertenza sindacale che sta impegnando i lavoratori britannici del colosso americano già da mesi. La protesta – ha annunciato Gmb – sta per arrivare anche nel cuore di Londra, presso la sede centrale Amazon del Regno Unito
In Francia, l’Attac, Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e la difesa dei consumatori, ha chiesto ai manifestanti di appendere manifesti e chiudere con il nastro adesivo i lockers delle consegne di Amazon, impedendo così ad autisti e clienti di ritirare i pacchi. Attac, che considera il Black Friday una “celebrazione della sovrapproduzione e del consumo eccessivo”, ha fatto anche sapere di aspettarsi dallo sciopero un successo maggiore di quello registrato anno scorso, un centinaio di depositi Amazon francesi restarono chiusi per protesta.
Anche la Cgil italiana ha sollecitato i dipendenti Amazon ad aderire alla protesta del Black Friday presso il magazzino di Castel San Giovanni, mentre il sindacato spagnolo, la Ccoo, ha invitato gli addetti ai magazzini e alle consegne a scioperare contro il gigante delle vendite online lavoratori dei magazzini rinunciando almeno a un’ora di turni durante il Cyber Monday e delle consegne di Amazon a organizzare uno sciopero di un’ora a turni per Cyber Monday (il lunedì che segue Black Friday).
La prima Internet Company al mondo ha cercato di minimizzare, da Seattle, l’impatto di questa protesta ‘globale’ affermando che sostanzialmente ovunque i clienti potranno contare sempre su consegne “affidabili e puntuali”. Difficile, tuttavia, che tutto fili liscio anche in Germania, il secondo mercato europeo di Amazon in termini di vendite. Qui sono i dipendenti di cinque centri di smistamento a scioperare per 24 ore (da mezzanotte di giovedì, ieri) per chiedere un accordo collettivo sui salari che i sindacati vorrebbero armonizzare in base ai contratti tedeschi per i venditori al dettaglio.
Secondo il britannico The Guardian, l’odierna ondata di scioperi in alcuni Paesi europei e soprattutto in Gran Bretagna “potrebbe segnare l’inizio della fine della guerra di Amazon ai sindacati”. Una guerra che era partita da lontano, Oltreoceano, e che negli ultimi mesi ha assunto le proporzioni di una vera e propria rivoluzione sindacale all’interno di Amazon e altre grandi Big Company come Apple e Starbucks, quest’ultima ugualmente travolta dalla più grande protesta della sua storia lo scorso 16 novembre, in concomitanza con il Red Cup Day.
Protesta dipendenti Starbucks a New York
Sempre secondo la testata britannica, l’aumento dei dipendenti sindacalizzati di Amazon, il pressing europeo per un adeguato trattamento dei dipendenti delle multinazionali che operano nel Continente e, nel caso di Londra, un probabile prossimo governo a guida laburista, “fanno presagire tempi migliori per migliaia di lavoratori”.
“Siamo in disaccordo con le posizioni espresse dalla campagna “Make Amazon Pay”. È quanto si legge in una nota del colosso dell’e-commerce. “Amazon ha creato milioni di buoni posti di lavoro e ha contribuito a creare e sostenere centinaia di migliaia di piccole imprese in tutto il mondo. Offriamo retribuzioni e benefit competitivi ai nostri dipendenti, con eccellenti opportunità di carriera e garantiamo a tutti un ambiente di lavoro moderno, sicuro e inclusivo. Continuiamo a investire nei Paesi e nelle comunità in cui operiamo e siamo orgogliosi di essere l’azienda che acquista più energia rinnovabile al mondo. Questo fa parte del nostro obiettivo di raggiungere un livello di emissioni nette di CO2 pari a zero entro il 2040, con miliardi già investiti nella riduzione degli imballaggi, nell’energia pulita e nei veicoli elettrici”.
Quanto agli effetti sulla operatività della rete italiana, l’azienda non registra “alcun impatto”. “Ringraziamo i nostri dipendenti – si legge – che oggi hanno scelto di lavorare per assicurare che i clienti possano ricevere i propri ordini. Dal suo insediamento in Italia Amazon ha investito 16,9 miliardi di euro e ha creato 18,000 posti di lavoro a tempo indeterminato in oltre 60 siti in Italia. Rivediamo regolarmente le retribuzioni attraverso un processo ben consolidato”. Sui trattamenti salariali Amazon precisa che “dal 1 ottobre, Amazon ha aumentato le retribuzioni di ingresso di tutti i dipendenti della rete logistica a 1.764 euro mensili lordi. Ciò rappresenta un aumento del 21% rispetto agli stipendi corrisposti nel 2018 e dell’8% rispetto alle retribuzioni medie determinate dal 5° livello del CCNL nazionale dei trasporti e della logistica. Lavoriamo a stretto contatto con i nostri fornitori di servizi di consegna per consentire loro di pianificare adeguatamente le loro esigenze operative e definire degli obiettivi realistici che non mettano pressione su di loro o sui loro dipendenti. I corrieri sono assunti da fornitori di servizi di consegne al livello G1 del CCNL Trasporti e Logistica con una retribuzione d’ingresso pari a 1.700 euro lordi al mese, tra i più alti del settore, per i dipendenti a tempo pieno, e oltre a 400€ netti mensili come indennità giornaliera”.
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