Per Achille Lauro, all’anagrafe Lauro De Marinis, 33 anni, la musica ha rappresentato fin dall’infanzia il bisogno viscerale di esprimere se stesso, e la scrittura è stato lo strumento salvifico che lo ha traghettato verso l’esplorazione dei suoi personali mondi musicali. Un cocktail dolce amaro, potente, ‘Ragazzi madre – l’Iliade’, parte da una serie di psichedeliche immagini in bianco e nero, voci di dolore, fame di vita, di chi è cresciuto tra i pregiudicati dei palazzoni vissuti dai ragazzini soli come “padri”. Lauro racconta la vita di chi si ritrova senza scelta, tra droga, fame e delinquenza, mondi che i suoi occhi azzurri hanno visto fin troppo da vicino, e dai quali spiega di aver avuto paura di essere fagocitato.
Lui però poi una scelta la ha fatta, votare la sua vita a ciò che ha sempre amato: la musica. Nel docufilm ci sono anche le voci di suo fratello, degli amici e fratelli della “crew” con cui musicalmente è cresciuto e si è affermato, sacrificio dopo sacrificio, brano dopo brano. Genio e sregolatezza, le sue doti artistiche lo hanno presto guidato ad una carriera unica, in cui tanti generi diversi si sono fusi e sono stati sperimentati, portandolo a raggiungere innumerevoli traguardi e a calcare in più vesti il palco del Festival di Sanremo.
Da protagonista del mondo urban-street, il camaleontico Lauro si è trasformato rapidamente in icona glam, punk-rocker, pop star e autore in grado di demolire ogni stereotipo, sempre pronto a rinnovarsi e a muoversi tra generi ed epoche differenti nel mondo della musica, del fashion e dell’arte, fino a diventare un imprenditore di successo. “Quando mi sono accorto che tutto funzionava, ho iniziato io stesso a organizzare eventi, invitando ospiti di successo perché il mio nome fosse associato al loro”, ha raccontato Lauro, parlando dell’inizio della sua carriera artistica. Il docufilm mostra minuti e minuti di video inediti, ripresi negli anni, come la nascita di Rolls Royce, la hit che lo ha portato a Sanremo per la prima volta.
Il volto del ragazzino con i capelli che da biondi diventano azzurri, rosa, e i tatuaggi che si aggiungono uno dopo l’altro su quello stesso viso, diventa la tela su cui dipingere la narrazione della sua storia artistica. “Con questo documentario si apre e si chiude un cerchio, un percorso di 10 anni di musica e dischi totalmente diversi, Sanremo, ora è il momento di aprirne uno nuovo – ha spiegato il cantautore – partirò per gli Stati Uniti dove resterò sei mesi, per vivere l’America e sperimentare con altri artisti”. Sempre vicino ai ragazzi, tra le case famiglia e le scuole, Lauro ricorda l’importanza del fallimento che “è alla base di tutto, cosa a cui i ragazzi italiani non sono più abituati rispetto ad altri Paesi”.
Il docufilm, “directed by Achille Lauro” e prodotto da De Marinis Group in collaborazione con Prime Video, è stato presentato in anteprima a Roma lunedì 11 dicembre con un ‘secret event’ dedicato a 400 fan dell’artista nel quartiere Montesacro in cui Lauro è cresciuto. Oggi è stata la volta dell’anteprima alla stampa, all’Anteo di Milano, dove i giornalisti hanno assistito al movie che lo stesso performer e musicista ha descritto come “il poema epico” della sua vita.
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