E’ su quell’auto che Giulia è risalita dopo la prima aggressione nel parcheggio di Vigonovo (Venezia), a circa 150 metri da casa, ed è li che lui l’ha caricata dopo averla colpita nella zona industriale di Fossò; auto che il 21enne guida fino alla provincia di Pordenone dove, vicino al lago di Barcis, si libera della vittima, quindi inizia una fuga di mille chilometri fino a Lipsia, in Germania, dove viene arrestato il 18 novembre, sette giorni dopo la scomparsa della studentessa di Ingegneria biomedica.
Dall’esame sul veicolo dovrebbe arrivare lo scatto in avanti, tanto atteso, nell’inchiesta sul femminicido di Giulia. la Fiat Punto nera di Filippo Turetta, infatti, è il corpo di reato che può dare le ultime risposte. L’auto della fuga dopo l’omicidio, o addirittura – questo andrà stabilito – il luogo nel quale si è concluso il feroce piano del 22enne. Il mezzo è adesso a disposizione degli investigatori italiani, per cercare le risposte che ancora mancano.
Le risposte attese dall’analisi sulla vettura
Nei prossimi giorni, probabilmente non subito, inizieranno le analisi con la tecnica del “bloodstain pattern analysis”, lo studio della disposizione e direzione del sangue, nell’abitacolo e nel bagagliaio della Punto, per ricostruire quanto è avvenuto.
Si cercheranno anche altri liquidi biologici, come la saliva. Un quesito su tutti gli altri: l’analisi della vettura di Filippo dovrebbe poter dire se è dentro che la ragazza è stata accoltellata mortalmente, oppure se l’ex fidanzato abbia caricato il corpo di una persona già morente, dopo l’aggressione nella zona industriale di Fossò.
Con la vettura sono arrivati in Italia anche gli oggetti trovati al suo interno: i guanti e lo zaino di Filippo, il coltello con lama di 12 centimetri che il ragazzo aveva portato con sè quel sabato 11 novembre quando passò a prendere Giulia a casa, a Vigonovo, con la scusa di cenare in un fast food e dare un’occhiata alla tesi di laurea che la giovane aveva ormai concluso. Proprio quel coltello che potrebbe essere l’arma del delitto.
Gli esperti del Ris di Parma, guidato dal comandante Giampietro Lago, spiegano:“Si tratta di un’attività normale su questa tipologia di reperti finalizzate in primo luogo a identificare persone o sostanze”. In sintesi bisognerà trovare e numerare le tracce di Filippo e Giulia, ma anche verificare se c’è del sangue sul sedile posteriore dove la vittima sarebbe stata adagiata. Elementi che potrebbero confermare il racconto dell’indagato, che lunedì 18 compirà 22 anni nel carcere di Verona, ma anche rafforzare il quadro indiziario contro lo studente.
Filippo potrebbe anche aver cercato di cancellare le tracce biologiche all’interno; ma le inchieste su decine di episodi efferati in questi anni (da Cogne in poi) hanno mostrato che le tecniche di indagine più moderne consentono ai Ris di individuare anche tracce all’apparenza invisibili. La polizia tedesca, oltre all’esame esterno della Punto, che aveva escluso incidenti durante la fuga di mille chilometri, avrebbe analizzato anche l’interno con luci forensi scorgendo alcune tracce ematiche.
Filippo Turetta e Giulia Cecchettin
Per l’avvio delle analisi dovranno essere avvisate formalmente le parti, per la nomina di loro consulenti e farli assistere alle attività dei Ris. In questo caso i tempi – considerato anche il periodo delle festività – potrebbero dilatarsi e non escluso che l’inizio degli accertamenti possa iniziare dopo Natale, o più in là.
Su un altro fronte dell’indagine, non risulterebbe invece siano stati già sentiti dai Carabinieri gli psicoterapeuti che avevano incontrato 5 volte Turetta nei mesi precedenti, che potrebbero aver colto i segnali del grave disagio psicologico del 22enne. Intanto fa riflettere l’intervista rilasciata al programma ‘Chi l’ha Visto’ dall’amica di Giulia a cui la 22enne aveva confidato un episodio in cui Filippo aveva avuto una reazione violenta al suo ennesimo rifiuto di tornare insieme.
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