Casa natale di Jorge Maria Bergoglio
Qui in Avenida Varela al numero 268, il 17 dicembre di 87 anni fa nasceva Jorge Maria Bergoglio, figlio di immigrati italiani di origine piemontese. Nella Basilica di María Auxiliadora y San Carlos fu battezzato, la stessa chiesa neogotica inaugurata nel 1910 nel cui coro, si racconta, aveva cantato Carlos Gardel il padre del tango argentino.
Casa natale di Jorge Maria Bergoglio
In questi luoghi, quello che per tutti oggi è Papa Francesco, trascorse la sua giovinezza. Qui diede i primi calci ad un pallone nel campetto Plazoleta Herminia Brumana per poi tifare per la locale squadra di calcio, il San Lorenzo, di cui è ancora appassionato. In queste stradine ha continuato ad abitare fino all’anno scorso la fidanzatina dei sui 13 anni, Amalia Dalmonte. E di sicuro avrà mosso in qualche milonga della zona i primi passi di tango. A 17 anni poi, fu nella Basilica di San Josè de Flores, il fulcro di questa comunità sulla lunghissima Avenida Rivadavia, che confidò al confessore la decisione che gli avrebbe cambiato la vita per sempre: diventare sacerdote.
Basilica di San Josè de Flores
Era il 1957. Da allora più volte è tornato in quella chiesta ad officiare la messa per la Domenica delle Palme. Anche quando dal 1998 si insediò, come arcivescovo nella Cattedrale Metropolitana, in Plaza de Mayo.
Cattedrale Metropolitana di Buenos Aires
A pochi metri più in là, dietro al Cabildo, la pelucheria dove si tagliava i capelli. Il salone oggi è chiuso come i tanti negozi afflitti dalla grave crisi economica. In tutti questi luoghi ha lasciato un ricordo. Soprattutto nelle villas miseria, le baraccopoli che circondano la capitale, che frequentava sovente per portare l’Eucarestia e una parola di conforto passandosi il mate.
Il barbiere di Bergoglio
“I Cardinali sono venuti a prendermi alla fine del mondo” disse alla inaspettata designazione sul soglio di Pietro. Ed è questa la fine di quel mondo dal quale proviene e che spera un giorno di vederlo ritornare. Per una visita pastorale almeno. Papa Francesco non fa mistero degli acciacchi dell’età e di quel mezzo polmone asportato quando da giovane si buscò una grave polmonite. L’Argentina lo vuole e lo aspetta. Il nuovo presidente Javier Milei lo ha invitato ancora una volta. Nonostante gli screzi pre-elettorali. Milei si era spinto fino agli insulti parlando di lui come di una “presenza maligna” attribuendogli affinità con dittatori comunisti e sanguinari. Ma Francesco ha derubricato il tutto come eccessi da campagna politica.
Il nuovo presidente argentino Javier Milei
Del resto i suoi rapporti con il potere non sono stati mai facili. Pessimi con i presidenti Menem e Duhalde, gelidi con de la Rua. Sempre scomodo sia per la sinistra che per la destra. Le falsità diffuse sui suoi rapporti con il dittatore Jorge Rafael Videla, il suo presunto coinvolgimento nella cattura di due gesuiti da parte dei militari quando era loro responsabile provinciale, episodi contraddetti dai fatti, lo hanno addolorato. Ma il desiderio di tornare c’è. Probabilmente già con l’anno nuovo. Nella sua Argentina lasciata allo stremo delle forze da un’economia agonizzante e piena di contraddizioni: una popolazione cattolica al 92%, ma che nelle chiese mette accanto all’altare la bandiera nazionale a strisce bianche e azzurre e con un presidente, per la prima volta, di dichiarata fede ebraica.
Papa Francesco a Piazza di Spagna per la preghiera dell’Immacolata
“Dopo 10 anni voglio tornare in Argentina: la visiterò nel 2024″ aveva assicurato lui stesso, nell’aprile scorso, in una conversazione con il quotidiano argentino La Nación. “Vediamo di farlo dopo le elezioni” aveva confermato durante il suo viaggio questa estate in Portogallo. Il volo in Sudamerica comprenderebbe anche una tappa in Uruguay. Ma al momento non c’è nessuna conferma mentre nel suo ottantasettesimo compleanno cresce l’attesa degli argentini di vedere tornare a casa l’ex arcivescovo di Buenos Aires.
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