La notizia della sua morte è stata comunicata alla sua famiglia e al compagno Noam che speravano di rivederla presto. Si ritiene che il suo corpo si trovi ancora nella Striscia di Gaza.
La notizia della sua morte è stata comunicata alla sua famiglia e al compagno Noam che speravano di rivederla presto. Si ritiene che il suo corpo si trovi ancora nella Striscia di Gaza.
Alla campagna hanno preso parte anche gli ultras della squadra di calcio del Maccabi Haifa di cui Inbar era un’appassionata tifosa e che le ha dedicato un toccante saluto.
“Siamo addolorati dopo aver ricevuto questa notizia devastante”, ha twittato il club. “Ci mancherai sugli spalti”.
“Doveva essere rilasciata”, scrive Inbar Cohen su X. “Proprio come tutte le altre donne tenute in ostaggio a Gaza, ma i terroristi di Hamas non hanno liberato lei e neanche le altre perché non volevano che le vittime di stupri parlassero”.
Prima di essere rapita da Hamas, Inbar aveva fatto appena in tempo a inviare un messaggio al fidanzato per dirgli di evitare le strade dove i terroristi armati stavano uccidendo i giovani in fuga.
Due testimoni hanno in seguito raccontato di averla vista trascinata via insieme a tanti altri rapiti. La sua famiglia l’ha riconosciuta in un video pubblicato da Hamas su Telegram: Inbar insanguinata era circondata da uomini che la picchiavano.
“Non potevo guardarlo, ma meglio ferita che morta, ho pensato”, disse Noam commentando il filmato, ma adesso Inbar non tornerà più.
Israele, gli ostaggi uccisi avevano alzato un bastone con della stoffa bianca
La notizia della sua morte è arrivata poco dopo che le forze di difesa israeliane hanno affermato di aver recuperato i corpi di due soldati e un civile, colpiti e uccisi dall’IDF per un tragico errore.
“Stiamo giocando alla roulette russa. Non possiamo più andare avanti così”, ha detto al Times of Israel Ruby Chen, il cui figlio Itay è tra le 129 persone ancora tenute in ostaggio, davanti al Ministero della Difesa a Tel Aviv.
Ieri le famiglie degli ostaggi sono nuovamente scese in piazza a Tel Aviv. “Centoventinove bare – hanno detto criticando di nuovo il Gabinetto di guerra per non averli ricevuti – non rappresentano una vittoria. La tragica morte degli ostaggi a Gaza richiede un’azione immediata: bisogna fare qualsiasi cosa per rilasciare tutti i restanti ostaggi vivi”.
In questo scenario di dolore, si insinua Hamas. Abu Obaida, portavoce delle Brigate al Qassam, ha rilanciato sostenendo che “l’esercito sionista conosce molto bene le nostre condizioni per liberarli, poiché nessuno di loro sarà rilasciato finché non saranno soddisfatte le nostre condizioni”.
In serata, il premier Benyamin Netanyahu ha affermato in tv che “la guerra andrà avanti fino alla distruzione di Hamas”, anche se la morte dei 3 ostaggi ha “spezzato il mio cuore e quello della nazione”. Netanyahu ha quindi ribadito che dopo la guerra Gaza sarà smilitarizzata e messa sotto il controllo di sicurezza israeliano. E che lui non permetterà che l’Anp la governi.
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